Battute e ricordi 32 anni dopo: Semplici ritrova gli amici di Sorso

Rimpatriata dell’allenatore del Cagliari per salutare i vecchi compagni, riconosciuti uno per uno: «Questa è la Billellera, ma l’acqua c’è ancora?». Il tecnico accompagnato dai figli Filippo e Niccolò

SORSO. Leonardo Semplici è stato di parola: è tornato a Sorso 32 anni dopo la sua esperienza da calciatore ed è stato accolto dall’abbraccio affettuoso dei suoi ex compagni con i quali aveva militato nel campionato di serie C2 nell’annata 1988-89. Puntuale, accompagnato dai figli Filippo e Niccolò, l’allenatore che ha compiuto il miracolo di guidare il Cagliari verso una salvezza che sembrava insperata ha mantenuto la promessa fatta rispondendo ai messaggi che per settimane lo hanno incoraggiato, specie nei momenti difficili.

L’artefice della rimpatriata è stato Battistino Gallu, difensore di qualità, una delle bandiere del Sorso e con esperienze importanti con Torres e Olbia.

É stato un martello pneumatico, tutte le settimane da quando Semplici è stato chiamato dal presidente Giulini a tentare una impresa disperata. «Gli facevo la tabella – racconta con tono scherzoso – e mi rispondeva metteva il simbolo delle mani giunte. E il Cagliari risaliva, punto dopo punto, fino alla salvezza». Anche gli altri compagni del Sorso hanno fatto il tifo per “Leo”. Centinaia di chilometri, da una parte all’altra della Sardegna, giovedì sera, poco prima delle 20, il tecnico è arrivato a Sorso. Un giro per la città, i saluti e gli applausi nei bar, la piazza, la fontana della Billellera: «Ma l’acqua c’è ancora?».

E loro pronti in formazione: il portiere Antonello Fiori, lo vede subito Leonardo Semplici: «Ma sei rimasto così? – gli dice – sei in forma». Li riconosce senza errore: Battistino Gallu non fa testo, inconfondibile. Parla in continuazione: si ricorda ogni dettaglio e semina battute. “Leo” sta al gioco: Claudio Merlo allenatore di quel Sorso di ragazzini non aveva dato la fascia da capitano a Gallu, così mister Semplici ripara il torto, gli piega la manica della maglietta: «Ecco, ti nomino capitano». Risate e applausi, anche con Nicola Sanna, il “professore”: «Cosa insegni?». Capelli bianchi, fisico asciutto, il prof risponde: «Inglese, se hai bisogno sono a disposizione». Sorride Semplici, anche di fronte ai fratelli Masia - Riccardo e Franco - due talenti naturali. Chiede, Semplici: si informa su cosa fanno, delle famiglie.

Gianpiero Tirotto è alto quasi quanto lui: «Tirotto!», dice il mister puntando il dito, e lo abbraccia. L’unica esitazione davanti a Marco Piana: qualche chilo in più, gli occhiali. Serve uno sforzo e un aiuto: «Piana? Non ti avrei riconosciuto. Ma certo ora sì, sei tu». Quartier generale della rimpatriata la trattoria di Vittorio Mura, super tifoso. A tavola: una raffica di antipasti, Sfida impegnativa. Sembra finita lì, Invece è appena l’inizio: un piatto dopo l’altro: «Ma che è un matrimonio?», esclama Semplici. E Battistino Gallu imperversa: «Se ti serve uno per distribuire le casacche ricordati di me».

É una festa vera, mister Semplici se l’aspettava così. Li ha trovati come li aveva lasciati i suoi compagni. Rispetto e semplicità. E il primo a dare l’esempio è il tecnico del Cagliari: uno che si è fatto da solo, dall’Eccellenza fino alla serie A. Decine di foto con chiunque. Poi la formazione. «É stata una grande serata ragazzi, sono davvero contento di essere tornato». Due pensieri sulla stagione che riparte: «Sono pronto per cominciare, ho una squadra di ragazzi in gamba». Dopo la mezzanotte la partenza da Sorso grazie a Franchino Asara, anche lui a disposizione per una storica rimpatriata.

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