Aru evita la trappole del vento e risale
Seconda tappa alla Vuelta. Lampaert in maglia rossa davanti agli italiani Trentin e Oss. Oggi primo test in salita per Fabio
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NARBONNE. Il primo arrivo in linea alla Vuelta di Spagna di ciclismo regala tappa e primato in classifica generale a Yves Lampaert, della Quick-step Floors, che è riuscito a precedere tutti sul traguardo della 2ª frazione tutta francese, partita da Nimes e conclusa a Gruissan dopo 203,4 chilometri. Il belga, giunto in carrozza all'ultimo chilometro, anche grazie allo straordinario lavoro di tutto il team, ha preceduto il compagno Matteo Trentin, che ora lo segue di un solo secondo nella generale.
Fabio Aru è riuscito a rimanere non nelle primissime posizioni ma comunque davanti, sostenuto da Leon Sanchez, e in un arrivo che ha visto il gruppo presentarsi alquanto frazionato ha comunque guadagnato terreno dopo i 41” persi nella crono a squadre di sabato. Solo un gruppetto di 10 corridori è arrivato davanti al Cavaliere dei Quattro Mori, 8 secondi prima, così Aru ha potuto guadagnare qualcosina su molti avversari arrivando 19° al traguardo. Ora in classifica generale è 50°, a 53” dal leader.
«E’ stata di sicuro una delle tappe più pericolose dell’intera Vuelta – ha commentato Aru dopo l’arrivo –. Penso che ci siamo difesi alla grande, e adesso possiamo concentrarci sulle prossime tappe».
Pronostico sovvertito, dunque, in una tappa nervosa, caratterizzata dal gran lavoro delle squadre che puntavano a lanciare i propri sprinter. Già dai -70 chilometri c'è stata grande battaglia, con la Trek Segafredo fra le formazioni più attive. Una caduta ha escluso dai giochi il marocchino Anass Ait El Abdia (Uae team Emirates) e lo spagnolo Javi Moreno (Bahrain-Merida), uno dei gregari di Vincenzo Nibali.
Lo 'Squalo dello Stretto’, tuttavia, si è riscattato, riuscendo a guadagnare secondi preziosi su tre rivali del calibro del colombiano Esteban Chaves, al quale ha rosicchiato 5”; dell'inglese Chris Froome e dell'amico Fabio Aru, ai quali ha inflitto 8” di ritardo grazie a una frattura in testa al gruppo. Aru non voleva rischiare, la tappa presentava molte trappole, e infatti così è stato. Il Team Sky aveva provato a pochi chilometri dal traguardo a portarsi avanti con il lavoro, prima che si scatenasse la bagarre che poi ha premiato lo squadrone della Quick-step Floors, gia protagonista al Giro d'Italia e al Tour de France. Lamparts, lanciato da Matteo Trentin, è scattato subito dopo l'ultimi chilometro e si è trascinato nove corridori, fra i quali - oltre a Nibali - anche Sacha Modolo, che si è piazzato al quinto posto. Nella classifica generale dietro Lampart in maglia rossa due italiani: Matteo Trentin a un secondo dal suo compagno di squadra, e Daniel Oss a 3 secondi.
Oggi la prima salita, nella terza tappa che porterà la Vuelta da Prades Conflent Canigó ad Andorra la Vella, per un totale di 158,5 chilometri. Tre i Gran premi della montagna in programma, fra i 1.575 del Col de la Parche (19,5 chilometri al 4,8 per cento di pendenza media) e il Col de la Rabassa (1.820 metri, 13,3 chilometri di salita al 6,8 per cento), fino all'ascesa finale dell'Alto de la Comella (4,3 chilometri all'8,6 per cento), a 1.345 metri.
La classifica generale subirà un grosso scossone sin dall’avvio, ma è probabile che gli attacchi veri, in una giornata che vedrà tanti pretendenti al successo, arriveranno solo nel finale.
Fabio Aru è riuscito a rimanere non nelle primissime posizioni ma comunque davanti, sostenuto da Leon Sanchez, e in un arrivo che ha visto il gruppo presentarsi alquanto frazionato ha comunque guadagnato terreno dopo i 41” persi nella crono a squadre di sabato. Solo un gruppetto di 10 corridori è arrivato davanti al Cavaliere dei Quattro Mori, 8 secondi prima, così Aru ha potuto guadagnare qualcosina su molti avversari arrivando 19° al traguardo. Ora in classifica generale è 50°, a 53” dal leader.
«E’ stata di sicuro una delle tappe più pericolose dell’intera Vuelta – ha commentato Aru dopo l’arrivo –. Penso che ci siamo difesi alla grande, e adesso possiamo concentrarci sulle prossime tappe».
Pronostico sovvertito, dunque, in una tappa nervosa, caratterizzata dal gran lavoro delle squadre che puntavano a lanciare i propri sprinter. Già dai -70 chilometri c'è stata grande battaglia, con la Trek Segafredo fra le formazioni più attive. Una caduta ha escluso dai giochi il marocchino Anass Ait El Abdia (Uae team Emirates) e lo spagnolo Javi Moreno (Bahrain-Merida), uno dei gregari di Vincenzo Nibali.
Lo 'Squalo dello Stretto’, tuttavia, si è riscattato, riuscendo a guadagnare secondi preziosi su tre rivali del calibro del colombiano Esteban Chaves, al quale ha rosicchiato 5”; dell'inglese Chris Froome e dell'amico Fabio Aru, ai quali ha inflitto 8” di ritardo grazie a una frattura in testa al gruppo. Aru non voleva rischiare, la tappa presentava molte trappole, e infatti così è stato. Il Team Sky aveva provato a pochi chilometri dal traguardo a portarsi avanti con il lavoro, prima che si scatenasse la bagarre che poi ha premiato lo squadrone della Quick-step Floors, gia protagonista al Giro d'Italia e al Tour de France. Lamparts, lanciato da Matteo Trentin, è scattato subito dopo l'ultimi chilometro e si è trascinato nove corridori, fra i quali - oltre a Nibali - anche Sacha Modolo, che si è piazzato al quinto posto. Nella classifica generale dietro Lampart in maglia rossa due italiani: Matteo Trentin a un secondo dal suo compagno di squadra, e Daniel Oss a 3 secondi.
Oggi la prima salita, nella terza tappa che porterà la Vuelta da Prades Conflent Canigó ad Andorra la Vella, per un totale di 158,5 chilometri. Tre i Gran premi della montagna in programma, fra i 1.575 del Col de la Parche (19,5 chilometri al 4,8 per cento di pendenza media) e il Col de la Rabassa (1.820 metri, 13,3 chilometri di salita al 6,8 per cento), fino all'ascesa finale dell'Alto de la Comella (4,3 chilometri all'8,6 per cento), a 1.345 metri.
La classifica generale subirà un grosso scossone sin dall’avvio, ma è probabile che gli attacchi veri, in una giornata che vedrà tanti pretendenti al successo, arriveranno solo nel finale.
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