«Evans? Ci lavoriamo» Pasquini gioca d’anticipo
di Mario Carta
Lo stop per l’emergenza sanitaria rivoluziona il mercato della serie A
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SASSARI. Polvere sul parquet. Una timida ragnatela nella retina. Ci sta. E nessuno ha ancora rimesso a posto quella fascetta tergisudore incastrata in un angolo dello spogliatoio del PalaSerradimigni, ormai quasi due mesi fa. Tutto fermo ma non immobile, anche in tempi di quarantena, quando la palla strappata di mano ai giocatori passa ai dirigenti. È il loro tempo, questo. E lo è anche per Federico Pasquini, general manager della Dinamo Sassari.
State lavorando, anche in quarantena.
«Il nostro lavoro in questo momento è esattamente quello che normalmente si fa di solito più avanti, in maggio e in giugno. Solo che lo abbiamo forzatamente anticipato ad aprile e maggio. Non essendoci purtroppo pallacanestro giocata viene tutto anticipato e siamo al lavoro con le normali reti di informazione, gli scambi a livello italiano e mondiale, perché il mercato è mondiale. Operatori, procuratori e tanto scouting. Sono tante le partite e i giocatori che sto vedendo, insieme agli schemi su quale Dinamo costruire per quando si ripartirà secondo le priorità che abbiamo in testa Pozzecco e io».
Giornate normali.
«La giornata diventa molto veloce: alla mattina un mix fatto di rassegna stampa, siti internet e un paio di partite viste magari stando al telefono. In questo momento, mentre parlo sto guardando il campionato francese. Nel pomeriggio altre partite da vedere e poi il confronto con Gianmarco Pozzecco. E con Demis Cavina per quanto riguarda Torino, naturalmente».
Il coronavirus per il presidente Sardara può essere l’occasione per riscrivere il basket italiano, migliorandolo. Sta di fatto che il campo di gioco è cambiato. Budget ridotti, non si sa quante squadre in serie A... Come vi preparate?
«La situazione cambierà ma soltanto il virus dirà in quale maniera. Una volta terminata l’emergenza si faranno i conti e questo riguarderà soprattutto le aziende, le imprese. Soltanto allora si conoscerà la reale entità del danno e di conseguenza ciascun club farà le sue valutazioni».
Un’idea generale?
«Credo che ci sarà un diffuso abbassamento dei budget, è fisiologico. Questo porterà a modificare la strategia a livello della costruzione delle squadre. Diventerà più utile creare prima il contorno per poi andare al centro della torta. Bisognerà avere dei punti fermi, per poi da giugno ad agosto andare a vedere i prezzi di eventuali o presunti crack. In sintesi, è importante costruire prima la panchina, partendo da lì, e dalle conferme».
Che alla Dinamo ci sono.
«Spissu e Devecchi hanno un contratto pluriennale, Gentile e Bilan un altro anno».
Ed è confermato anche l’uomo rivelazione della scorsa stagione, coach Pozzecco, Le sirene dell’Eurolega non cantano più, per lui?
«Certo, è una conferma importante, Pozzecco è uno dei fattori della Dinamo. Eurolega? Ha un contratto fino al 2022, io sto lavorando con lui perché è il nostro coach».
Un ottimo campionato poi lo stop, con tanti giocatori che si sono messi in evidenza. Sarà difficile trattenere Pierre ed Evans.
«Sono giocatori che hanno tanto mercato, e penso che Pierre sia destinato al grande salto. Evans stiamo lavorando per provare a confermarlo, non sarà semplice ma la volontà c'è».
Si sono messi in evidenza anche gli italiani, compreso Michele Vitali. Resterà?
«Ha disputato un’ottima stagione anche lui ma parto dal presupposto che in una squadra che ha vinto la Supercoppa ed era seconda in campionato si sono messi in evidenza tutti. Michele ha disputato un’ottima stagione, è stato uno dei protagonisti come di volta in volta lo sono stati tutti».
Paulius Sorokas incluso.
«Certo, ha fatto quello di cui avevamo bisogno. Un bravissimo ragazzo con una voglia di lavorare incredibile, con un grande entusiasmo per la sua prima volta a questo livello in Italia. Ha sempre risposto presente, anche in campionato. Contro Varese è stato importantissimo».
E a Torino la Dinamo ha un altro italiano che brilla.
«Ousman Diop ha fatto molto bene. Con Cavina è cresciuto in maniera esponenziale, la squadra ha chiuso al primo posto. Ha ancora due anni di contratto, dobbiamo valutare il meglio, per lui e per noi. Non abbiamo fretta, con calma ci metteremo a tavolino per fare una cosa intelligente e sensata».
Non le è venuta l’idea di una stagione sprecata, per la Dinamo?
«Di base sì, pensavamo di poter essere protagonisti fino alla fine della stagione. Le partite perse a Milano e Venezia oltre a quella vinta in casa con la Virtus Bologna ci avevano dato l’idea che eravamo di buon livello. Poi, non si può sapere cosa sarebbe successo dopo, e la tragedia del coronavirus ci fa mettere da parte lo sport, quindi: nessun rimpianto».
La delusione è arrivata allora dall’Europa. Pensavate di poter fare almeno un passetto in più in Champions.
«Non la chiamerei delusione, secondi per differenza canestri nel girone e poi il sorteggio ha fatto la differenza, abbiamo incontrato Burgos che probabilmente nella sua fascia era la più forte e puntava tutto sulla coppa. Poi, eravamo in un momento particolare con l’arrivo di Smith e di conseguenza gara1 a Sassari l’abbiamo vissuta fra alti e bassi. A Burgos infine si è giocato in una situazione decisamente particolare. No, non riesco a provare un grande rammarico, dopo gara1 decisa per un tiro.
Tornando al futuro, 5+5 tricolore o 6+6 straniero?
«Non ho idea, prima dobbiamo ragionare sullle eventuali conferme, poi su quello che sarà lo scheletro della squadra e su dove vogliamo andare. Conterà la risposta del mercato, e con questo intendo che conterà anche la fortuna del farsi trovare al momento giusto nel posto giusto».
Ma l’idea è ancora quella di puntare su due americani esperti come con Jerrells e McLean, oppure su giovani Usa da scoprire?
«Dipende. Uno o due uomini di esperienza ti aiutano a essere più pronto, ma anche per questo discorso è troppo presto per avere un’idea. A seconda di come fai ci possono essere pedine esperte o no. È una situazione particolare, ancora non sappiamo se ripeteremo il 5+5, quell’idea era nata dal fatto di avere italiani forti come Polonara e Vitali, e il discorso in questo momento è ancora in fase embrionale».
Buon lavoro allora, e buona quarantena, con il basket…
«…in televisione, per ora. Restiamo chiusi in casa, che facciamo del bene a noi stessi e agli altri».
State lavorando, anche in quarantena.
«Il nostro lavoro in questo momento è esattamente quello che normalmente si fa di solito più avanti, in maggio e in giugno. Solo che lo abbiamo forzatamente anticipato ad aprile e maggio. Non essendoci purtroppo pallacanestro giocata viene tutto anticipato e siamo al lavoro con le normali reti di informazione, gli scambi a livello italiano e mondiale, perché il mercato è mondiale. Operatori, procuratori e tanto scouting. Sono tante le partite e i giocatori che sto vedendo, insieme agli schemi su quale Dinamo costruire per quando si ripartirà secondo le priorità che abbiamo in testa Pozzecco e io».
Giornate normali.
«La giornata diventa molto veloce: alla mattina un mix fatto di rassegna stampa, siti internet e un paio di partite viste magari stando al telefono. In questo momento, mentre parlo sto guardando il campionato francese. Nel pomeriggio altre partite da vedere e poi il confronto con Gianmarco Pozzecco. E con Demis Cavina per quanto riguarda Torino, naturalmente».
Il coronavirus per il presidente Sardara può essere l’occasione per riscrivere il basket italiano, migliorandolo. Sta di fatto che il campo di gioco è cambiato. Budget ridotti, non si sa quante squadre in serie A... Come vi preparate?
«La situazione cambierà ma soltanto il virus dirà in quale maniera. Una volta terminata l’emergenza si faranno i conti e questo riguarderà soprattutto le aziende, le imprese. Soltanto allora si conoscerà la reale entità del danno e di conseguenza ciascun club farà le sue valutazioni».
Un’idea generale?
«Credo che ci sarà un diffuso abbassamento dei budget, è fisiologico. Questo porterà a modificare la strategia a livello della costruzione delle squadre. Diventerà più utile creare prima il contorno per poi andare al centro della torta. Bisognerà avere dei punti fermi, per poi da giugno ad agosto andare a vedere i prezzi di eventuali o presunti crack. In sintesi, è importante costruire prima la panchina, partendo da lì, e dalle conferme».
Che alla Dinamo ci sono.
«Spissu e Devecchi hanno un contratto pluriennale, Gentile e Bilan un altro anno».
Ed è confermato anche l’uomo rivelazione della scorsa stagione, coach Pozzecco, Le sirene dell’Eurolega non cantano più, per lui?
«Certo, è una conferma importante, Pozzecco è uno dei fattori della Dinamo. Eurolega? Ha un contratto fino al 2022, io sto lavorando con lui perché è il nostro coach».
Un ottimo campionato poi lo stop, con tanti giocatori che si sono messi in evidenza. Sarà difficile trattenere Pierre ed Evans.
«Sono giocatori che hanno tanto mercato, e penso che Pierre sia destinato al grande salto. Evans stiamo lavorando per provare a confermarlo, non sarà semplice ma la volontà c'è».
Si sono messi in evidenza anche gli italiani, compreso Michele Vitali. Resterà?
«Ha disputato un’ottima stagione anche lui ma parto dal presupposto che in una squadra che ha vinto la Supercoppa ed era seconda in campionato si sono messi in evidenza tutti. Michele ha disputato un’ottima stagione, è stato uno dei protagonisti come di volta in volta lo sono stati tutti».
Paulius Sorokas incluso.
«Certo, ha fatto quello di cui avevamo bisogno. Un bravissimo ragazzo con una voglia di lavorare incredibile, con un grande entusiasmo per la sua prima volta a questo livello in Italia. Ha sempre risposto presente, anche in campionato. Contro Varese è stato importantissimo».
E a Torino la Dinamo ha un altro italiano che brilla.
«Ousman Diop ha fatto molto bene. Con Cavina è cresciuto in maniera esponenziale, la squadra ha chiuso al primo posto. Ha ancora due anni di contratto, dobbiamo valutare il meglio, per lui e per noi. Non abbiamo fretta, con calma ci metteremo a tavolino per fare una cosa intelligente e sensata».
Non le è venuta l’idea di una stagione sprecata, per la Dinamo?
«Di base sì, pensavamo di poter essere protagonisti fino alla fine della stagione. Le partite perse a Milano e Venezia oltre a quella vinta in casa con la Virtus Bologna ci avevano dato l’idea che eravamo di buon livello. Poi, non si può sapere cosa sarebbe successo dopo, e la tragedia del coronavirus ci fa mettere da parte lo sport, quindi: nessun rimpianto».
La delusione è arrivata allora dall’Europa. Pensavate di poter fare almeno un passetto in più in Champions.
«Non la chiamerei delusione, secondi per differenza canestri nel girone e poi il sorteggio ha fatto la differenza, abbiamo incontrato Burgos che probabilmente nella sua fascia era la più forte e puntava tutto sulla coppa. Poi, eravamo in un momento particolare con l’arrivo di Smith e di conseguenza gara1 a Sassari l’abbiamo vissuta fra alti e bassi. A Burgos infine si è giocato in una situazione decisamente particolare. No, non riesco a provare un grande rammarico, dopo gara1 decisa per un tiro.
Tornando al futuro, 5+5 tricolore o 6+6 straniero?
«Non ho idea, prima dobbiamo ragionare sullle eventuali conferme, poi su quello che sarà lo scheletro della squadra e su dove vogliamo andare. Conterà la risposta del mercato, e con questo intendo che conterà anche la fortuna del farsi trovare al momento giusto nel posto giusto».
Ma l’idea è ancora quella di puntare su due americani esperti come con Jerrells e McLean, oppure su giovani Usa da scoprire?
«Dipende. Uno o due uomini di esperienza ti aiutano a essere più pronto, ma anche per questo discorso è troppo presto per avere un’idea. A seconda di come fai ci possono essere pedine esperte o no. È una situazione particolare, ancora non sappiamo se ripeteremo il 5+5, quell’idea era nata dal fatto di avere italiani forti come Polonara e Vitali, e il discorso in questo momento è ancora in fase embrionale».
Buon lavoro allora, e buona quarantena, con il basket…
«…in televisione, per ora. Restiamo chiusi in casa, che facciamo del bene a noi stessi e agli altri».
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