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«Un Mascalzone mondiale? Proviamoci»

«Un Mascalzone mondiale? Proviamoci»

Achille Onorato guida la pattuglia italiana ai campionati iridati Melges 20 in programma in questi giorni a Cagliari

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SASSARI. La pioggia ha tenuto in banchina la flotta dei Melges 20 arrivati a Cagliari per il Mondiale di classe. Non ha però smorzato l’entusiasmo dei concorrenti che, previsioni meteo alla mano, cominceranno a darsi battaglia questo pomeriggio nel “Maracanà del mare” che è il Golfo degli Angeli. Tra i 40 equipaggi in gara anche quello, italianissimo, di Achille Onorato col suo Mascalzone Latino jr.

Come fa a conciliare l’impegno al timone dell’impresa di famiglia con lo sport ad alto livello come i Mondiali di vela?

«Non è facile. E infatti non ho avuto molto tempo per allenarmi. Ho ridotto il mio impegno con la vela perchè siamo in una fase di forte espansione e il 90 per cento del mio tempo è dedicato all’azienda».

Facciamo un passo indietro. Lei fa l’armatore di professione e passa anche il tempo libero in mare. Deve essere proprio una passione.

«E’ così. E’ una passione di famiglia che ho ereditato da mio papà e che continuo a coltivare dove e quando posso. Anche in questo è stato per me un maestro di vita. Per me il mare è tutto. E’ stato il primo amore da bambino e lo è tuttora»

Le prime regate?

«Ero piccolissimo e ho continuato a regatare fino agli anni dell’università. Poi ho smesso per finire gli studi e ho ripreso da adulto».

Lei parla del mare e il pensiero corre alla Sardegna. I suoi rapporti con l’isola?

«Noi ci sentiamo sardi. La mia famiglia garantisce i trasporti tra la Sardegna e il continente da oltre 100 anni e l’isola è sempre stata al centro dei nostri progetti. Le ho detto che siamo molto impegnati nello sviluppo del business aziendale e le posso anticipare che stanno per arrivare sulle rotte da e per l’isola nuovi traghetti di ultima generazione. Saranno navi alimentate a gas, e dunque non inquinanti, con una capacità di trasporto doppia rispetto a quelle attuali. Sarà una vera rivoluzione».

Ci dia anche i tempi.

«I primi traghetti sono già in cantiere. Cominceranno a entrare in servizio fra tre anni. Ci vuole un po’ di pazienza per armarli ma saranno dei gioielli»

Torniamo alla vela. Lei ha già vinto un argento ai Mondiali. A Cagliari dove può arrivare?

«E’ vero, ho vinto un argento ma da allora sono passati quattro anni. E devo riconosce che quella volta mi ha aiutato la fortuna. Adesso punto a fare delle belle regate ma senza pormi particolari obiettivi. Devo dire che il livello è cresciuto tanto e che su 40 equipaggi in gara 30 possono puntare alla vittoria. Sarà durissima».

Perchè ha scelto di partecipare con i Melges 20, la più piccola delle due classi in gara?

«Perchè mi piace bagnarmi in tutti sensi».

La flotta delle barche impegnate nel Mondiale è ormeggiata a pochi metri dalla base di Luna Rossa, il consorzio italiano che si sta preparando per la Coppa America. Voi non ci avete fatto un pensierino...

«No, penso al Mondiale e penso soprattutto all’azienda. La Coppa America è una manifestazione molto bella ma in questo momento abbiamo altre priorità».

Lei ha preso il timone di società importanti come Moby e Tirrenia ma c’è un altro Onorato - Vincenzo - che ha più tempo libero...»

«Non è cosi, papà è sempre il punto di riferimento per noi figli. Stiamo crescendo al suo fianco, e la sua guida è preziosa e fondamentale. Con la vela è un fuoriclasse ma la Coppa America è fuori dai nostri obbiettivi».

Siete, invece, molto impegnati nel sociale.

«Per il team di Mascalzone Latino la scuola che abbiamo aperto a Napoli è il primo impegno. Stiamo lavorando con ragazzini di quartieri difficili come Scampia dove c’è gente che non ha mai visto il mare. Offriamo alternative alla strada e prospettive di vita ad adolescenti che hanno pochissime occasioni di crescita culturale e sociale. Ci crediamo molto e ci dedichiamo più tempo possibile».

Con quali prospettive?

«E’ dura ma da gente di mare abbiamo ben radicato il concetto di solidarietà. Vale nello sport e vale nella vita. Nella nostra compagnia il personale è tutto italiano, con contratti di lavoro italiani. La nostra è una battaglia per la salvaguardia dell’occupazione marittima del nostro Paese. Pensi che nella sola Torre del Greco ci sono 60mila marinai iscritti nelle liste di collocamento. I veri campioni sono loro».

Antonio Ledà

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