Bendzius: «Un anno di cui andare fieri»

L’ala lituana: «Il miglior gruppo in cui ho giocato in carriera»

SASSARI. «L’amarezza per l’eliminazione dai playoff non è ancora passata, ma prima o poi svanirà e ciò che resterà saranno gli ottimi ricordi di questa stagione e di questo grande gruppo».

Eimantas Bendzius non si è ancora voltato indietro ma non vuole neanche sporgersi troppo avanti. Alla vigilia del suo ritorno in Estonia, il numero 20 della Dinamo prova rimettere insieme le tappe più importanti della sua prima stagione italiana, vissuta da protagonista assoluto, e non si sbilancia sul suo futuro.

Il cammino del Banco si è fermato sul suo semigancio, troppo corto, a 2” dalla fine di Gara5. Ha rivisto l’azione?

«No e onestamente non ho rivisto neanche la partita. Più avanti la guarderò con la dovuta serenità e la testa più leggera, al momento le sensazioni sono ancora troppo calde. Su quell’azione ero marcato da uno più piccolo, mi ha chiuso la destra, ho tirato e ho sbagliato»

È un errore che la condizionerà in futuro?

«No, perché fa parte del gioco e ogni giocatore di basket sa che un ultimo tiro arriva dopo tante giocate altrettanto decisive, che sono un rimbalzo in attacco, una tripla o la difesa di uno che fa flopping e si prende un fallo ».

La Dinamo ha messo in seria difficoltà una squadra solida e lunghissima. Siete soddisfatti di quanto fatto o prevale la delusione?

«Come squadra in generale possiamo essere fieri di quello che siamo riusciti a fare. Questo è stato uno dei migliori gruppi nei quali ho avuto il piacere di giocare nella mia carriera. C’era un grande spogliatoio, abbiamo vissuto insieme costantemente sia in campo che fuori e tra noi sono nate ottime relazioni. Siamo stati bene. È per questo che ogni volta siamo ripartiti».

In che senso?

«Abbiamo avuto continuamente problemi di Covid e di infortuni, ci sono stati giocatori che sono andati via in corsa e altri che sono arrivati. Ma ogni volta ci siamo compattati perché eravamo un grande gruppo e c’è stato un grande rapporto tra noi, il coach, lo staff e la società».

Quale è stato il momento più bello della stagione?

«Dico Gara4 contro Venezia, forse anche perché è il ricordo più fresco. In particolare l’ultimo quarto, dopo che nel terzo eravamo stati sotto di 10-12 punti e tutto andava male, con loro che segnavano grandi canestri. In quel momento ci siamo sostenuti a vicenda e chi ha guardato la partita credo che se ne sia accorto, siamo tornati alla grande, con un’energia speciale e la soddisfazione di vedere sul campo i risultati del grande feeling costruito con 10 mesi di lavoro».

Che giudizio dà della serie A?

«Sicuramente positivo: ci sono americani di grande atletismo, ma anche tanti buoni giocatori italiani e tanti europei di livello. C’è un mix che rende interessante questa lega, in cui vincere è sempre complicato e spesso ci sono sorprese».

Lei è stato uno dei giocatori di maggior impatto del campionato: sesto tra i cecchini, terzo nel tiro da 3 punti, 27 volte in doppia cifra in 32 gare, 11 volte oltre quota 20. È soddisfatto?

«Ogni giocatore ha dato tanto a questa squadra: lavori duro dall’estate, vuoi migliorare ogni anno, vuoi giocare bene e crescere ancora di livello, perché allenarsi fa la differenza. Credo che con me la Dinamo abbia trovato il giocatore di cui aveva bisogno e semplicemente mi ha messo in condizione di esprimermi al meglio».

Come è stato il suo anno a Sassari?

«Prima di venire avevo parlato con Stipcevic e Sorokas ed entrambi mi avevano parlato del grande calore del pubblico. Ecco, purtroppo è mancato solo quello, ma per il resto io e la mia famiglia siamo stati alla grande. Mia figlia ha 3 anni, ha fatto il primo anno di asilo e ha imparato l’italiano, abbiamo goduto del clima, della gente e per quanto possibile anche del mare».

Significa che resterebbe volentieri alla Dinamo?

«Oggi è impossibile dire se le possibilità di restare siano zero o cento. La società farà le sue valutazioni, io le mie e poi si vedrà. Però la risposta alla domanda è sì, resterei molto volentieri».

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