Virdis e Cuccureddu, due tipi da Champions
L’attaccante è l’unico sardo ad aver vinto il prestigioso trofeo, il difensore ha perso una finale
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SASSARI. Pietro Paolo Virdis è l’unico calciatore sardo ad aver vinto la Coppa dei Campioni. Lo ha fatto con la maglia del Milan nel 1989, finale giocata a Barcellona contro la Steaua di Bucarest. «Venivo da un lungo infortunio e recuperai per quella gara. Ho giocato gli ultimi 30’ al posto di Gullit. I compagni volevano farmi segnare a ogni costo ma non ci sono riuscito. Alzare quella coppa è come toccare il cielo con un dito, una emozione che ti resta dentro per sempre».
Antonello Cuccureddu, invece, ha perso una finale con la Juventus. È successo nel 1973 a Belgrado, 1-0 per il grande Ajax di Cruyff. «Un episodio che non mi ha fatto dormire per molto tempo - ricorda il difensore algherese -. Forse l’errore è stato quello di andare sul posto una settimana prima, abbiamo sentito troppo la pressione. Loro sono arrivati il giorno prima con mogli e fidanzate. Avevano la testa libera, noi abbiamo pensato troppo a quella partita».
Virdis con la Juventus si è fermato in semifinale. «Ci eliminò l’Anderlecht - racconta -, se avessimo passato il turno, forse quello era l’anno giusto per vincerla».
Sia Virdis che Cuccureddu stasera saranno davanti alla tv a tifare per la Juventus. «Non c’è una squadra favorita - spiega il difensore - e non sono d’accordo che il Real Madrid è più forte. Gli spagnoli hanno grandi individualità, i bianconeri sono più quadrati, secondo me hanno una migliore organizzazione tattica. È chiaro che quando hai in squadra uno come Cristiano Ronaldo, sei consapevole che può risolvere la gara in qualsiasi momento. Ma Anche Higuain e Dybala possono fare lo stesso. E se Dani Alves è quello delle ultime giornate di campionato, le possibilità di vincere la Champions aumentano». Pietro Paolo Virdis non ha dubbi: «La Juventus è cresciuta come personalità ed è convinta di potercela fare. Mentalmente sta molto bene, aspetto che è sempre fondamentale. Tra le due squadre vedo una differenza: Zidane concede più liberta ai propri giocatori sul piano tattico, non ci sono rigidità. Forse Il Real è più imprevedibile. Allegri, secondo me imposterà la partita culle ripartenze. Grande attenzione in fase di non possesso, per colpire in velocità. Un pronostico? Non ho la sfera di cristallo». (r.m.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Antonello Cuccureddu, invece, ha perso una finale con la Juventus. È successo nel 1973 a Belgrado, 1-0 per il grande Ajax di Cruyff. «Un episodio che non mi ha fatto dormire per molto tempo - ricorda il difensore algherese -. Forse l’errore è stato quello di andare sul posto una settimana prima, abbiamo sentito troppo la pressione. Loro sono arrivati il giorno prima con mogli e fidanzate. Avevano la testa libera, noi abbiamo pensato troppo a quella partita».
Virdis con la Juventus si è fermato in semifinale. «Ci eliminò l’Anderlecht - racconta -, se avessimo passato il turno, forse quello era l’anno giusto per vincerla».
Sia Virdis che Cuccureddu stasera saranno davanti alla tv a tifare per la Juventus. «Non c’è una squadra favorita - spiega il difensore - e non sono d’accordo che il Real Madrid è più forte. Gli spagnoli hanno grandi individualità, i bianconeri sono più quadrati, secondo me hanno una migliore organizzazione tattica. È chiaro che quando hai in squadra uno come Cristiano Ronaldo, sei consapevole che può risolvere la gara in qualsiasi momento. Ma Anche Higuain e Dybala possono fare lo stesso. E se Dani Alves è quello delle ultime giornate di campionato, le possibilità di vincere la Champions aumentano». Pietro Paolo Virdis non ha dubbi: «La Juventus è cresciuta come personalità ed è convinta di potercela fare. Mentalmente sta molto bene, aspetto che è sempre fondamentale. Tra le due squadre vedo una differenza: Zidane concede più liberta ai propri giocatori sul piano tattico, non ci sono rigidità. Forse Il Real è più imprevedibile. Allegri, secondo me imposterà la partita culle ripartenze. Grande attenzione in fase di non possesso, per colpire in velocità. Un pronostico? Non ho la sfera di cristallo». (r.m.)
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