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La mission impossible dell’Italrugby

La mission impossible dell’Italrugby

Terza gara del 6 nazioni: Azzurri a Londra con l’obbiettivo di salvare l’onore

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LONDRA. Mission impossible. Al terzo appuntamento di un 6 Nazioni che già rischia di trasformarsi in un nuovo calvario, l'Italia del rugby entra oggi a Twickenham - vero tempio della palla ovale - sapendo che la meta da raggiungere contro la rocciosa Inghilterra è salvare la reputazione, più che cogliere un successo che i bookmakers locali quotano in proporzione più dello scudetto del Leicester un anno fa. «Tutti parlano, tutti scrivono di un'eventuale retrocessione dell'Italia. Ma non decidiamo noi, non giocheremo peggio o meglio per questo: a noi rode solo degli errori contro Galles e Irlanda», dice il capitano Sergio Parisse, ammettendo che perdere contro l'Inghilterra «sarebbe normale, vincere non risolverebbe i problemi di un botto».

All'Italia ÒConnor chiede invece di rimanere concentrata solo su Twickenham, nella convinzione che il futuro azzurro non si costruisca a Londra; ma se non si cambia rotta il rischio è alto. «Potevo starmene tranquillo qui, a casa mia – racconta il ct irlandese – sono arrivato in azzurro per cambiare le cose, perche il rugby ha bisogno di un grande paese come il vostro. E se tra venti anni la situazione non fosse migliorata, sarebbe orribile». Certo la fortissima Inghilterra non è l'avversario adatto per girare il timone.

Per guadagnare una sterlina sulla vittoria dei padroni di casa ce ne vogliono cento, mentre un solo pound puntato sul successo degli azzurri varrebbe ai fortunati fino a cinquanta volte tanto. Da queste parti, è vero, nulla è impossibile. Soprattutto nello sport. Lo dimostrano la favola di Claudio Ranieri in Premier League e il suo amaro finale, che Parisse evoca per ricordare anche a suo discapito la legge dello sport: «Se vinci ti applaudono, se perdi sei scarso». E finora il cammino dell'Italia nel Sei Nazioni non alimenta favole in forma ovale.

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