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Sconfitta numero 15 per la Nuorese: ora è allarme rosso

Sconfitta numero 15 per la Nuorese: ora è allarme rosso

Fraschetti striglia i suoi ragazzi e fa appello all’orgoglio: «Il campionato va in vacanza, noi lavoreremo il doppio»

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NUORO. Gli errori anche nelle giocate più semplici e la poca incisività sono alla base della sconfitta di domenica della Nuorese sul campo del Trastevere. Tre a due il finale per i romani, ma lo scarto poteva essere più pesante. Lo ammette il tecnico Fabio Fraschetti, da metà dicembre alla guida della formazione verdazzurra, nel torneo di serie D: «Sono stati errori sia di reparto, sia individuali. E questo è avvenuto soprattutto dopo il vantaggio dei padroni di casa, quando la squadra si è allungata e disunita. Ne ha approfittato il Trastevere, formazione alla quale non si può regalare nulla, senza che alla fine si debba pagare il conto».

Il prezzo per la Nuorese è stato la quindicesima sconfitta in ventisei gare e il rinvio dell’ennesimo tentativo di tirarsi fuori dai playout. Tra le conseguenze della partita anche l’infortunio del centrocampista Salvatore Gallo, che in uno scontro di gioco ha riportato l’incrinatura di due vertebre, anche se per fortuna senza lesioni agli organi interni. Il giocatore non sarà in campo alla ripresa del campionato, il 18 marzo al “Frogheri” col Lanusei, diretta concorrente per la salvezza. Così come è difficile possano essere della partita sia Cadau (contusione al quadricipite femorale), sia Infante, fuori dalla gara col Tortolì per una distorsione al ginocchio.

Prim’ancora che sugli infortuni Fraschetti medita su gioco e risultati. Con una certezza, che è motivo di preoccupazione: «La squadra che in casa mostra determinazione a aggressività, quando è in trasferta appare remissiva e arrendevole. Si tratta di una situazione da correggere e la responsabilità d’intervenire è tutta mia. Già da questa settimana cercherò di capire meglio, per trovare soluzioni sia nell’atteggiamento dei singoli e sia della squadra capaci di cambiare le cose». Il tecnico di Roma è convinto che le due fisionomie della stessa formazione siano da attribuire a ragioni di personalità, non sempre adeguata quando si tratta dei giovanissimi, come gli “under”, almeno quattro per regolamento presenti in ogni momento della partita: «Lo capisco, ma alla fine non lo giustifico. In un campionato come la “D”, seguito si e no da qualche centinaia di spettatori a partita, giocare in casa o in trasferta non è granché diverso. Non ci sono elementi ambientali che possono intimorire o condizionare».

Per questo si annunciano dieci giorni di “ripetizioni”, nel chiuso degli spogliatoi e negli allenamenti sul campo, che potrebbero essere intervallati, già da questa settimana, da qualche amichevole con una formazione della zona. «Se riusciamo a organizzarla è un vantaggio, per avere un test più probante di quanto possano alla fine risultare le partitelle in famiglia». (f.p.)

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