Super Kittel mette il turbo e cala il poker
La decima tappa del Tour non cambia la classifica. Froome ancora in giallo e Aru (salvo nel gruppo) sempre secondo
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BERGERAC. Marcel Kittel vinceva lo sprint quando ancora si correva con un gruppo a ranghi compatti e con i vari Demare, Cavandish, Sagan a contendersi ogni traiettoria, figurarsi adesso che è rimasto con pochi diretti concorrenti, fra i quali il connazionale tedesco John Degenkolb che, fino agli ultimi metri prima del traguardo di ieri, gli ha conteso il poker. Che la maglia verde ha calato, entrando direttamente nella storia del Tour de France di ciclismo, perché ha superato il connazionale Erik Zabel, fermo a 12 vittorie, mentre il gigante della Quickstep-Floors è passato avanti, toccando quota 13.
E non è finita, visto che il tedesco volante ha 'soltanto’ 29 anni e qualche Tour può ancora disputarlo da qui a fine carriera.
Kittel, anche sul traguardo di Bergerac - dove si è conclusa la decima tappa, cominciata da Périgueux - è partito dietro tutti e ha sbaragliato l'esigua concorrenza, con Degenkolb non in grado di mettere la propria ruota davanti alla sua. Uno sprint imperiale, senza ombre né discussioni, o polemiche. Una vittoria pulita, davanti al connazionale e poi a Dylan Groenewen, l'olandese che si è piazzato terzo, mentre al quarto e al quinto posto si sono sistemati rispettivamente Ruediger Selig e il norvegese Alexander Kristoff.
Solo sesto il francese Nacer Bouhanni, ancora all'asciutto nella corsa che ama di più. Primo degli italiani il solito Sonny Colbrelli, nono.
In classifica generale non si è mossa foglia, dopo il primo giorno di riposo che anticipa la settimana della gestione delle energie (la seconda): l'inglese Chris Froome è ancora in vetta con 18” di vantaggio su Fabio Aru e 51” su Rigoberto Uran.
Fabio Aru durante la tappa di ieri è sempre stato protetto dalla sua squadra e ha badato in primo luogo a non sprecare energie e a evitare rischi. Nel finale il Cavaliere dei Quattro Mori è stato ospite fisso nelle primissime posizioni del gruppo per poi farsi assorbire quando mancavano poco più di quattro chilometri allo sprint.
Non la tappa di ieri e nemmeno quella di oggi, da Eymet a Pau (203,5 chilometri), potevano e possono modificare l'inerzia della corsa a tappe francese.
Da domani la musica cambierà e si tornerà a salire, questa volta a sud, sulle ruvide strade dei Pirenei, dove Aru costruì il proprio successo nella Vuelta di Spagna di due stagioni fa e dove Chris Froome è abituato a respingere ogni attacco. Domani, dunque: sarà la volta della Pau-Peyragudes, di 214,5 chilometri con cinque Gran premi della montagna, di cui uno (Port de Balès) catalogato come di 'hors categorie; e non è finita perché il giorno dopo, cioè venerdì, toccherà alla Saint Girons-Foix, la tappa breve (poco più di 100 chilometri) di cui aveva parlato lunedì in conferenza stampa Fabio Aru, ammettendo di temere l'alta velocità. Ma non solo: ci saranno da temere tre Gran premi della montagna di buon rilievo, ma anche l'ultima discesa.
E non è finita, visto che il tedesco volante ha 'soltanto’ 29 anni e qualche Tour può ancora disputarlo da qui a fine carriera.
Kittel, anche sul traguardo di Bergerac - dove si è conclusa la decima tappa, cominciata da Périgueux - è partito dietro tutti e ha sbaragliato l'esigua concorrenza, con Degenkolb non in grado di mettere la propria ruota davanti alla sua. Uno sprint imperiale, senza ombre né discussioni, o polemiche. Una vittoria pulita, davanti al connazionale e poi a Dylan Groenewen, l'olandese che si è piazzato terzo, mentre al quarto e al quinto posto si sono sistemati rispettivamente Ruediger Selig e il norvegese Alexander Kristoff.
Solo sesto il francese Nacer Bouhanni, ancora all'asciutto nella corsa che ama di più. Primo degli italiani il solito Sonny Colbrelli, nono.
In classifica generale non si è mossa foglia, dopo il primo giorno di riposo che anticipa la settimana della gestione delle energie (la seconda): l'inglese Chris Froome è ancora in vetta con 18” di vantaggio su Fabio Aru e 51” su Rigoberto Uran.
Fabio Aru durante la tappa di ieri è sempre stato protetto dalla sua squadra e ha badato in primo luogo a non sprecare energie e a evitare rischi. Nel finale il Cavaliere dei Quattro Mori è stato ospite fisso nelle primissime posizioni del gruppo per poi farsi assorbire quando mancavano poco più di quattro chilometri allo sprint.
Non la tappa di ieri e nemmeno quella di oggi, da Eymet a Pau (203,5 chilometri), potevano e possono modificare l'inerzia della corsa a tappe francese.
Da domani la musica cambierà e si tornerà a salire, questa volta a sud, sulle ruvide strade dei Pirenei, dove Aru costruì il proprio successo nella Vuelta di Spagna di due stagioni fa e dove Chris Froome è abituato a respingere ogni attacco. Domani, dunque: sarà la volta della Pau-Peyragudes, di 214,5 chilometri con cinque Gran premi della montagna, di cui uno (Port de Balès) catalogato come di 'hors categorie; e non è finita perché il giorno dopo, cioè venerdì, toccherà alla Saint Girons-Foix, la tappa breve (poco più di 100 chilometri) di cui aveva parlato lunedì in conferenza stampa Fabio Aru, ammettendo di temere l'alta velocità. Ma non solo: ci saranno da temere tre Gran premi della montagna di buon rilievo, ma anche l'ultima discesa.
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