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I gol di Ogunseye sono sentenze

I gol di Ogunseye sono sentenze

Serie C. L’attaccante dell’Olbia ha realizzato cinque reti, tutte decisive: «Ma posso fare meglio»

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OLBIA. Se aggiornassimo la media gol col coefficiente delle realizzazioni decisive, Roberto Ogunseye potrebbe stringere la mano a Messi e Ronaldo. Cinque gol con l’Olbia e quindici punti in classifica. Tre punti per ogni gol. Una sentenza. L’ultimo della serie domenica scorsa ad Arezzo e, indovinate un po’, vittoria.

Quanti gol pensa di fare in questo campionato Roberto Ogunseye?

«Non lo so proprio, non saprei dire quanti gol sarò in grado di realizzare. Penso soprattutto a ricambiare la fiducia che la società ha avuto in me, dando il massimo in ogni partita. Questa maglia la sento mia e segnare gol decisivi è sempre gratificante. La rete di Arezzo è stata importante per l’Olbia, conta questo. Ho segnato qualche gol da tre punti anche a Prato, ma i più importanti sono stati quelli messi a segno con l’Olbia, perché decisivi per la salvezza».

Ora un trittico di partite tra le mura amiche del Nespoli, compreso il derby con l’Arzachena “in trasferta”.

«È un’occasione, ci arriviamo con il morale alto. Cominciamo a pensare alla gara di domenica contro il Cuneo, abbiamo voglia di giocare dopo la vittoria di Arezzo. Sappiamo di non poter sbagliare, visto che nelle ultime due gare in casa contro Pistoiese e Siena abbiamo raccolto meno di quanto meritassimo».

Che tipo di giocatore sente di essere in questo momento della sua carriera?

«È un periodo importante, a 22 anni sento di essere più maturo e di far parte di un gruppo nel quale ho la responsabilità verso i più giovani. Voglio onorare sempre questa maglia e meritare la fiducia che l’Olbia ha avuto in me».

Scuola Inter, dove ha giocato fino alla Primavera. Poi esperienza in serie D a Montebelluna e il passaggio al Prato. Prima di arrivare a Olbia nel gennaio scorso. Quanto è stato importante Mereu nella sua crescita?

«Mereu è stato fondamentale per me e per i miei compagni. Ha portato le sue conoscenze e la sua grande voglia, è un motivatore eccezionale, mi colpisce ogni giorno la determinazione con la quale vuole trasmetterci la voglia di vincere. Questione di mentalità, combattere su ogni pallone, non tirarsi indietro».

Daniele Ragatzu è il giocatore più forte col quale abbia mai giocato?

“Sicuramente. È straordinario, un giocatore di altra categoria, con una punta del genere è più facile per tutti».

Lei è nato in Italia da genitori nigeriani e ha un palcoscenico privilegiato, svolgendo la professione del calciatore. In tempi di dibattito sullo “ius soli”, può raccontare la sua storia di integrazione?

«Vivo da sempre a Montichiari e sono diventato cittadino italiano a 14 anni, appena mio padre ha ottenuto la cittadinanza. Ho vissuto in un periodo nel quale forse la discriminazione razziale incideva di meno nella società. Il calcio è stato importante, anche se gli insulti razzisti in campo ci sono stati. Ma i miei genitori mi hanno sempre invitato a non dare peso a quelle frasi e a concentrarmi su quello che stavo facendo: che per me era ed è solo giocare a calcio».

Giandomenico Mele

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