Datome: «Il mio basket si gioca tra sogno e realtà»
Il capitano della nazionale azzurra si gode le vacanze nella sua Gallura. Dopo la conquista dell’Eurolega ha rinnovato per tre anni con il Fenerbahce
INVIATO A GOLFO ARANCI. Jesus plays basketball, dice la maglietta celeste, ma in realtà chi la indossa fa una marea di altre cose. Luigi Datome, Gigi per i fan, Gesù per i seguaci più fedeli, gioca a basket da una vita ma quando arrivano le vacanze riesce a essere comunque impegnatissimo. Interviste, allenamenti, viaggi, libri, eventi benefici, incontri con piccoli tifosi, persino un cammeo («ma è ancora un segreto») in un video di imminente uscita.
«È l’estate, bellezza», sorride a bordo piscina il capitano della nazionale di basket, fresco vincitore dell’Eurolega con il Fenerbahce. La coda riccia è stata immolata sull’altare dell’Eurolega, la barba è più folta che mai. Negli occhi il profilo di Tavolara e il lungomare di Golfo Aranci, nella mente il passato e il futuro in Turchia: due anni alle spalle, con la prospettiva di trascorrerne altri tre sul lato asiatico del Bosforo.
Da Istanbul a Istanbul. Se ha rinnovato con il Fenerbahce sino al 2020 significa che là si trova proprio bene.
«Istanbul è una città unica, che scopro quotidianamente, con un mix di culture e di storia davvero affascinante. E in questo momento è anche il posto nel quale ci sono le migliori condizioni per fare il mio lavoro. Che resta pur sempre giocare a basket».
Si è parlato di un suo possibile ritorno in Nba. Favole?
«No, tutt’altro. Ho avuto contatti concreti anche in questi mesi. Dopo Detroit e Boston sarei potuto tornare in Nba, solo che non mi è capitata una chance per essere davvero protagonista. Ma non solo».
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Cos’altro?
«Non ho la smania di tornare in America e il Fener era comunque la prima scelta. Mi spiego: quando un coach come Obradovic a fine stagione viene a dirti che non riesce a vedere un progetto per i prossimi tre anni senza di te...insomma, sono cose importanti, ti fanno sentire coinvolto sino in fondo in qualcosa di veramente grande. Vincere è stato complicato, provare a ripetersi sarà ancora più difficile. E più bello».
A proposito di Željko Obradovic, voi giocatori sembrate avere nei suoi confronti un atteggiamento a metà tra il terrore e l’assoluta devozione. È così?
«Pretende il massimo sempre, non esiste una partita, un allenamento o un momento nel quale puoi permetterti di non dare tutto te stesso. Dentro lo spogliatoio non fa distinzione tra giovani e veterani e, ovviamente, una cosa detta da lui ha un peso diverso rispetto a un altro coach. Con lui dai tutto e migliori, non c’è dubbio».
L’Eurolega le è costata il taglio della zazzera che portava da anni. Cosa vuole per sacrificare la barba?
«Nulla. Anzi, la vittoria del campionato Nba con il Fenerbahce...».
A proposito di scommesse, di recente ne ha perso una con un tifoso. Ed è riuscito a trasformare il tutto in un evento gigantesco.
«Mi piace giocare con i social ma questa volta con twitter mi sono scottato. Ero incazzato nero per l’idea di dover perdere una giornata per giocare a Bergamo con degli scappati di casa. E siccome la cosa stava avendo un risalto enorme anche alla radio e sulla stampa non sportiva, allora ho rilanciato: ho coinvolto sportivi di altre discipline, ho allargato il campo e ho costruito un evento benefico».
Pare che sia andata bene.
«Non mi vergogno a dire che è stata una delle giornate più gratificanti della mia vita. Ho giocato a basket, ho trascorso 6 ore sotto un gazebo a vendere magliette con un caldo tremendo, con Castrogiovanni che minacciava di prendere a sberle chi non si mostrava abbastanza generoso. Abbiamo coinvolto qualche migliaio di persone e raccolto tanti soldi da destinare alla ricerca. Alla fine ero morto di fatica ma felicissimo. Lo rifaremo, altrochè se lo rifaremo».
Non tutti gli sportivi sono così disponibili.
«Beh, io sì e ne conosco altri».
A proposito di sportivi e di giovani: come ha visto il caso Donnarumma?
«Diciamo che ha avuto propio un bel “benvenuto” tra i professionisti... Baciare la maglia, dichiarsi tifoso e cose come queste possono tornarti indietro. Bisogna essere più attenti, pesare le parole, perché poi ci sta che i tifosi ci restino male. Detto questo, si sta andando troppo oltre, come nel caso di Bonucci. Ho letto cose indecenti su suo figlio».
Lei non guadagna quanto un calciatore, ma di sicuro non si può lamentare. Come si fa a non perdere il senso della realtà con qualche milione di euro sul conto in banca?
«Ho tanti amici che fanno lavori normalissimi, o sono disoccupati, e mi portano quotidianamente alla realtà. Devo ammettere che in Nba vivi dentro una bolla e il rischio di smarrire la percezione del valore dei soldi c’è. Ma nella vita che faccio no. La mia ragazza, per esempio, ora è in Sardegna e sta facendo la stagione. Ma vedo i camerieri nell’hotel dei miei genitori, gente che si fa il mazzo e che mi fa ricordare che la bambagia non è eterna».
In Sardegna da questo punto di vista le contraddizioni non mancano.
«La nostra isola è un posto che tutto il mondo ci invidia e pensare che ci sia tanta gente costretta ad andarsene perché non ha lavoro è terribile. Andare fuori e vedere altre cose è sempre utile, ma dovere scappare per cercare una chance è una cosa bruttissima».
Lei sui social è una specie di paladino delle bellezze dell’isola.
«Sì, diciamo che ci provo. Ho decine di migliaia di persone che mi seguono e mi piace portare la Sardegna nel mondo. Ma mi viene naturale: io per primo vado fiero della mia sardità».
Lei legge molto: cosa ha sul comodino in questo momento?
«After Dark di Murakami. Più altri libri pronti per l’uso. Ma quando sono in vacanza in Sardegna non ho mai un attimo libero, quindi leggo meno. Di recente sono stato “sgridato” perché ho saltato la mia recensione mensile sui libri letti...».
Quando uscirà la biografia di Datome?
«Non ha senso farla ora, ogni sportivo spera sempre che il meglio debba ancora venire. Mi piacerebbe provare a scriverla, ma non so se ne sarei capace».
Al momento manca di sicuro il capitolo su qualche vittoria in azzurro. La sua generazione è quella dei fenomeni, ma avete raccolto zero.
«Questa cosa è frustrante, perché è evidente che le possibilità ci sono. Ci hanno definito la nazionale più forte di sempre e sulla carta forse è vero. Ma il basket non è matematica e questo è anche il bello dello sport. Abbiamo perso gare decisive all’overtime, ce la siamo giocata e non siamo mai stati particolarmente fortunati. Di certo non è una scusa, dobbiamo rimetterci al passo. Ora seguirò con grande curiosità la crescita degli azzurrini che hanno vinto l’argento ai mondiali. Spero che trovino spazio nei club e che abbiano opportunità importanti».
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