Datome: «Libri e canestri, che passione»
di Andrea Sini
La stella del Fenerbahce, ieri a Sassari per il festival “Sulla Terra Leggeri”, racconta il suo rapporto con la lettura
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SASSARI. L’hashtag #cosaleggegigione come marchio di fabbrica ormai riconoscibilissimo, una curiosità infinita e una fame per la lettura decisamente insolita per uno sportivo. Gigi Datome, campionissimo sul campo da basket, è un lettore vorace che utilizza i social (altra sua passione) per tenere una rubrica in cui periodicamente recensisce i volumi che passano sul suo comodino.
«Ma non mi reputo una mosca bianca – dice il cestista olbiese, che ieri a Sassari ha dialogato con Geppi Cucciari sul palco del festival Sulla Terra Leggeri –. Tanti miei compagni leggono abitualmente. Forse per il fatto che io scrivo queste specie di recensioni sui social sembra che io sia l’unico: ma se penso al mio Fenerbahce, c’è Niccolò Melli che legge tantissimo, ma anche a Sloukas, Kalinic, Baris Hersek. Bogdanovic (ora in Nba) quando giocavamo insieme mi ha consigliato qualche libro, Ekpe Udoh ha addirittura un “book club” con i suoi fan. In Italia scambio tante opinioni con Cavaliero e Pecile. Insomma, siamo in tanti».
Quando legge uno sportivo?
«I miei momenti per la lettura sono le tante trasferte, le giornate durante la stagione in cui tra un allenamento e un viaggio, in aereo o in albergo, ho spazio per me. Leggo poco a casa, perché preferisco trascorrere il tempo con la mia compagna, e leggo molto meno d’estate, perché quando torno in Sardegna mi piace incontrare gli amici e fare ciò che non riesco a fare durante la stagione».
Carta o digitale?
«Ho provato l’e-book, ma resto fedele alla carta. Mi piace sfogliare le pagine, sottolineare una frase, mi piace scrivere una dedica quando regalo un libro».
Nei suoi tre anni a Istanbul sembra avere instaurato un ottimo rapporto con la letteratura turca.
«Orhan Pamuk dice che su Istanbul e su tutta la Turchia c’è un velo di malinconia e questo si riflette in generale sulla letteratura. È un qualcosa che ho riscontrato sia nei suoi libri che in quelli di Elif Shafak, l’altra autrice turca con la quale mi sono approcciato in questi anni. I romanzi ti permettono di entrare dentro le nazioni e le città e di capire il punto di vista degli abitanti di un Paese».
Legge in lingua originale?
«No, in turco è impossibile, anche se conosco ormai diverse parole. Sarei in grado di leggere in inglese, ma dovrei comunque andare a cercare il significato di qualche parola, e a quel punto leggere non sarebbe più comodissimo. In inglese ho letto solo Harry Potter, perché quando uscì non volevo aspettare la pubblicazione dell’edizione in italiano. Capii tutto, perché il mio inglese era già buono, ma rileggendolo in italiano mi accorsi di aver perso molte sfumature».
Scriverà un’autobiografia?
«Sì, mi piacerebbe scriverla, un giorno, ma è una cosa che andrebbe fatta bene, quindi serve il momento giusto e anche qualcosa di interessante: quello che ho fatto nella mia vita più o meno lo sanno tutti; se riuscissi a trovare qualcosa da raccontare che reputo interessante, allora avrebbe senso. Altrimenti se ne può fare a meno».
Di recente ha recensito un libro anche sulle pagine della Nuova Sardegna. Ha mai pensato di scrivere un romanzo o un racconto?
«No, perché avere la passione per la lettura non ti rende automaticamente un bravo scrittore, quindi lasciamo scrivere i romanzi e i racconti a chi è in grado di farlo».
Quali libri l’hanno avvicinata alla lettura?
«Devo dire grazie a Harry Potter, perché già alle scuole medie avevo scoperto il piacere di leggere al di fuori dello studio e dell’obbligo di memorizzare, magari d’estate. E poi l’altro momento importante è arrivato con la lettura di “La fine è il mio inizio” di Tiziano Terzani: lo ricordo benissimo, era l’estate del 2006, appena diplomato, durante l’Europeo under 20. Da allora in viaggio o in ritiro ho sempre portato con me un libro. C’è però un altro episodio importante che mi ha ricordato di recente mia madre: alle elementari lessi “Ascolta il tuo cuore” di Bianca Pitzorno. Un colpo di fulmine».
«Ma non mi reputo una mosca bianca – dice il cestista olbiese, che ieri a Sassari ha dialogato con Geppi Cucciari sul palco del festival Sulla Terra Leggeri –. Tanti miei compagni leggono abitualmente. Forse per il fatto che io scrivo queste specie di recensioni sui social sembra che io sia l’unico: ma se penso al mio Fenerbahce, c’è Niccolò Melli che legge tantissimo, ma anche a Sloukas, Kalinic, Baris Hersek. Bogdanovic (ora in Nba) quando giocavamo insieme mi ha consigliato qualche libro, Ekpe Udoh ha addirittura un “book club” con i suoi fan. In Italia scambio tante opinioni con Cavaliero e Pecile. Insomma, siamo in tanti».
Quando legge uno sportivo?
«I miei momenti per la lettura sono le tante trasferte, le giornate durante la stagione in cui tra un allenamento e un viaggio, in aereo o in albergo, ho spazio per me. Leggo poco a casa, perché preferisco trascorrere il tempo con la mia compagna, e leggo molto meno d’estate, perché quando torno in Sardegna mi piace incontrare gli amici e fare ciò che non riesco a fare durante la stagione».
Carta o digitale?
«Ho provato l’e-book, ma resto fedele alla carta. Mi piace sfogliare le pagine, sottolineare una frase, mi piace scrivere una dedica quando regalo un libro».
Nei suoi tre anni a Istanbul sembra avere instaurato un ottimo rapporto con la letteratura turca.
«Orhan Pamuk dice che su Istanbul e su tutta la Turchia c’è un velo di malinconia e questo si riflette in generale sulla letteratura. È un qualcosa che ho riscontrato sia nei suoi libri che in quelli di Elif Shafak, l’altra autrice turca con la quale mi sono approcciato in questi anni. I romanzi ti permettono di entrare dentro le nazioni e le città e di capire il punto di vista degli abitanti di un Paese».
Legge in lingua originale?
«No, in turco è impossibile, anche se conosco ormai diverse parole. Sarei in grado di leggere in inglese, ma dovrei comunque andare a cercare il significato di qualche parola, e a quel punto leggere non sarebbe più comodissimo. In inglese ho letto solo Harry Potter, perché quando uscì non volevo aspettare la pubblicazione dell’edizione in italiano. Capii tutto, perché il mio inglese era già buono, ma rileggendolo in italiano mi accorsi di aver perso molte sfumature».
Scriverà un’autobiografia?
«Sì, mi piacerebbe scriverla, un giorno, ma è una cosa che andrebbe fatta bene, quindi serve il momento giusto e anche qualcosa di interessante: quello che ho fatto nella mia vita più o meno lo sanno tutti; se riuscissi a trovare qualcosa da raccontare che reputo interessante, allora avrebbe senso. Altrimenti se ne può fare a meno».
Di recente ha recensito un libro anche sulle pagine della Nuova Sardegna. Ha mai pensato di scrivere un romanzo o un racconto?
«No, perché avere la passione per la lettura non ti rende automaticamente un bravo scrittore, quindi lasciamo scrivere i romanzi e i racconti a chi è in grado di farlo».
Quali libri l’hanno avvicinata alla lettura?
«Devo dire grazie a Harry Potter, perché già alle scuole medie avevo scoperto il piacere di leggere al di fuori dello studio e dell’obbligo di memorizzare, magari d’estate. E poi l’altro momento importante è arrivato con la lettura di “La fine è il mio inizio” di Tiziano Terzani: lo ricordo benissimo, era l’estate del 2006, appena diplomato, durante l’Europeo under 20. Da allora in viaggio o in ritiro ho sempre portato con me un libro. C’è però un altro episodio importante che mi ha ricordato di recente mia madre: alle elementari lessi “Ascolta il tuo cuore” di Bianca Pitzorno. Un colpo di fulmine».
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