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Rafael: «Imparo tanto, e intanto paro»

di Mario Frongia
Rafael: «Imparo tanto, e intanto paro»

Il portiere brasiliano ormai per il Cagliari è considerato una sicurezza. Nessun dualismo con Cragno: «In serie A si fa così»

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CAGLIARI. Il portiere della provvidenza. E della modestia. Rafael de Andrade Bittencourt Pinheiro ha dalla sua una caratteristica che lo rende unico: anche se lo si chiama senza preavviso, risponde presente. E va a levare palloni dal sette come fosse la cosa più naturale al mondo. Prendete Crotone. Cragno si fa male, esce infuriato. Rafael leva i pantaloni della tuta, inforca i guantoni e neanche il tempo dei rituali - segnare con la scarpa la linea di mezzeria e toccare pali e traversa - che arriva la sassata di Nalini, poi i tiri di Benali e Barberis.

«La parata più difficile? Quella su Nalini, la palla viaggiava veloce, ero appena entrato senza essermi riscaldato. Ho avuto fortuna: se non sei caldo neppure parti. Contava andarci».

Classe '82, originario di San Paolo, scapolone con casa in zona Bonaria, Rafael è anche un signor para-rigori: tre, a Paloschi, Thereaux e Pucciarelli la scorsa stagione. Lui, brasiliano dall'italiano perfetto, glissa: «Il punto preso a Crotone? Un pari preziosissimo, uno scontro diretto. Per come si era messa, il pari è stato importante. Con loro abbiamo vinto in casa all'andata. Tutto buono».

Domenica c'è la Spal. Qual è il bersaglio?

«Gara difficilissima, è una buona squadra. Ma per noi può dare la svolta alla stagione, ci stiamo preparando molto bene. In casa dobbiamo vincere con l'aiuto dei tifosi».

Vi attendono tre match complicati: dove la testa?

«Alla Spal. Pensare a Sassuolo o Chievo non aiuta e si sprecano energie. Ci stiamo allenati bene, febbraio è un mese con partite fondamentali».

Come si batte la squadra di Semplici?

«Concentrati e decisi. E col lavoro settimanale. Con lo staff tecnico prepariamo tutto nei dettagli e cerchiamo di capire loro forze, allenandoci per poterle contrastare».

Borriello non dovrebbe esserci, Salamon sì.

«Marco non so se ci sarà. Con noi è andato al massimo. Comunque, hanno Antenucci, Paloschi e Floccari, tutti forti. Li limiteremo».

Come funziona l'alternanza con Cragno?

«Bene. Il calcio è cambiato tanto, le squadre hanno grandi portieri, ovvero due titolari. Penso al Machester City con Ederson e Bravo o alla Juve con Buffon e Szczesny: i club hanno capito che per avere un gruppo top servono anche due portieri di primo livello».

Insomma, compatti e sinergici.

«Sì. Mister Dei ci dà e ci insegna tanto. Con Alessio Cragno, Luca Crosta e il giovane Daga lavoriamo davvero bene. In A si fa così, chi gioca e chi sta fuori».

Come va a Cagliari?

«Molto bene. Al mio arrivo, dopo 9 anni a Verona, ero un po' preoccupato. Ma è bastato poco: mi sento a casa, il gruppo è fantastico, la società mi ha dato una grande opportunità. Quando sono libero vado in bici al Poetto e Molentargius, luoghi splendidi per il relax».

A proposito di relax, com'è questa storia delle sfide a basket con Farias e Joao Pedro?

«Loro sono matti di Nba, nell'uno contro uno perdono una volta a testa. E pagano la pizza».

A proposito di brasiliani, com'è Castan?

«Leo è fortissimo, ha tanta voglia, è esperto. È stato ai vertici alla Roma e col Brasile. Darà tanto alla squadra».

Rafael, qual è il modello?

«Taffarel, il primo a venire in Italia. Si impara tanto dai filmati e da chi hai vicino. Anche in allenamento devi copiare ed essere ambizioso: questo è il segreto».

A Storari cosa ha rubato?

«La tecnica di base: tuffo, presa, posizione».

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