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«Senza pubblico chiuderemo bottega»

di Gianna Zazzara
«Senza pubblico chiuderemo bottega»

Nei guai Dinamo, Cagliari, Olbia, Torres ed Hermaea. «In mancanza di incassi chiediamo sgravi fiscali e contribuitivi»

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SASSARI. Porte chiuse per coronavirus negli stadi e nei palazzetti italiani, e a restare fuori oltre allo spettacolo sono gli spettatori. E gli incassi. Un problema. Un guaio enorme, per le società sportive piccole come per quelle grandi, a partire in Sardegna da Cagliari e Dinamo.

Il club sassarese secondo nella serie A di basket in questi giorni “fa sistema”. Ieri una videoconferenza tra club, lunedì incontro in Lega per trovare una posizione unitaria ma il problema è stato già sollevato dal presidente federale Petrucci e sposato dal presidente del club biancoblù, Stefano Sardara: adeguamenti fiscali per limitare i danni. La Dinamo in ogni incontro casalingo sfiora gli 80.000 euro di incasso.

Vive sulla sua pelle questo aspetto anche il Cagliari calcio. «Magari in questo momento è l’ultimo dei problemi – spiega il direttore generale rossoblù Mario Passetti –, ma esiste: il Cagliari in una partita di medio interesse di serie A incassa dai biglietti circa 150.000 euro. E ci sono problemi anche dal punto di vista logistico. Trasferte saltate, charter e alberghi da rimodulare in base al nuovo calendario, quando era già tutto prenotato. La nostra struttura è al lavoro, le agenzie di viaggio sono tutelate ma noi no, lo siamo meno. E ogni trasferta ci costa circa 50.00 euro. In questo momento, poi, l’incitamento dei tifosi per noi è fondamentale».

Ancora più delicata la situazione in serie C. «I club di serie A possono contare sulle risorse derivanti dai diritti tv, noi invece abbiamo solo gli incassi del botteghino e questo fa una bella differenza. Siamo noi i più penalizzati dal virus – dice il presidente dell’Olbia Alessandro Marino –. Al Nespoli abbiamo una media di 1500 spettatori, basta poco per capire quanto il virus inciderà sul fatturato annuo della società. Mi auguro che il governo accolga al più presto le richieste della Lega C sugli sgravi contributivi e fiscali, altrimenti sarà dura». Ma per Marino non c’è solo un problema economico. «Che senso ha giocare a porte chiuse? Se un giocatore di una delle due squadre fosse malato potrebbe contagiare avversari e staff. L’Olbia il 15 marzo deve giocare con la Pianese, la società toscana dove ben quattro giocatori sono risultati positivi al coronavirus. Speriamo bene».

Anche per il presidente della Torres Salvatore Sechi sarebbe stato meglio sospendere il campionato. «Premesso che non commento i provvedimenti decisi dal governo per tutelare la salute pubblica, per la serie D giocare a porte chiuse equivale a uccidere il campionato. Gli effetti si faranno sentire non solo sul bilancio a causa dei mancati incassi, ma anche sull’umore dei giocatori. Come si fa a giocare senza l’appoggio dei tifosi? Sono loro il dodicesimo uomo in campo». Non solo. «In serie D sono stati bloccati i prossimi due turni, questo per noi vuol dire andare dritti alla partita del 29 marzo con la Turris, la capolista. Si gioca in casa ed è un peccato non avere il sostegno dei tifosi anche perché abbiamo ancora tutta l’intenzione di agganciarla e chiudere il campionato in bellezza. Per non parlare delle partite da recuperare, sarà un disastro. Ripeto, sarebbe stato meglio fermarsi».

Dal calcio al volley. «L’Hermaea domenica gioca a Busto Arsizio, classificata come zona gialla. Mi dica lei che senso ha imporre le porte chiuse e poi far giocare le squadre in regioni dove il virus si sta espandendo con più forza? Ci vorrebbe più coerenza – sbotta il presidente Gianni Sarti –. Con tutto il rispetto, le circolari del governo fanno morire dal ridere. Impongono alle giocatrici di rispettare la distanza di un metro una dall’altra nello spogliatoio, e poi in campo non c’è alcuna limitazione, ovviamente. Chi ha scritto queste circolari sa che tra le giocatrici, quando si fa muro, c’è una distanza di appena 40 centimetri? Noi comunque ci adeguiamo. Le ragazze in aereo indosseranno la mascherina e abbiamo prenotato un pullman solo per noi. E anche in albergo saremo da soli. Il proprietario ha detto che domenica siamo gli unici clienti».

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