La lezione di Ruffini: «Eccellere è difficile ma non arrendetevi»
Il campione di nuoto conquista i bimbi ricoverati a Sassari «Nello sport come nella vita ci vuole tenacia e caparbietà»
SASSARI. Tenacia, caparbietà ed impegno sono le qualità che permettono di eccellere, nello sport come nella vita. Superando anche quei momenti, fisiologici, nei quali ti sembra di non farcela più. E’ stata questa la testimonianza portata dal nuotatore Simone Ruffini ai giovanissimi pazienti dei reparti di neuropsichiatria infantile e di pediatria della Aou di Sassari, diretti da Stefano Sotgiu e Roberto Antonucci. E nessuno meglio di lui poteva spiegare cosa significa fare i conti con la fatica e lo sforzo prolungato, dopo aver vinto nel 2015 la medaglia d’oro nei 25 chilometri in acque libere ai campionati mondiali di Kazan, in Russia.
Una visita inserita nel contesto di “Imparare fa bene”, progetto che coinvolge ospedali e scuole primarie d’Italia, organizzato dalla fondazione Angelini in collaborazione con Coni e la società italiana di pediatria, giunto alla sua terza edizione. Così dopo aver ricevuto il “mobile delle scoperte”, contenitore di esperienze, stimoli e attività per un percorso didattico alla scoperta del corpo umano, ed il “diario delle esplorazioni”, ieri i ragazzi hanno avuto l’occasione di avere fra loro un grande campione del nuoto di fondo, che ha parlato di sogni e desideri, delle piccoli grandi sfide personali che la vita ci mette davanti e dell’impegno necessario per superarle.
Il nuoto è uno sport che richiede costanza, disciplina e concentrazione e dietro ogni vittoria c'è un team, una famiglia, un gruppo di persone che contribuisce ai successi dei grandi campioni come lui. «Mi piace parlare con i giovani e raccontare loro la mia esperienza – ha detto Ruffini – così quando tre anni fa mi hanno proposto questa iniziativa ho aderito con grande entusiasmo. Per presentare il mio percorso di nuotatore un po’ atipico, perché impegnato sulle grandi distanze, e portare l’esempio di un’attività ed uno stile di vita sani, in confronto a tanti altri di cui si sente parlare oggi».
«Sono queste le storie che ci piace presentare ai ragazzi – ha commentato Antonio Pulina, referente del progetto per la scuola media 10 di Sassari e per i rapporti con la Asl – niente come un esempio pratico può essere loro di aiuto». L’interesse suscitato è stato evidente, con i piccoli degenti che hanno voluto sapere tutto di Ruffini, da come ha iniziato a nuotare («all’inizio non mi piaceva – ha detto – ma se non lo facevo ne sentivo la mancanza») alla dieta che segue («mi alleno tanto, quindi mangio anche tanto»). Nei due anni passati il progetto ha coinvolto 20 città, 21 ospedali, 732 scuole e 20 atleti del Coni
Fabio Fresu
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