Sardara passa la palla ai giocatori
di Mario Carta
Il presidente: i playoff dipendono solo da noi. A Olbia finché non dimostreranno di tenere alla maglia quanto società e tifosi
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SASSARI. Primo giorno di ritiro per la Dinamo ieri al Geovillage di Olbia, dove tutto era cominciato a metà agosto. Allora erano sorrisi e speranze, e tanto tanto ottimismo. La creatura prendeva forma, in precampionato la Virtus Bologna veniva schiantata con agilità e Hatcher sembrava un playmaker, mentre il gruppo si saldava. Sono passati 8 mesi e ancora il pupo florido che tutti si aspettavano non è nato. Si è fatto intuire, a dicembre per sette partite ha fatto sentire splendidi vagiti con un gioco corale che ha mietuto vittime illustri, poi però siamo all’oggi e dietro resta poco: niente Final eight di Coppa, fuori dall’Europa e l’ultimo obiettivo possibile, i playoff scudetto, è a fortissimo rischio.
«I playoff dipendono solo da noi. Pensiamo che siano possibili e abbiamo deciso per un ritiro a tempo indeterminato – chiarisce il presidente della Dinamo Stefano Sardara –. Durerà fino a quando i giocatori non dimostreranno lo stesso attaccamento alla Dinamo che abbiamo noi dirigenti e tutti i nostri tifosi».
Primi due allenamenti in ritiro, dunque, ieri al Geovillage di Olbia, dove la società ha costretto i suoi a tempo indeterminato.
«Il tempo delle parole è finito – ha proseguito il numero uno della società biancoblù –, ora bisogna solo restare concentrati, bisogna ritrovare la determinazione». Un campo di... concentrazione, dunque, se non punitivo, per ritrovare il gruppo attraverso i singoli, i primi a doversi ritrovare. E’ questo il compito di Zare Markovski, viso e voce nuova alla guida tecnica dopo le dimissioni da coach di Federico Pasquini, che con il suo gesto ha anche messo tutti i giocatori di fronte alle loro responsabilità, sgombrando il campo anche da eventuali residui alibi.
Sono sedute di lavoro intense, fatte a tutta. Markovski parla, spiega, ferma e fa ripartire, chiede e più che chiedere pretende. Difesa e difesa, soprattutto. Quella che è mancata anche domenica contro Brescia, quando la Dinamo ha cominciato come sempre di recente, cioé prendendone 26 nel primo quarto. Poi, lasciata la palla si fa gruppo. Niente libera uscita, il coach parla con tutti, vuole conoscere e capire. Sintonizzarsi, in modo da poter sentire sua la squadra.
Il tempo stringe, cinque alla fine della stagione regolare e due o tre priorità a partire dal recupero di Pierre, uomo chiave prima nelle vittorie e ora nelle sconfitte. Domenica all’ora di pranzo si gioca a Pistoia con l’unico obiettivo della vittoria. La prima, perché per entrare fra le prime 8 ne serviranno altre. I bagagli sono facili da fare, si partirà da Olbia e a Olbia si tornerà. E poi? Nell’ammucchiata delle otto che si disputano tre posti la Dinamo non è quella messa peggio, in vantaggio con tutti (manca solo il ritorno con Trento) negli scontri diretti. Il problema è il calendario, ma se si vogliono i playoff bisogna guardare a se stessi e non agli avversari. Così, si resta in ritiro. Fino a quando? Per rivedere i biancoblù al PalaSerradimigni potrebbe non bastare vincere, a Pistoia. Bisognerà convincere, e convincersi.
«I playoff dipendono solo da noi. Pensiamo che siano possibili e abbiamo deciso per un ritiro a tempo indeterminato – chiarisce il presidente della Dinamo Stefano Sardara –. Durerà fino a quando i giocatori non dimostreranno lo stesso attaccamento alla Dinamo che abbiamo noi dirigenti e tutti i nostri tifosi».
Primi due allenamenti in ritiro, dunque, ieri al Geovillage di Olbia, dove la società ha costretto i suoi a tempo indeterminato.
«Il tempo delle parole è finito – ha proseguito il numero uno della società biancoblù –, ora bisogna solo restare concentrati, bisogna ritrovare la determinazione». Un campo di... concentrazione, dunque, se non punitivo, per ritrovare il gruppo attraverso i singoli, i primi a doversi ritrovare. E’ questo il compito di Zare Markovski, viso e voce nuova alla guida tecnica dopo le dimissioni da coach di Federico Pasquini, che con il suo gesto ha anche messo tutti i giocatori di fronte alle loro responsabilità, sgombrando il campo anche da eventuali residui alibi.
Sono sedute di lavoro intense, fatte a tutta. Markovski parla, spiega, ferma e fa ripartire, chiede e più che chiedere pretende. Difesa e difesa, soprattutto. Quella che è mancata anche domenica contro Brescia, quando la Dinamo ha cominciato come sempre di recente, cioé prendendone 26 nel primo quarto. Poi, lasciata la palla si fa gruppo. Niente libera uscita, il coach parla con tutti, vuole conoscere e capire. Sintonizzarsi, in modo da poter sentire sua la squadra.
Il tempo stringe, cinque alla fine della stagione regolare e due o tre priorità a partire dal recupero di Pierre, uomo chiave prima nelle vittorie e ora nelle sconfitte. Domenica all’ora di pranzo si gioca a Pistoia con l’unico obiettivo della vittoria. La prima, perché per entrare fra le prime 8 ne serviranno altre. I bagagli sono facili da fare, si partirà da Olbia e a Olbia si tornerà. E poi? Nell’ammucchiata delle otto che si disputano tre posti la Dinamo non è quella messa peggio, in vantaggio con tutti (manca solo il ritorno con Trento) negli scontri diretti. Il problema è il calendario, ma se si vogliono i playoff bisogna guardare a se stessi e non agli avversari. Così, si resta in ritiro. Fino a quando? Per rivedere i biancoblù al PalaSerradimigni potrebbe non bastare vincere, a Pistoia. Bisognerà convincere, e convincersi.
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