«Lungimiranza e concretezza, un progetto con basi solide»
di Giovanni Dessole
Il presidente Stefano Sardara ha annunciato che lascerà tra un anno Biancoblù di ieri e di oggi: «Un decennio incredibile, una crescita costante»
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SASSARI. La Dinamo e Stefano Sardara, 10 anni vissuti intensamente. Una storia dai tanti protagonisti che sembra prepararsi a vivere l’ultimo ballo. Jack Devecchi è l’attuale capitano. È il punto di contatto fra due ere biancoblù. Sarà punto di contatto fra presente e futuro: «Sassari era una piazza già carica di entusiasmo che arrivata in serie A ha aumentato il suo potenziale. Nell’ultimo decennio tutto è stato ottimizzato, siamo diventati modello da imitare. La dirigenza, coadiuvata dallo staff, supportata da tifosi, istituzioni e partner, ha costruito qualcosa di duraturo. Nulla è scontato, ma se la Dinamo ha retto l’urto della pandemia è anche perché, a suo tempo, la famosa casetta è stata costruita in mattoni. Perché negli anni sono state apportate migliorie utili a rafforzare progetto cestistico, brand e fondamenta».
Viola Frongia oggi è dg a Torino. Ha spiccato il volo oltre Tirreno ma è nata professionalmente a Sassari: «Il primo pensiero va al 2013: avevo contattato il presidente su Facebook sognando una stage, non speravo in una risposta. Stefano non solo mi ha risposto ma mi ha permesso di vivere un’esperienza oltre ogni immaginazione. Ero un’abbonata, mi è sempre piaciuto lo sport. Gli sarò sempre grata per aver scommesso su di me, della sua lungimiranza, energia e dei suoi insegnamenti quotidiani. Occorre fegato per lanciarsi in una cosa così grande, ma anche per concludere un percorso». A proposito di capitani di lungo corso, Emanuele Rotondo è una delle orgogliose bandiere sassaresi: «Il decennio Sardara è stato probabilmente irripetibile. Nessuno avrebbe potuto immaginare che avremmo visto l’Eurolega e Teodosic fare assist no look in piazzale Segni. Abbiamo vinto lo scudetto e altri titoli, festeggiato come nemmeno ai Mondiali di calcio. Stefano sarà sempre ricordato come l’artefice di un miracolo sportivo, della trasformazione radicale da azienda di famiglia a struttura aziendale consolidata». Brian Sacchetti a Sassari ha lasciato il cuore. Così come sull’Isola: ha sposato una bella olbiese, è residente ad Alghero e in Sardegna ha trascorso 7 anni con triplete annesso. «Impossibile quantificare quanto la Dinamo mi ha dato. Ci sono legami che, superati tempo e distanze, sono ancora oggi indissolubili. Ci sono stati addii dolorosi e fortissimi abbracci. E ci sono stati grandi successi. Più si diventa grandi, più crescono le responsabilità, più mediare fra business e passione diventa difficile. Una cosa è certa: la Dinamo merita di esistere ancora a lungo».
Mauro Bonino, “Iceman”, è oggi uomo di basket già protagonista nell’era Milia: «L’ultimo decennio ha trasformato l’amore viscerale della gente di Sassari per la squadra in fenomeno nazionale e internazionale. Io ho vissuto l’amore dei tifosi in maniera diversa, più intima e ristretta. Il presidente Sardara ha fatto della Dinamo un capolavoro di comunicazione, ha fatto un lavoro straordinario, unico e vincente, dimostrando verso noi ex giocatori una considerazione unica. Ci ha fatto rivivere le magie del palazzetto, ci ha portato a Berlino e Barcellona. Il miglior erede del caro avvocato Dino Milia». Lollo D’Ercole oggi gioca a Tortona in A2. Sassari è stata casa sua dal 2015 al 2017. «La Dinamo è un caso emblematico nel basket italiano. Lo sport ti porta a sposare un progetto, poi magari mette di mezzo il mare fra te e ciò che è stato. Ma guardando a quel che è stato non si può che ragionare sulla forza dell’idea portata avanti. Una squadra simpatia diventata avversario da battere. Resistere al tempo non è cosa da poco».
Viola Frongia oggi è dg a Torino. Ha spiccato il volo oltre Tirreno ma è nata professionalmente a Sassari: «Il primo pensiero va al 2013: avevo contattato il presidente su Facebook sognando una stage, non speravo in una risposta. Stefano non solo mi ha risposto ma mi ha permesso di vivere un’esperienza oltre ogni immaginazione. Ero un’abbonata, mi è sempre piaciuto lo sport. Gli sarò sempre grata per aver scommesso su di me, della sua lungimiranza, energia e dei suoi insegnamenti quotidiani. Occorre fegato per lanciarsi in una cosa così grande, ma anche per concludere un percorso». A proposito di capitani di lungo corso, Emanuele Rotondo è una delle orgogliose bandiere sassaresi: «Il decennio Sardara è stato probabilmente irripetibile. Nessuno avrebbe potuto immaginare che avremmo visto l’Eurolega e Teodosic fare assist no look in piazzale Segni. Abbiamo vinto lo scudetto e altri titoli, festeggiato come nemmeno ai Mondiali di calcio. Stefano sarà sempre ricordato come l’artefice di un miracolo sportivo, della trasformazione radicale da azienda di famiglia a struttura aziendale consolidata». Brian Sacchetti a Sassari ha lasciato il cuore. Così come sull’Isola: ha sposato una bella olbiese, è residente ad Alghero e in Sardegna ha trascorso 7 anni con triplete annesso. «Impossibile quantificare quanto la Dinamo mi ha dato. Ci sono legami che, superati tempo e distanze, sono ancora oggi indissolubili. Ci sono stati addii dolorosi e fortissimi abbracci. E ci sono stati grandi successi. Più si diventa grandi, più crescono le responsabilità, più mediare fra business e passione diventa difficile. Una cosa è certa: la Dinamo merita di esistere ancora a lungo».
Mauro Bonino, “Iceman”, è oggi uomo di basket già protagonista nell’era Milia: «L’ultimo decennio ha trasformato l’amore viscerale della gente di Sassari per la squadra in fenomeno nazionale e internazionale. Io ho vissuto l’amore dei tifosi in maniera diversa, più intima e ristretta. Il presidente Sardara ha fatto della Dinamo un capolavoro di comunicazione, ha fatto un lavoro straordinario, unico e vincente, dimostrando verso noi ex giocatori una considerazione unica. Ci ha fatto rivivere le magie del palazzetto, ci ha portato a Berlino e Barcellona. Il miglior erede del caro avvocato Dino Milia». Lollo D’Ercole oggi gioca a Tortona in A2. Sassari è stata casa sua dal 2015 al 2017. «La Dinamo è un caso emblematico nel basket italiano. Lo sport ti porta a sposare un progetto, poi magari mette di mezzo il mare fra te e ciò che è stato. Ma guardando a quel che è stato non si può che ragionare sulla forza dell’idea portata avanti. Una squadra simpatia diventata avversario da battere. Resistere al tempo non è cosa da poco».
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