Dinamo a corto di equilibrio e continuità
di Andrea Sini
Dal ko di Bologna diversi motivi per riflettere: la chimica di gruppo stenta a formarsi, ma Bamforth e Hatcher crescono
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INVIATO A BOLOGNA. «Abbiamo fatto vedere il peggio e il meglio di noi. Bisogna riguardare il video della partita, e riguardarlo ancora, per capire meglio i nostri errori». La sconfitta di domenica sera al PalaDozza ha tolto la parola alla Dinamo, ma dagli spifferi sotto le porte, dagli sguardi e dalle mezze parole si capisce quale sia l’umore all’interno dello spogliatoio biancoblù, che da oggi deve tornare a sintonizzarsi sulle onde lunghe della Champions League. Domani si torna in campo a Murcia nel tentativo di ottenere la prima vittoria in Europa, domenica arriva a Sassari la corazzata Armani Milano. Insomma, c’è assai poco da piangersi addosso e molto da lavorare.
Da un estremo all’altro. Il -17 incassato in casa della Virtus Segafredo Bologna ha lasciato il segno, soprattutto perché la squadra di Pasquini – nel contesto degli stessi 40 minuti di gara – ha toccato ancora una volta i poli opposti del proprio modo di essere. Solida, concentrata e sufficientemente “quadrata” nel primo tempo, al netto di qualche distrazione di troppo che le ha impedito – ad esempio – di chiudere il primo quarto con un vantaggio più cospicuo; inerme e completamente fuori partita nella prima metà del terzo quarto, quando tra uno schiaffone e l’altro ha incassato un break di 14-0 nel breve volgere di 3’20”; tosta, fluida e arrembante per 7-8 minuti a cavallo degli ultimi due quarti, tanto da produrre un parziale 17-1 che ha permesso ad Hatcher e compagni di riaprire completamente una partita che sembrava ampiamente archiviata. E, infine, ancora confusionaria, ingessata e certamente un po’ stanca negli ultimi 6 minuti di gara, quando è stata capace di segnare soltanto 2 punti, subendone 16, per consegnare su un piatto d’argento la vittoria alle Vu nere di coach Ramagli.
Spremi-spremi. Sul fattore stanchezza, aspetto pagato nel finale dopo lo sforzo fatto per rientrare in gara, hanno naturalmente pesato le scelte fatte da Pasquini nelle rotazioni: da metà gara in poi, i cambi si sono rarefatti e quattro giocatori sono rimasti in campo praticamente sempre. Il minutaggio del terzo e dell’ultimo periodo è il seguente: Randolph 20’, Hatcher 17’15”, Pierre 17’15”, Jones 15’, Bamforth 14’, con tutti gli altri ridotti al ruolo di comprimari: dai 6’ di Stipcevic ai 5’ di Planinic, sino agli appena 2’45” giocati da Spissu e Polonara, che pure nei primi due quarti erano apparsi abbastanza in partita. Scelte legittime e tutt’altro che “folli”, chiaramente, ma con una distribuzione dei minutaggi come questa il rischio di arrivare sotto lo striscione degli ultimi 5 chilometri con la spia della riserva accesa è più che concreto. E infatti dal 36’ in poi la benzina è finita.
Allargare gli orizzonti. Da dove ripartire, allora? Sicuramente dal primo quarto, escludendo il parziale di 7-0 incassato in avvio di gara, e al netto delle sbavature di cui si è già accennato. Sicuramente tra i “passi avanti” di cui ha parlato Pasquini a fine gara va inclusa la solidità del secondo quarto, almeno sino al 35-35, quando Polonara e compagni hanno risposto colpo su colpo alle sfuriate di Aradori e compagni. E, naturalmente, la grande reazione dopo il crollo del terzo quarto. Se il gruppo è alla ricerca della quadratura a livello difensivo, c’è da aggiungere anche l’attuale assenza di un leader in campo, anche se la crescita di Hatcher e Bamforth dopo l’infortunio inizia a mostrare segnali interessanti anche da questo punto di vista. Infine, ma non in ordine di importanza, servono le vittorie, perché in assenza di risultati anche lavorare in un certo modo, con risultati da raccogliere nel medio periodo, diventa complicato.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Da un estremo all’altro. Il -17 incassato in casa della Virtus Segafredo Bologna ha lasciato il segno, soprattutto perché la squadra di Pasquini – nel contesto degli stessi 40 minuti di gara – ha toccato ancora una volta i poli opposti del proprio modo di essere. Solida, concentrata e sufficientemente “quadrata” nel primo tempo, al netto di qualche distrazione di troppo che le ha impedito – ad esempio – di chiudere il primo quarto con un vantaggio più cospicuo; inerme e completamente fuori partita nella prima metà del terzo quarto, quando tra uno schiaffone e l’altro ha incassato un break di 14-0 nel breve volgere di 3’20”; tosta, fluida e arrembante per 7-8 minuti a cavallo degli ultimi due quarti, tanto da produrre un parziale 17-1 che ha permesso ad Hatcher e compagni di riaprire completamente una partita che sembrava ampiamente archiviata. E, infine, ancora confusionaria, ingessata e certamente un po’ stanca negli ultimi 6 minuti di gara, quando è stata capace di segnare soltanto 2 punti, subendone 16, per consegnare su un piatto d’argento la vittoria alle Vu nere di coach Ramagli.
Spremi-spremi. Sul fattore stanchezza, aspetto pagato nel finale dopo lo sforzo fatto per rientrare in gara, hanno naturalmente pesato le scelte fatte da Pasquini nelle rotazioni: da metà gara in poi, i cambi si sono rarefatti e quattro giocatori sono rimasti in campo praticamente sempre. Il minutaggio del terzo e dell’ultimo periodo è il seguente: Randolph 20’, Hatcher 17’15”, Pierre 17’15”, Jones 15’, Bamforth 14’, con tutti gli altri ridotti al ruolo di comprimari: dai 6’ di Stipcevic ai 5’ di Planinic, sino agli appena 2’45” giocati da Spissu e Polonara, che pure nei primi due quarti erano apparsi abbastanza in partita. Scelte legittime e tutt’altro che “folli”, chiaramente, ma con una distribuzione dei minutaggi come questa il rischio di arrivare sotto lo striscione degli ultimi 5 chilometri con la spia della riserva accesa è più che concreto. E infatti dal 36’ in poi la benzina è finita.
Allargare gli orizzonti. Da dove ripartire, allora? Sicuramente dal primo quarto, escludendo il parziale di 7-0 incassato in avvio di gara, e al netto delle sbavature di cui si è già accennato. Sicuramente tra i “passi avanti” di cui ha parlato Pasquini a fine gara va inclusa la solidità del secondo quarto, almeno sino al 35-35, quando Polonara e compagni hanno risposto colpo su colpo alle sfuriate di Aradori e compagni. E, naturalmente, la grande reazione dopo il crollo del terzo quarto. Se il gruppo è alla ricerca della quadratura a livello difensivo, c’è da aggiungere anche l’attuale assenza di un leader in campo, anche se la crescita di Hatcher e Bamforth dopo l’infortunio inizia a mostrare segnali interessanti anche da questo punto di vista. Infine, ma non in ordine di importanza, servono le vittorie, perché in assenza di risultati anche lavorare in un certo modo, con risultati da raccogliere nel medio periodo, diventa complicato.
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