La “7” di Domenghini sindone tricolore
Un momento, un momento. Passatemi la linea. Ci sono anch’io in collegamento. Sono la maglietta di Domenghini, chiaramente la numero sette di quel Cagliari Bari che ha portato lo scudetto in Sardegna....
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Un momento, un momento. Passatemi la linea. Ci sono anch’io in collegamento. Sono la maglietta di Domenghini, chiaramente la numero sette di quel Cagliari Bari che ha portato lo scudetto in Sardegna. Io da qualche anno vivo nel bellissimo museo, a Quartu, in via Diaz, di un appassionato della storia rossoblù, Simone Gallus. La compagnia lì non mi manca, fra decine di altri cimeli: altre magliette, bandiere, album di figurine, tappi di birra tedesca con le facce di Domingo e dei suoi compagni. Uno spettacolo. Quel giorno ero sudata come al solito: quanto correva Angelo. Mi ricordo la gente, il gol di Riva e poi quello di Gori. E anche il mio padrone sarebbe potuto finire nel tabellino dei marcatori: fermato da un palo su un tiro di sinistro, il portiere non l’avrebbe mai presa. Era tutto bellissimo, ma il destino con me fu beffardo. Non mi ricordo con chi fui scambiata. E finii la sera stessa in Puglia insieme ai giocatori del Bari ormai in B. Altro che festa dello scudetto. Mi chiamano la Sindone perché mi porto dietro una storia misteriosa. Sono stata ritrovata in un vecchio teatro di Bari, chissà perché proprio lì, racchiusa in un quadro che evidentemente, qualche decennio fa, qualcuno teneva appeso. Perché Sindone? Perché il mio scudetto dei Quattro mori, dopo anni e anni di stretto contatto, è rimasto impresso nel vetro. Creando un effetto non voluto, ma spettacolare. Rischiavo di finire male, ma per fortuna qualcuno ha chiamato Simone. E a lui non è sembrato vero: mi ha preso e mi ha dato il posto che mi merito nel suo museo. (s.a.)
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