La Nuova Sardegna

Sport

«Ajò Lui’, fagli vedere che sei sardo»

«Ajò Lui’, fagli vedere che sei sardo»

La madre di Lodde: «Non prego per le sue medaglie ma perché si diverta»

3 MINUTI DI LETTURA





RIO DE JANEIRO. «Conosco la madre di Luigi Lodde al secondo incontro, circa sei anni fa. Mi lascia di stucco che un ragazzo di 30 anni mi voglia da subito presentare la madre, e da psicologo inizio subito a farmi film sulla loro relazione di attaccamento.

Con il tempo e una vera conoscenza, capisco che Luigi è fatto così: si dà subito tutto, non si risparmia. Lo stesso fa in gara. Parlando con Anna Maria, la mamma, capisco dove ha imparato a non contenersi, anche lei ha voglia di parlare e la sensazione nell'ascoltarla è quella di sfogliare un enorme album di ricordi. Le chiedo come è essere la mamma di un campione per due volte alle olimpiadi e lei racconta con emozione: "Luigi è nato con il fucile, a 10 anni passava il tempo in balcone a prendere la mira su ogni oggetto volante che passava. Il padre gli ha messo in mano il fucile presto e per questo ha sempre avuto amore per la caccia e in tutte le occasioni indossava il suo costume da cacciatore". Sembra una vita fa, ma non faccio fatica a immaginarlo prendere la mira.

Mi racconta di Luigi sportivo, prima calciatore, poi ginnasta, poi cestista e infine tiratore: "Noi non volevamo facesse sport perché primeggiasse. A me interessa che Luigi partecipi alle gare, io non prego per le medaglie, prego per la sua pace interiore e perché si diverta. Perché nel momento in cui lui non si divertirà più non farà più una bella gara". Sono parole che mi fanno riflettere sul percorso svolto con Luigi, sui grandi successi e sulle difficoltà, in particolare dopo la prima esclusione alle olimpiadi, con quel risultato che non arrivava più e con lo sparare che non era più divertente. Com'è complesso gestire l'aspettativa del risultato.

Le chiedo se c'è un modo in cui solitamente saluta il figlio prima che parta per una gara importante. "C'è un saluto rituale che è rimasto nel tempo. All'inizio vedevo Luigi che veniva trattato come uno che arrivava dall'isola e così gli dicevo: Lù questi sono convinti che abbiamo ancora la coda. Faglielo vedere che non abbiamo più la coda". Mentre sento queste parole mi viene in mente che agli europei gli avversari e lo staff lo salutavano con esclamazioni tipo "Ajò" o "Eja". Capisco che la storia di Luigi in realtà è la storia di tutti noi e che sto intervistando Mamma Sardegna. Le vittorie di rivalsa, la difficoltà a far arrivare i piattelli oltre Tirreno, un aereo in più rispetto agli altri atleti per raggiungere qualsiasi destinazione di gara, i costi dei nostri spostamenti, la nostra testardaggine, le bandiere dei 4 mori che spuntano fuori in qualsiasi manifestazione… insomma la nostra bellezza.

Luigi si gioca le Olimpiadi, la gara di una vita. Le chiedo cosa prova in questo momento. Mi guarda senza battere ciglio. "Orgoglio". Sento un brivido... mi giro e penso "Ajò Luì".

(Manolo Cattari è il mental trainer di Luigi Lodde)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Emergenza Meteo

Giugno infernale, l’Europa come il deserto del Sahara: centinaia di vittime per il caldo estremo. In Italia le città da bollino rosso oggi – I dettagli e le precauzioni

di Redazione Web
Le nostre iniziative