«Ma non confondeteci con il wind...»
Il consigliere nazionale Fisurf Serafino Pittau: «Uno sport in costante crescita»
SASSARI. Serafino Pittau è un surfista. Ed è anche uno dei sette consiglieri Fisurf, l'unica Federazione surfistica riconosciuta a livello internazionale: nello specifico, è il consigliere che in assemblea rappresenta i tecnici.
Qual è la situazione del surf in Sardegna. E in Italia?
«Negli ultimi dieci anni il numero dei praticanti è quadruplicato, se non quintuplicato. Ora la Fisurf è nell’osservatorio Coni, in previsione dell’inserimento fra le discipline delle prossime Olimpiadi. I numeri sono in aumento anche nella nostra isola, che deve la sua fortuna ai tanti chilometri di costa e una media di circa 200 giorni di onde surfabili l’anno. C'è poi un costante aumento delle scuole di surf, in tutta la costa ovest e in quella sud. Poi cresce il Sup, lo stand up paddling, che avvicina al mondo delle onde».
Quanti i tesserati Fisurf? In Sardegna? I giovani?
«Siamo a 80 associazioni per un totale di 1500 tesserati in aumento per fine anno mentre in Sardegna ci sono 5 associazioni regolari per complessivi 100 iscritti. A differenza di quando abbiamo iniziato noi vecchi adesso è una costante vedere young guns a proprio agio fra le onde più toste. Non a caso ai vertici delle varie classifiche under 10, 14 e 16 abbiamo dei giovani sardi».
Da consigliere, e da surfista: cosa la Fisurf può fare per migliorare il movimento?
«Promuovere il surf in tutte le sue forme, ma anche sovraintendere e coordinare le varie attività. Ci si appoggia al regolamento dell’International Surfing Association. A molti questo non piace, ma dal momento che il numero dei praticanti aumenta serve una chiara regolamentazione».
E per far crescere il mondo della tavola Isolana?
«Servirebbero semplicemente meno lamentele e magari più persone motivate e disposte a dare una mano, sarebbe un buon inizio. Poi, maggiore attenzione mirata a non confondere i surfisti con i windsurfisti e i kiters, con massimo rispetto per le discipline che però sono altro. Per le Istituzioni poi non esistiamo: a parte qualche caso sporadico e da premiare, non si trovano risorse e disponibilità finanziaria per agevolare l'organizzazione dei nostri eventi».
Una nota a margine.
«Da non sottovalutare il discorso sicurezza in mare, i surfisti potrebbero e dovrebbero essere una risorsa da sfruttare in situazioni di emergenza: sono abituati ad affrontare il mare in condizioni insidiose, e sono spesso gli unici in grado di recuperare bagnanti in difficoltà». (g.d.)
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