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Sardara e Sacchetti amarcord alla Nuova

di Andrea Sini
Sardara e Sacchetti amarcord alla Nuova

Meo torna da avversario e stringe la mano al vecchio amico

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SASSARI. La stretta di mano che tutti aspettavano è arrivata lontano da telecamere e smartphone, persino prima del previsto. Meo Sacchetti e Stefano Sardara sono arrivati con perfetta contemporaneità nella redazione della Nuova Sardegna. Hanno parcheggiato, sono scesi dalle rispettive auto e si sono trovati faccia a faccia proprio davanti all’ingresso. Carramba.

Se qualcuno pensava che il “match” tra il presidente della Dinamo e l’ex allenatore biancoblù potesse svolgersi con qualche tensione, qualsiasi dubbio è evaporato già prima che i due si sedessero al tavolo della sala conferenze del nostro quotidiano. Quando il direttore Antonio Di Rosa, “arbitro” del faccia a faccia, ha sollevato la palla a due dell’attesissimo incontro, il clima era già assolutamente disteso. «Dobbiamo essere seri o facciamo il circo?», ha rotto il ghiaccio alla sua maniera il coach con i baffi. I due ex amici, poi diventati nemici dopo l’esonero del novembre 2015, e poi in qualche modo rappacificatisi («già da diversi mesi», ha sottolineato Sardara) si sono prestati al fuoco di fila delle domande tra presente e passato. Più sul passato, ovviamente, fatto di grandi successi ottenuti con la Dinamo. Senza dribblare le questioni più delicate, anzi, provando ad affrontarle con un po’ di ironia. «Vedo che non vai più in panchina – ha detto il coach – questa è una buona cosa. Sarà così anche in futuro?». «Non ho alcuna intenzione di svelarti la formazione», ha ribattuto il presidente.

Ma il discorso si è fatto anche serio: «L’amarezza per quello che è stato? Ho imparato a prendere il bello da tutte le situazioni che vivo – ha detto Sacchetti –, le cose meno piacevoli alla lunga spariscono. Preferisco tenere le cose buone. Io sono un allenatore e certe cose succedono. L’importante è che mi paghino bene e lui mi ha pagato bene. Poi conta solo quello che è stato fatto sul campo». «Il rapporto con Meo è stato vero e profondo – ha ribattuto Sardara –. I cinque anni che abbiamo trascorso fianco a fianco non si possono dimenticare. Non è stato facile cambiarlo (immediata smorfia di Sacchetti, ndr), ma a un certo punto era necessario. Anzi, come ho già detto in passato, il vero errore è stato non lasciarci qualche mese prima, dopo lo scudetto. Gli resto affezionato, non c’è dubbio».

Niente vino e tarallucci, ma un confronto vero e sincero. Nel quale i due non si sono sottratti neppure alla domanda più scivolosa: qual è il peggiore difetto dell’altro? «Ci vorrebbe una settimana per fare l’elenco – ha colpito Meo, tirando fuori il meglio del suo sorriso sornione –. Stefano è un vulcano di idee e l’ha sempre dimostrato, ma a volte avrebbe bisogno di una persona accanto a sé che gli dia torto se qualcosa non va, qualcuno che gli dica “guarda che questa cosa andrebbe fatta in un altro modo”». «Il difetto principale di Meo? È testardo, incredibilmente testardo», ha ribattuto il numero uno del club sassarese. «Ma è anche un maestro nel portare tranquillità nello spogliatoio. E lo stress, come ha dimostrato l’ultima Final Eight, è una componente che molti pagano».

Poi il punto sulla nazionale («Spissu sta crescendo, dovrà fare ancora qualche passo avanti»), le punzecchiature sulla gara di oggi («siete più forti», ha detto Sacchetti «ma no, di sicuro vincerete voi», ha ribattuto Sardara) e ancora flashback legati agli anni sassaresi del ct: dal faccia a faccia di Sosa con un tifoso di Reggio Emilia durante gara7 della finale scudetto, al ruolo avuto da Shane Lawal: «un capo tribù, un vero trascinatore, che una volta mi accusò di essere razzista perché in allenamento avevo sgridato Sanders. Allora gli ho detto: guardati intorno, conta quanti giocatori di colore ho voluto nella mia squadra e dimmi se posso essere razzista».

Poi la sirena finale, un caffè e l’ultimo colpo di scena: i “duellanti” spariscono insieme, da soli, dietro le porte dell’ascensore. Preludio a un nuovo matrimonio? «Neanche per sogno», come i due avevano chiarito pochi minuti prima, a precisa domanda. Sardara e Sacchetti non saliranno più sulla stessa barca, ma è come se Paul McCartney e John Lennon avessero fatto la pace, anche senza i Beatles. Per i tifosi della Dinamo, in fondo, va bene anche così.

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