«Atletica anima e corpo»: lunga vita a re Sergio XI

Sergio Lai, da 40 anni presidente della federatletica regionale

L'intervista: per Lai undicesimo mandato consecutivo e 40 anni alla guida della Federazione regionale. Da atleta a dirigente e numero uno in una carriera avviata negli Anni 50

CAGLIARI. Faraone lo è di certo, in un regno che si perpetua da undici mandati quadriennali consecutivi sulle sponde di un Nilo d'atletica che scorre lungo 40 anni. E con la recente rielezione arriverà a 44, record italiano certificato per un dirigente di una federazione sportiva. Faraone di sicuro lo è, in una dinastia che proseguirà: lui stesso ha già indicato il successore. Ma onorata mummia... se ne parlerà più avanti, molto più avanti. «Perché solo la morte mi allontanerà dalla mia atletica». Re Sergio Lai XI, 80 anni, l'Eterno. Ancora presidente della Federazione atletica regionale.

È nato prima lei o l'atletica sarda?

«Va chiesto alle società che mi hanno votato. Io vado avanti per la mia strada come ho sempre fatto, mettendo sopra di tutto l'atletica sarda».

Che le ha dato tanto. E lei, come ha ricambiata?

«L'ho fatta crescere, dagli anni 50-60 quando esisteva solo la direttrice Cagliari-Sassari. Sono stato atleta, giudice di gara, fiduciario, dirigente, segretario, presidente. Ho fatto di tutto, fino in fondo. E ne ho viste di cose, da quando le federazioni ancora non esistevano a parte il Csi, dove sono nato. Mi sono dedicato anima e corpo a questo mondo, nonostante il mio impegnativo lavoro: responsabile amministrativo dell'azienda tramviaria di Cagliari».

Ora in pensione ha più tempo. Come lo userà, nei prossimi quattro anni olimpici?

«Andando fra la gente, perché è questo che paga, non come fanno i politici. La salute grazie a Dio c'è, la voglia e la grinta anche. Ho 80 anni? Guardate Tavecchio, ricandidato a 79. Guardate Gravina nel calcio...»

Questa volta ha avuto un avversario, Pina Carboni.

«Una candidatura d'opposizione nata frettolosamente. Avevo detto a Giuseppina che al termine dei miei mandati avrei affidato a lei le redini, e che era l'ultimo perché la legge non mi permetterà una nuova ricandidatura. Sono stato premiato. 1300 e passa voti io, 500 lei. Nient’altro da dire, credo».

Non è un momento facile.

«Proprio no, ancora di più con la pandemia. Ma riusciremo a crescere ancora».

Ne ha viste, di cose che noi umani... compresi tanti Giochi olimpici, anche attraverso tanti atleti sardi.

«Ho vissuto tanti momenti splendidi, grazie a loro. Senza presunzione, quando un sardo va ai Giochi io sono arcicontento, vuol dire che si è lavorato bene, che le società hanno lavorato bene nonostante siamo prigionieri nella nostra isola, limitati nel confronto tecnico».

Chi andrà in Giappone?

«Ci va Dalia Kaddari, almeno nella staffetta. E occhio all'oristanese Lorenzo Patta. Cresce, può entrare nella 4x100. Il problema però è che ora siamo fermi. Mi sto dando da fare con il Comune di Iglesias per disputare la stagione indoor, e mi sto battendo per il palazzetto dello sport polivalente a Monserrato. Lì si può costruire, torneremo alla carica. Il problema degli impianti è centrale».

Per questo dopo la sua rielezione si è presentato come il presidente del cambiamento?

«Sì. Sarà l'anno della crescita dei tecnici e dell'impiantistica, e se ce la faccio vorrei riportare la vetrina internazionale del meeting Terra Sarda. Cambiamento in questo senso, oltre che per un direttivo di gente nuova, appassionata, che ama l'atletica. Li metterò alla prova. Hanno voluto la bicicletta? Ora, pedalare. A partire dal rapporto con la scuola. Un cruccio? Manuela Caddeo unica donna nel consiglio. Mi dispiace, ce ne sono molte altre capaci».

Si è identificato con la Fidal sarda. 40 anni di fila, e diventera nno 44. Un record.

«In Italia sì, fuori non so. Mi ha chiamato il presidente nazionale per farmi gli auguri, mi ha detto "se muori tu, muore l'atletica sarda". Ma ho già individuato chi prenderà il mio posto. Non faccio il nome però l'accordo c'è già».

Ma se cambia la legge, un'altra candidatura...

«No, questa volta no. È l'ultima, a corollario di una lunga carriera. Ma resterò sempre nell'atletica, solo la morte mi porterà via l'atletica».

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