Aru rimonta su Froome: è a 2 secondi
Giro d’Italia, finale scoppiettante sulla rampa per Caltagirone. Vince Wellens, Dennis sempre in rosa. Il sardo c’è
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CALTAGIRONE. Il primo assaggio di Sicilia barocca regala giochi pirotecnici e lancia segnali premonitori. Poco ci manca che non ci scappi anche la sorpresona e la classifica generale non venga sconvolta dagli strappi della parte finale del tracciato della 4ª tappa, partita da Catania e conclusa fra le ceramiche di Caltagirone, in un tripudio di folla. Rohan Dennis vede sbiadire il rosa della maglia che indossa, ma alla fine salva il primato e oggi si presenterà da capoclassifica nella Valle del Belice, con il solito secondo di vantaggio su Tom Dumoulin.
Alla fine è il belga Tim Wellens a digerire meglio la salita al 10 per cento che porta al traguardo. Un muro degno di una classica del nord che va di traverso a qualche big. La frazione aveva tutta l'aria del trappolone e, da questo punto di vista, non ha tradito le attese: perché Chris Froome ha perso 17” dalla vetta, Fabio Aru altri 6” (ma ha recuperato su Froome, ora ad appena 2”) , Miguel Angel Lopez 17”, Pinot è riuscito a limitare i danni, conservando i 34” di ritardo dalla maglia rosa. Come il colombian Esteban Chaves, tornato da Israele con 47” che è riuscito a conservare.
La prima delle tre tappe siciliane del Giro si è aperta con la protesta di un nutrito gruppo di sostenitori della Palestina proprio nel cuore di Catania (a vuoto il tentativo di impedire la disputa della tappa, tuttavia sono riusciti rallentare la partenza) ed è proseguita con l'esposizione di bandiere, drappi e striscioni inneggianti al popolo che si oppone a Israele, da dove è partita la corsa rosa.
Primi attacchi e fuga vera dopo pochi chilometri, con Enrico Barbin, Jacopo Mosca, Marco Frapporti, Quientin Jauregui e Maxim Belkov protagonisti assoluti per 164,5 chilometri, prima del ricongiungimento e del gran finale, fra curve a gomito e saliscendi nella strada verso Caltagirone. Una vera e propria prova di abilità che ha costretto i corridori a stupefacenti equilibrismi per rimanere in sella ed evitare l'impatto con l'asfalto. Un paio nel gruppo sono finiti a gambe all'aria, ma senza conseguenze. Il finale è una specie di rompicapo: parte Chaves, si vede Pozzovivo, poi è Valerio Conti a salire sugli scudi e a conquistare virtualmente la maglia rosa, ma il sogno dura poco. Il gruppo reagisce e alla fine è tutto un susseguirsi di scatti o allunghi più i meno definitivi. Lo è quello di Wellens che dimostra di avere una marcia in più e vola verso il traguardo.
Alla fine è il belga Tim Wellens a digerire meglio la salita al 10 per cento che porta al traguardo. Un muro degno di una classica del nord che va di traverso a qualche big. La frazione aveva tutta l'aria del trappolone e, da questo punto di vista, non ha tradito le attese: perché Chris Froome ha perso 17” dalla vetta, Fabio Aru altri 6” (ma ha recuperato su Froome, ora ad appena 2”) , Miguel Angel Lopez 17”, Pinot è riuscito a limitare i danni, conservando i 34” di ritardo dalla maglia rosa. Come il colombian Esteban Chaves, tornato da Israele con 47” che è riuscito a conservare.
La prima delle tre tappe siciliane del Giro si è aperta con la protesta di un nutrito gruppo di sostenitori della Palestina proprio nel cuore di Catania (a vuoto il tentativo di impedire la disputa della tappa, tuttavia sono riusciti rallentare la partenza) ed è proseguita con l'esposizione di bandiere, drappi e striscioni inneggianti al popolo che si oppone a Israele, da dove è partita la corsa rosa.
Primi attacchi e fuga vera dopo pochi chilometri, con Enrico Barbin, Jacopo Mosca, Marco Frapporti, Quientin Jauregui e Maxim Belkov protagonisti assoluti per 164,5 chilometri, prima del ricongiungimento e del gran finale, fra curve a gomito e saliscendi nella strada verso Caltagirone. Una vera e propria prova di abilità che ha costretto i corridori a stupefacenti equilibrismi per rimanere in sella ed evitare l'impatto con l'asfalto. Un paio nel gruppo sono finiti a gambe all'aria, ma senza conseguenze. Il finale è una specie di rompicapo: parte Chaves, si vede Pozzovivo, poi è Valerio Conti a salire sugli scudi e a conquistare virtualmente la maglia rosa, ma il sogno dura poco. Il gruppo reagisce e alla fine è tutto un susseguirsi di scatti o allunghi più i meno definitivi. Lo è quello di Wellens che dimostra di avere una marcia in più e vola verso il traguardo.
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