«Alcuni presidenti sono lì da 30 anni»
Il ministro Spadafora difende la riforma: «Necessario il limite di tre mandati»
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ROMA. Punta su una grande riforma «di sistema», che non guarda ai singoli e alle polemiche di «pochi». Certo è che sulla querelle relativa ai mandati la frecciata arriva diretta: «Ci sono presidenti federali dai tempi della lira...». Il ministro Vincenzo Spadafora difende il testo unico sullo sport, lo fa spiegando che «non è una riforma per qualcuno o contro qualcuno, ma che va oltre» e che garantirà «una governance equilibrata sullo Sport tra Stato-Governo, Coni e Sport e Salute, con competenze chiare».
Sulla parte che più ha scatenato le critiche, quella relativa al limite di tre mandati, il ministro prosegue sulla sua linea: «Alcuni presidenti di federazione - spiega in una diretta Facebook - mi hanno fatto ridere, abbiamo previsto 12 anni di mandato: sono tantissimi. Abbiamo 16 presidenti federali (dice citando quello della Fipsas Ugo Claudio Matteoli, ndr) che stanno lì da 30 anni, presidenti che c'erano prima della caduta delle Torri gemelle, c'era ancora la lira... Dobbiamo sfatare questa cosa». E poi fa un esempio: «Anche io ho firmato la legge per le Olimpiadi ma poi i Giochi si faranno nel 2026 anche se io non sarò più ministro per lo Sport».
Dopo che una parte della politica ha definito il limite dei mandati una legge «contra personam» riferendosi al rischio incandidabilità di Giovanni Malagò al Coni, Spadafora sottolinea: «Non ce l'ho con nessuno e sono aperto a fare anche un confronto con i presidenti su questo tema».
Secondo il ministro sarebbe sbagliato «ridurre tutto alla questione dei mandati», rimarca, sottolineando che «non è una legge calata dall'alto, ci siamo confrontati con chiunque: forze politiche, Coni, Cip, Sport e Salute, federazioni, Regioni, ministeri». E per questo auspica ampia condivisione: «È una riforma ampia e complessa, che richiede ambizione e coraggio. Per questo faccio appello a tutte le forze politiche per avere consenso su un tema che riguarda tutto il Paese, ma soprattutto a quelle di maggioranza che daranno il loro voto in cdm. Se poi si vuol continuare si questo stato confusionale in cui vive il mondo dello sport non potrò che prenderne atto. Cogliamo questa opportunità», avverte il ministro.
Sulla parte che più ha scatenato le critiche, quella relativa al limite di tre mandati, il ministro prosegue sulla sua linea: «Alcuni presidenti di federazione - spiega in una diretta Facebook - mi hanno fatto ridere, abbiamo previsto 12 anni di mandato: sono tantissimi. Abbiamo 16 presidenti federali (dice citando quello della Fipsas Ugo Claudio Matteoli, ndr) che stanno lì da 30 anni, presidenti che c'erano prima della caduta delle Torri gemelle, c'era ancora la lira... Dobbiamo sfatare questa cosa». E poi fa un esempio: «Anche io ho firmato la legge per le Olimpiadi ma poi i Giochi si faranno nel 2026 anche se io non sarò più ministro per lo Sport».
Dopo che una parte della politica ha definito il limite dei mandati una legge «contra personam» riferendosi al rischio incandidabilità di Giovanni Malagò al Coni, Spadafora sottolinea: «Non ce l'ho con nessuno e sono aperto a fare anche un confronto con i presidenti su questo tema».
Secondo il ministro sarebbe sbagliato «ridurre tutto alla questione dei mandati», rimarca, sottolineando che «non è una legge calata dall'alto, ci siamo confrontati con chiunque: forze politiche, Coni, Cip, Sport e Salute, federazioni, Regioni, ministeri». E per questo auspica ampia condivisione: «È una riforma ampia e complessa, che richiede ambizione e coraggio. Per questo faccio appello a tutte le forze politiche per avere consenso su un tema che riguarda tutto il Paese, ma soprattutto a quelle di maggioranza che daranno il loro voto in cdm. Se poi si vuol continuare si questo stato confusionale in cui vive il mondo dello sport non potrò che prenderne atto. Cogliamo questa opportunità», avverte il ministro.
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