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Arrivederci Dinamo Anche Brian se ne va 

di Mario Carta
Arrivederci Dinamo Anche Brian se ne va 

Sacchetti: «Sassari è casa mia ma bisogna fare delle scelte»

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SASSARI. Le coppe del triplete 2015 le ha tatuate sulla pelle, Sassari e la Sardegna incise sul cuore ma è tempo di andare, e ieri a mezzogiorno Brian Sacchetti ha detto arrivederci. E non addio.
Lo ha detto commosso, a fianco al presidente della Dinamo Stefano Sardara, davanti alla compagna Manuela («Tornerò a Sassari per sposarmi? Dobbiamo decidere la data...») ai giornalisti, a molti tifosi e ad amici sinceri come Manuel Vanuzzo e Massimo Chessa, anche loro presenti nella Club House biancoblù.
Ha ringraziato tutti, il ragazzo che ha vestito il 14 biancoblù dall’anno della storica promozione in serie A fino a ieri mattina, dal presidente ai tifosi, poi ha cercato di spiegare: «E’ stata una decisione difficile ma ponderata – ha chiarito –. Giunti a un punto della vita da uomo e da giocatore bisogna guardare altrove. Qui sono stato benissimo, Sassari è la mia seconda casa e lo sarà sempre, non posso che esprimere la mia gratitudine ma ci rivedremo, magari da avversari».
Ancora non sa dove andrà («Spero di trovare una sistemazione ma ancora non ho una destinazione», di sicuro sa cosa lascia: «Il ricordo più bello sono lo scudetto, la coppa Italia e l’altra coppa Italia, la Supercoppa... Tutti i trofei vinti con Sassari, non ci avrei mai sperato all’inizio. Il momento più brutto? Oggi».
Il presidente prende atto. «Non volevamo lasciarci con un freddo comunicato – ha detto Stefano Sardara –. Brian ci ha chiesto di concludere in anticipo la sua esperienza in Sardegna prima della fine del suo contratto, perché dopo sette anni sente che è arrivato il momento di esplorare nuovi orizzonti. È inutile nascondere che ci dispiace perché quello che ci ha dato in questi anni è stato tantissimo, dentro ma soprattutto fuori dal campo. Ma le attestazioni di stima sono già state fatte in altre circostanze, dire di no non è nella nostra cultura soprattutto con Brian che avrà crediti eterni con la società finché non tornerà qui da pensionato».
«Una decisione presa in totale serenità – prosegue Sacchetti – anche dopo avere ascoltato mio padre». Una decisione sulla quale potrebbe aver pesato l’ormai abitudinario impiego di Sacchetti in ruoli non suoi («Ho 31 anni e posso ancora dare tanto, nel mio ruolo-non ruolo”, ha detto scherzando ma non tanto), e la polemica dei riconoscimenti negati al padre quando Meo è tornato a Sassari da avversario con Brindisi. Ma lui non ci sta, e gioca da campione anche davanti al microfono: «Mio padre mi è sempre stato vicino e lo è stato anche in questa occasione. Mi ha detto di decidere con serenità, con la testa e con il cuore. E ho deciso ora, passati i playoff. A Sassari ho dato e da Sassari ho avuto. Sono stati sette anni splendidi, lascio una Dinamo che ora ha una chiara dimensione, che ha la consapevolezza di poter vincere ogni anno, che viene considerata un top team in Italia come in Europa».
Lascia la Dinamo, lascia la Sardegna. «Sì, è traumatico. Magari andrò a giocare in un posto dove c’è più sole... – ha concluso forzando un sorriso Brian Sacchetti –, ma nella vita da uomo e da giocatore bisogna fare delle scelte ed è arrivato il momento di dire arrivederci. Un posto da dirigente una volta appese le scarpe al chiodo? No grazie, per adesso penso di poter ancora giocare. Magari ci penseremo fra qualche anno. Ma, lo ripeto, il mio è un arrivederci e non un abbandono».

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