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La regina del softball: «Sogno Tokyo»

di Gianna Zazzara
La regina del softball: «Sogno Tokyo»

Benedetta Scotto, 22 anni, papà sassarese, dopo un’esperienza negli Stati Uniti, è rientrata in Italia. «Non vedevo l’ora»

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SASSARI. Novemila chilometri. Tanta è la distanza che separa Odessa, in Texas, e Milano. Culture e storie completamente diverse se a unirle non ci fosse il softball. «Con le dovute differenze, però. In America il softball è quasi una religione, le squadre fanno a gara a ingaggiare i talenti, in Italia invece è uno sport che difficilmente conquista pezzi e titoli sui giornali. Nonostante ciò, sono felicissima di essere tornata a giocare in Italia. A volte nello sport i soldi non sono tutto».

Benedetta Scotto, 22 anni, sassarese per merito di papà Walter, è una delle star del “batti e corri”. Ha iniziato a giocare giovanissima nel campionato di serie A, poi tre anni fa il sogno americano con una borsa di studio da 60mila dollari all’anno offerta dal College University di Odessa, in Texas.

Benedetta, ha giocato per due anni negli Usa dove il softball è uno degli sport più seguiti. E pure come lanciatrice, il ruolo più importante

«È stata una esperienza bellissima, ma molto dura. Gli americani amano vincere, sempre, e gli allenamenti sono molto intensi. Ma a un certo punto il mio fisico ha detto basta. Non sopportavo più quei ritmi e poi volevo riprendere gli studi. In America più che il tempo trascorso sui libri contano i punti che conquisti in campo».

E cosi l’anno scorso è rientrata in Italia. Ora gioca in una squadra lombarda, il Caronno, in serie A.

«Quando è arrivata la proposta ho capito che era un segno. Ho fatto i bagagli e sono rientrata in Italia anche perché in Texas era scoppiata la pandemia e volevo stare vicino alla mia famiglia. Mi sono anche iscritta all’università, in Scienze Motorie, sono veramente felice ».

Deve essere dura giocare a softball in Italia, uno sport che qui ha sempre fatto fatica ad abbattere i confini della popolarità.

«È un altro mondo, è vero. Al college avevamo un campo bellissimo, pensi che i giocatori di baseball avevano addirittura uno stadio a loro disposizione. E negli Stati Uniti girano ben altre cifre. Ma, ripeto, sono felice di essere rientrata. Certo un’esperienza all’estero è senza dubbio importante ma non ho rimpianti. Anche perchè il softball in Italia è una società vincente , sana, costruita con principi unici e come una grande famiglia. Non vedo l’ora di venire a giocare in Sardegna, Nuoro è nel nostro girone».

Perché proprio il softball?

«Per caso, un mio compagno di classe, alle medie, giocava a baseball, ho provato e mi sono appassionata. Lui poi ha abbandonato ed è diventato il mio più grande tifoso. E poi il softball è il gioco del sole, in campo da aprile ad agosto, all’aperto, è uno sport meraviglioso».

È sempre una lanciatrice?

«Ora gioco da esterna, sto alla fine del campo, sull’erba, sono quella che prende le palle al volo. Purtroppo ho dovuto abbandonare il ruolo di lanciatrice a causa degli infortuni: tanti, troppi. Il mio nuovo ruolo mi piace parecchio, è quello più atletico, corro parecchio».

All’orizzonte c’è l’avventura olimpica di Tokyo 2021.

«Ci spero tanto, incrocio le dita. L’Italia è già qualificata e le atlete che faranno un buon campionato (si parte ad aprile, ndr) sono sicura che avranno delle chance. Io ce la metterò tutta. Quella sì che sarebbe un’offerta da prendere al volo».

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