Italia»IL PALLONE SI SGONFIA
ROMA. «Date tempo ai giovani. E fiducia a Mancini, l'uomo giusto per risalire». L'appello a nome dei nuovi azzurri arriva da Federico Bernardeschi, in campo venerdì a Bologna nello stentato pari con...
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ROMA. «Date tempo ai giovani. E fiducia a Mancini, l'uomo giusto per risalire». L'appello a nome dei nuovi azzurri arriva da Federico Bernardeschi, in campo venerdì a Bologna nello stentato pari con la Polonia e lunedì spettatore in panchina del ko in Portogallo. Da lì, il giovane talento che sta crescendo all'ombra dei successi Juve non può non ammettere che il calcio italiano vive una crisi profondissima: «Quando hai toccato il fondo, l'unico modo per risalire è prendersi tutti per mano», la sua constatazione alla rivista “Undici”. L'1-0 subito dagli eredi di Cristiano Ronaldo segna l'inizio di una nuova crisi (da un anno zero vittorie in partite ufficiali), che è la prosecuzione della vecchia. Dall'eliminazione al primo turno dei Mondiali 2014 fino al mancato pass per Russia 2018, tra le dimissioni di Abete e il governo Tavecchio con la parentesi di Antonio Conte, la nazionale sta vivendo una crisi di identità che molti tecnici, al di là di formali formule di conforto, non esitano a definire epocale. «Mancano talenti, e non solo per le nostre scuole calcio: è un problema di generazione»: dicevano dopo Brasile 2014 molti veterani. Quel Mondiale finito tra le polemiche per il ritiro di Mangaratiba, le accuse a Balotelli, le delusioni di nome Insigne o Verratti, ha segnato una frattura mai più ricomposta. Via via sono usciti i veterani, fino all'addio tra le lacrime di Buffon dopo Italia-Svezia, e ora in azzurro rimane un gruppo di giocatori tutti da scoprire (Lazzari o Biraghi), spesso in difficoltà a trovare spazio e dimensione anche nel proprio club (Cristante e Pellegrini), entusiasmanti tra le mura di casa ma deludenti all'estero (Immobile), e nella migliore delle ipotesi ancora acerbi (Chiesa, Caldara, Romagnoli).
Certezze, davvero poche. D'altra parte, vorrà dire qualcosa che tra i 55 giocatori più votati dai 25.000 calciatori del sindacato mondiale per il top 11 del 2017-2018 ci siano solo due italiani (Buffon e Chiellini, e solo il secondo è tornato in azzurro...). E vorrà dire qualcosa che il Portogallo campione d'Europa ha deciso di far partire ieri un nuovo ciclo, con il 24enne Cancelo, il 21enne Ruben Dias, il 23enne Bruma che ha fatto ammattire la difesa azzurra, e Bernardo Silva, a 24 anni già giocatore fatto alla corte di Pep Guardiola. Tornano alla mente le parole di Sacchi, che ha definito «vergognoso» l'atteggiamento degli azzurrini dell'Under 21 e nel criticare Balotelli ha tracciato l'identikit del suo azzurro ideale: «deve avere intelligenza calcistica, spirito di squadra, orgoglio, professionalità». La federazione che il 22 ottobre dovrà uscire dal commissariamento e provare a ricostruire ha un lavoro lungo e difficile. Come quello di Mancini.
Certezze, davvero poche. D'altra parte, vorrà dire qualcosa che tra i 55 giocatori più votati dai 25.000 calciatori del sindacato mondiale per il top 11 del 2017-2018 ci siano solo due italiani (Buffon e Chiellini, e solo il secondo è tornato in azzurro...). E vorrà dire qualcosa che il Portogallo campione d'Europa ha deciso di far partire ieri un nuovo ciclo, con il 24enne Cancelo, il 21enne Ruben Dias, il 23enne Bruma che ha fatto ammattire la difesa azzurra, e Bernardo Silva, a 24 anni già giocatore fatto alla corte di Pep Guardiola. Tornano alla mente le parole di Sacchi, che ha definito «vergognoso» l'atteggiamento degli azzurrini dell'Under 21 e nel criticare Balotelli ha tracciato l'identikit del suo azzurro ideale: «deve avere intelligenza calcistica, spirito di squadra, orgoglio, professionalità». La federazione che il 22 ottobre dovrà uscire dal commissariamento e provare a ricostruire ha un lavoro lungo e difficile. Come quello di Mancini.
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