«Con il sesto posto di Rizza nel K1 200 il kayak azzurro ha sfatato un tabù»
RIO DE JANEIRO. «Se ieri commentavo con una punta di nostalgia il sesto posto del K2 1000 Ripamonti - Dressino, autori di una prova maiuscola, ma "colpevoli" di regatare in una gara che da Atlanta...
RIO DE JANEIRO. «Se ieri commentavo con una punta di nostalgia il sesto posto del K2 1000 Ripamonti - Dressino, autori di una prova maiuscola, ma "colpevoli" di regatare in una gara che da Atlanta '96 a Pechino 2008 ci ha regalato due ori, un argento e un bronzo, cosa dire di un identico risultato in una gara per noi invece rappresentava quasi un tabù, qual è il K1 200. Qui, infatti, occorre precisare, o meglio, premettere che la specialità dello sprint puro, 200 metri, non ci ha dato grandi soddisfazioni, soprattutto da quando è diventata specialità olimpica. Per la precisione ricordo che è presente ai Giochi solo da Londra 2012, mentre è stata introdotta ai campionati mondiali al termine degli anni '90, con l'Italia che solo agli albori ha conquistato delle medaglie: argento ai mondiali con il K2 (Tommasini - Bonomi) nel '97, con il K4 (Rossi - Bonomi . Lussignoli - Negri) nel '98 e nel K1 donne (Idem) sempre nel '98.
Invece, soprattutto ieri con il terzo posto in semifinale (secondo in batteria), il potente kayaker Manfredi Rizza, pavese di 25 anni, allenato dall'oristanese Stefano Loddo (tecnico della società Ticino Pavia e della nazionale) ha conquistato una storica finale, mettendo fuori dal gota della specialità fior fior di blasonati sprinter.
Giunto in finale col sesto tempo, Manfredi, Mampe per gli amici, poteva e voleva giocarsela alla pari con tutti, compreso il migliore delle qualifiche, il britannico Liam Halte. Purtroppo così non è stato: nel tentativo di spiazzare tutti con una partenza fulminea, l'ingegnere meccanico è stato vittima di se stesso, ovvero della Fisica (3° principio della dinamica). Aver provato ad anticipare la discesa del blocco gli è costato carissimo per il conseguente parziale arretramento del suo scafo, fatto che, in una gara così breve (35" oggi i tempi migliori), gli è costato la medaglia, soprattutto alla luce di quanto fatto nel resto del percorso. Mampe, ammesso l'azzardo e quindi l'errore, non drammatizza, anzi è già ripartito, insieme al nostro Stefano (orgoglio della Sardegna canoistica) verso nuove e più emozionanti avventure.
Ieri, penultimo giorno di Giochi Olimpici, la Canoa Kayak ha chiuso con le gare e l'Italia, tre finali (un settimo e due sesti posti) lascia il Lagoa Stadium con un retrogusto un po' amaro, ma anche consapevole che ha una squadra di canoa giovane e motivata. Per me, ma il mio è un giudizio di parte, un bilancio positivo e in linea con le aspettativa, ma anche con quel pizzico di stizza… Ma non c'è tempo per i rimpianti, in una disciplina tutta volontà e determinazione, bisogna già ripartire, Tokio 2020 è alle porte. Buon lavoro».
(Andrea Argiolas è il
vicepresidente della
Federazione canoa kayak)
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