«Manu per le amiche, in campo sono il mister»

La Tesse, storica giocatrice e allenatrice della Torres, ha superato il Master Uefa «Ho frequentato il corso con Pirlo ma lui si è già sistemato mentre io aspetto...» 

SASSARI. «Pirlo si è sistemato subito, io sono ancora disoccupata!». Manuela Tesse, protagonista della stagione d’oro della Torres insieme a Carolina Morace e alle tante sarde allora in azzurro, allenatrice di calcio, a settembre è salita di livello: promossa con 105 al Master Uefa. Tra i suoi colleghi di corso a Coverciano il tecnico della Juventus Andrea Pirlo e Thiago Motta.

Allenatore o allenatrice?

«Allenatore, prego. Allenare nello sport professionistico è uno di quei lavori apicali in cui il genere non dovrebbe contare. E poi non sopporto “portiera”, “arbitra” .. il calcio è sempre lo stesso anche quando in campo ci sono le donne».

Pirlo non ha fatto in tempo a sostenere l’esame che era già seduto sulla panchina dei bianconeri.

«Andrea è stato un grandissimo calciatore, ha avuto la fortuna di essere allenato dai migliori tecnici, era ovvio che “si sistemasse” subito. Ora dovrà fare esperienza come tecnico, ma direi che le basi ci sono. Io ho ricevuto proposte da diversi club stranieri di serie A ma le ho rifiutate perché in questo momento così difficile preferisco restare in Italia. Ecco ne approfitto: sono disponibile, sia per gli uomini che per le donne».

Grazie al patentino Uefa lei ora può guidare qualsiasi squadra, anche quelle che partecipano alla A e B maschile.

«Mi piacerebbe molto allenare una squadra maschile ma ci sono ancora molti ostacoli: troppi pregiudizi nel vedere una donna dare ordini ai maschi. In Italia l’unica eccezione è Patrizia Panico che allena la nazionale under 15 maschile. E anche all’estero le cose non vanno meglio. L’unica donna che ha allenato uomini è Corinne Diacre con il Clermont Ferrand, serie B francese. Peccato, perché in fatto di strategie, gestione del gruppo e rapporti interpersonali le donne sono dotatissime. Mi auguro che questo tabù crolli presto».

Lei è stata una delle protagoniste della stagione d’oro della Torres, ha vinto il primo scudetto nel ’94 da giocatrice e l’ultimo nel 2013 da allenatrice.

«Con Patrizia, Milena, Carolina siamo state le pioniere del calcio femminile in Italia. Ora sono stati fatti tanti passi avanti. Se dal 2021 le ragazze diventeranno professioniste è anche un po’ merito nostro. Spero che col professionismo arrivi anche la parità di guadagno con i colleghi maschi».

Allenare è una vocazione o una sfida?

«È l’unico modo per continuare a vivere di calcio. Ho dovuto smettere presto, a 28 anni mi sono rotta il piede giocando con l’Italia, poi un calvario fatto di sette interventi chirurgici. Ora sono passata dall’altra parte, sono felice così».

Come la mettiamo coi vecchi pregiudizi tipo “il calcio fa diventare le gambe grosse”, “le calciatrici sono quattro lesbiche?”

«Sono luoghi comuni che nel 2020 non dovrebbero neanche più esistere».

Molte calciatrici hanno fatto coming out, anche Carolina Morace, sua grandissima amica.

«Ma secondo voi è una notizia? Noi donne siamo più emancipate. Tra i calciatori invece c’è omertà sia per la reazione dell’opinione pubblica sia all’interno dello spogliatoio. Dovrebbero prendere esempio da noi, aiutiamoli a spezzare il tabù».

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