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Exploit di Luca Manca, ora è al 37° posto

di Antonello Palmas
Exploit di Luca Manca, ora è al 37° posto

Arrivando 49° nella settima tappa tra La Paz e Uyuni il centauro sassarese compie un grosso balzo. Oggi la marathon

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UYUNI. Il sassarese Luca Manca su Ktm si è piazzato al 49° posto tra i motociclisti nella ottava tappa della Dakar tra La Paz e Uyuni e ha guadagnato parecchie posizioni: dal 52° è balzato su un ottimo 37° posto: è sempre secondo tra gli italiani dietro Ruoso (33°). Lo statunitense Brabec, in sella alla Honda, si è imposto in 2h02’05”, precedendo l’altra Honda del portoghese Goncalves di 1’44”. Il britannico Sunderland (Ktm), che ha chiuso a 4’43”, mantiene il controllo della classifica generale e ha anche guadagnato sul più diretto inseguitore, il cileno Quintanilla, nono di giornata e ora scivolato a 17’45” dalla prima posizione. La prova speciale di ieri è stata ridotta dai previsti 322 a 161 chilometri, un mix dei tracciati della sesta tappa di sabato (fermata dall’organizzazione a causa degli allagamenti dovuti alla violenta alluvione che ha colpito l’area tra Oruro e La Paz, con il rovesciamento di un camion in un fiume che ha convinto a non rischiare sulla sicurezza) e la settima tappa originariamente tracciati. Domenica era giorno di riposo.

I piloti hanno effettuato un trasferimento di 400 chilometri per raggiungere la partenza della speciale, quindi una volta terminata la prova cronometrata hanno effettuato un altro lungo trasferimento di 240 km per raggiungere il bivacco di Uyuni. Si è trattato di una tappa cosiddetta “marathon”, ossia senza assistenza tecnica all'arrivo al bivacco, era quindi importante quindi cercare di non maltrattare troppo la moto durante la speciale su terreno prevalentemente sabbioso.

Il pilota sassarese sta affidando ai social il compito di tenere i contatti con amici e sportivi: in una intervista su Youtube, racconta sprazzi di vita nel paddock: «La Dakar è un'odissea – dice –, è dura, io sono tra i fortunati che hanno alle spalle un team, posso dormire nel camper, ma ammiro quegli italiani che dormono in tenda e si devono aggiustare da soli la moto. Nelle notti dell'alluvione c'è chi ha dormito nei gazebo dove si cena, chi non ha dormito affatto. La vita qui è una rincorsa frenetica a riparare ciò che non va. Ci si sveglia alle 2.30-3, perché alle 4 partono le prime moto, sei sempre di corsa, cerchi di non dimenticare niente. Bisogna lottare con le temperature: qui in Bolivia fa un freddo becco».

E parla delle lunghe tappe in altitudine, anche 4000 metri, in cui «occorre cercare di amministrare le forze e i mezzi, specie per chi come me non può prendere le pastiglie per favorire l’assorbimento dell’ossigeno». Magari facendosi regalare una “ciucciata” di ossigeno dall’equipaggio di un elicottero, quando cominciava a soffrire e vedeva «pallini neri». Quindi racconta dell’arrivo a La Paz tra due ali di folla e della speciale di sabato in cui ha rischiato la scivolata prima di «390 chilometri di trasferimento sotto l’acqua». Su Facebook invece posta la foto dello striscione esposto domenica dai tifosi della Dinamo. «E poi mia moglie che va al palazzetto a vedere la partita della Dinamo mi manda questa foto del commando... Che dire? Grazie ragazzi per il sostegno, ce la metterò tutta. Un abbraccio dalla Bolivia».

E oggi si ricomincia con l’ottava tappa, 892 chilometri totali di cui 492 di speciale tra Uyuni (Bolivia) e Salta, in territorio argentino.

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