Tillman c’è, la Dinamo non abbia fretta
di Andrea Sini
L’ala americana arriva da un’estate terribile ed è in ritardo di condizione: l’obiettivo è recuperarlo con i tempi giusti
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SASSARI. Non è un “caso”, non c’è un mistero alle spalle. C’è semplicemente un giocatore da recuperare e un atleta da ricostruire. La Dinamo attende Justin Tillman, Justin Tillman non vede l’ora di scendere in campo con la maglia della Dinamo. Ma tra il dire e il fare c’è il mare di una inattività lunga cinque mesi, una preparazione saltata completamente e il peso, mentale ma anche fisico, legato al Covid-19, che durante l’estate gli ha portato via entrambi i genitori. Stiamo parlando di un ragazzo di 24 anni, è bene sottolinearlo.
La squadra di coach Gianmarco Pozzecco raschia il barile di una panchina sempre più corta (al momento sono fermi ai box anche Gentile, Treier e Gandini) e per il momento deve accontentarsi di riavere l’ala americana aggregata al gruppo, con la sua folta chioma “mechata” e il sorriso di chi, finalmente, può almeno allenarsi con i nuovi compagni di squadra. Che nei giorni scorsi, dopo ogni vittoria gli hanno telefonato per farlo sentire parte del gruppo.
Giovedì Tillman è andato per la prima volta a referto, nella partita contro Brindisi. Ha fatto il riscaldamento insieme agli altri, poi si è accomodato in panchina, attendendo forse una chiamata del coach per almeno assaggiare il parquet. Una chiamata che non è arrivata, non soltanto perché il match tiratissimo non concedeva margini per rischiare.
«Al momento Justin non è in condizione di scendere in campo e a me non piace mettere in difficoltà i miei giocatori». Le parole pronunciate da Pozzecco nell’immediato dopo-gara sono sibilline. E, al di là del fatto che la società non ha comunicato nulla a proposito della lunga quarantena di Tillman, né successivamente per il suo ingresso nella “bolla” di Olbia, la situazione è sufficientemente chiara.
Tra lutti familiari e problemi legati al coronavirus, ritardi nell’arrivo del visto e quarantene varie, Tillman ha perso suo malgrado tantissimo tempo e ora dovrà lavorare duro per recuperarlo.
Niente fretta, dunque, perché la giovane ala di Detroit per la Dinamo rappresenta un investimento a medio termine e se non sarà possibile vederlo in campo prima di qualche settimana non sarà il caso di strapparsi le vesti di dosso. Un peccato, certo, non poterlo schierare nella Supercoppa, soprattutto vista l’emergenza infortuni che sta mettendo in seria difficoltà i biancoblù. Ma le regole d’ingaggio di questa stagione condizionata dalla pandemia sono diverse dalle solite. E non si può far altro che avere pazienza.
La squadra di coach Gianmarco Pozzecco raschia il barile di una panchina sempre più corta (al momento sono fermi ai box anche Gentile, Treier e Gandini) e per il momento deve accontentarsi di riavere l’ala americana aggregata al gruppo, con la sua folta chioma “mechata” e il sorriso di chi, finalmente, può almeno allenarsi con i nuovi compagni di squadra. Che nei giorni scorsi, dopo ogni vittoria gli hanno telefonato per farlo sentire parte del gruppo.
Giovedì Tillman è andato per la prima volta a referto, nella partita contro Brindisi. Ha fatto il riscaldamento insieme agli altri, poi si è accomodato in panchina, attendendo forse una chiamata del coach per almeno assaggiare il parquet. Una chiamata che non è arrivata, non soltanto perché il match tiratissimo non concedeva margini per rischiare.
«Al momento Justin non è in condizione di scendere in campo e a me non piace mettere in difficoltà i miei giocatori». Le parole pronunciate da Pozzecco nell’immediato dopo-gara sono sibilline. E, al di là del fatto che la società non ha comunicato nulla a proposito della lunga quarantena di Tillman, né successivamente per il suo ingresso nella “bolla” di Olbia, la situazione è sufficientemente chiara.
Tra lutti familiari e problemi legati al coronavirus, ritardi nell’arrivo del visto e quarantene varie, Tillman ha perso suo malgrado tantissimo tempo e ora dovrà lavorare duro per recuperarlo.
Niente fretta, dunque, perché la giovane ala di Detroit per la Dinamo rappresenta un investimento a medio termine e se non sarà possibile vederlo in campo prima di qualche settimana non sarà il caso di strapparsi le vesti di dosso. Un peccato, certo, non poterlo schierare nella Supercoppa, soprattutto vista l’emergenza infortuni che sta mettendo in seria difficoltà i biancoblù. Ma le regole d’ingaggio di questa stagione condizionata dalla pandemia sono diverse dalle solite. E non si può far altro che avere pazienza.
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