La Nuova Sardegna

Sport

Le discese ardite e le risalite di capitan Pisano

Le discese ardite e le risalite di capitan Pisano

Il difensore (235 presenze in A) prende per mano l’Olbia: «Non importa la categoria, sono felice di quello che faccio»

3 MINUTI DI LETTURA





OLBIA. Il destino di un capitano. Francesco Pisano è la faccia, il cuore e le gambe di quest’Olbia che vuole crescere e puntare a grandi traguardi. La storia del difensore, nato nel 1986, 235 presenze in serie A col Cagliari, di cui è stato capitano a 21 anni, è il racconto di volontà, talento, carattere, che lo hanno portato all’eccellenza in un calcio che corre a cento all’ora. E che oggi gli fa rappresentare l’anima del progetto dei bianchi, quello che ha scelto un anno fa, abbracciando la serie C come fosse l’ultimo obiettivo da raggiungere. «Non conta la categoria, contano le motivazioni, gli stimoli, per giocare devi stare a mille e la serie C è un campionato difficile, fisicamente vicino alla serie B. Se non hai l’entusiasmo e non ti alleni al massimo, puoi essere il più forte del mondo e farai fatica ugualmente».

Cosa significa essere il capitano dell’Olbia?

«Rispetto a quando ero più giovane sento maggiore responsabilità. Vorrei essere un esempio per i miei compagni come lo sono stati per me Conti, Cossu, Agostini. Penso però soprattutto a Diego Lopez. Al Cagliari è stato per molti di noi quasi un maestro di vita, che ci faceva vedere come ci si dovesse comportare senza grandi discorsi, con l’esempio quotidiano».

La sua è stata una scelta di vita, sulla quale pare abbia avuto un grande peso Bernardo Mereu.

«Io credo che si vinca con l’organizzazione di squadra più che col talento dei singoli. Il lavoro che svolge lo staff tecnico dell’Olbia non l’ho visto neppure in tante squadre di serie A. Sono sempre stato un appassionato di calcio sardo, Mereu l’ho sempre ammirato ma non mi aveva mai allenato».

L’Olbia dove può arrivare?

«Pensiamo partita dopo partita, senza guardare troppo lontano. Abbiamo pagato lo sforzo di tre gare in una settimana, fisicamente stiamo recuperando le energie in vista della sfida di Arezzo. Loro sono una squadra tosta, che è partita lentamente e ora si sta riprendendo. Credo abbiano un ottimo organico in un campionato livellato, dove non mi pare ci sia una squadra nettamente superiore alle altre».

Il futuro di capitan Pisano?

«Per ora penso a fare il calciatore. Mi diverto e sto bene fisicamente. Mi piace lavorare con i giovani e seguo la mia scuola calcio a Quartu. Qualche anno fa non pensavo affatto alla carriera di allenatore, ma negli ultimi due anni, vedendo lavorare lo staff dell’Olbia, mi è venuta voglia di allenare. Vorrei prendere il patentino e seguire l’esempio che ho ricavato dall’insegnamento dei tecnici più importanti nella mia carriera: da Giampaolo, ad Allegri, Lopez e proprio mister Mereu».

Il momento più bello e quello più difficile della sua carriera?

«Ho vissuto momenti importanti, tra i più significativi colloco certamente l’esordio in serie A e la finale dei campionati europei Under 21. Il momento più difficile è stato quello della retrocessione del Cagliari in serie B. Anche i sei mesi a Bolton non sono stati semplici, ho trovato un ambiente difficile e assolutamente negativo. Poi è arrivata l’Olbia, posso dire che da quel momento la mia carriera è ripartita». Con una fascia sul braccio e un esempio da consegnare a chi intende seguirne le gesta.

Giandomenico Mele

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative