«Così ho preso a pugni le difficoltà»
di Gianni Bazzoni
Il sassarese Cristian Zara il 6 agosto sul ring di Stintino darà l’assalto al tricolore dei gallo contro il bronzo olimpico Picardi
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SASSARI. In nazionale vinceva e si gasava, sognava le Olimpiadi. Poi ha capito presto che non bastavano i successi per andare avanti: «Serviva la spintarella al momento giusto per entrare nei gruppi sportivi e io non avevo niente di tutto questo. Ero solo io, pensavo fossero sufficienti i meriti, e che con il ricambio generazionale si potessero creare degli spazi. Invece non era così, l’ho capito dopo tante promesse. Il fallimento del pugilato italiano che non ha nessun rappresentante ai campionati olimpici di Tokyo è anche figlio di questa situazione. Si è preferito insistere sugli stessi atleti per troppi anni, non hanno fatto crescere chi aveva delle qualità e si è arrivati alla fine senza niente. Onore alle donne, invece, che sono sicuro porteranno risultati importanti».
Cristian Zara ha 23 anni, è un ragazzo di Monte Rosello, quartiere popolare di Sassari, e il 6 agosto combatterà da sfidante per il titolo italiano professionisti dei pesi gallo. Dieci riprese contro un campione come Vincenzo Picardi, un match difficile che vale tutto per chi ha scommesso sul pugilato come opportunità di crescita e di rivalsa.
Un fratello più grande (ha 26 anni), fidanzato da un anno con una ragazza che «per prima cosa ha accettato e rispetta la mia scelta di praticare la boxe», Cristian Zara è attualmente disoccupato «perchè quando ti alleni due volte al giorno ad alti livelli hai poco tempo per trovare una occupazione normale».
«Ho fatto il cameriere saltuariamente – racconta Cristian Zara – soprattutto durante le stagioni estive. Ci sarebbe voluto un lavoro che mi consentisse di allenarmi regolarmente, anche un part time, ma non ho avuto mai questa fortuna. E so che non è facile. Ho puntato sulla boxe perchè è la mia vita, anche se quando ho cominciato non sembrava proprio che fossi uno capace di stare sul ring».
Era cicciotello Cristian quando si è presentato in palestra per dimagrire e aveva già fatto diversi tentativi con altre discipline: karate, judo e corsa. «Un giorno mio padre mi ha accompagnato al palazzetto per assistere a un allenamento, così ho scelto il pugilato. Avevo 13 anni e non ho più smesso. L’inizio non è stato brillante perchè ero molto emotivo, ma il mio maestro Maurizio Muretti mi ha aiutato a crescere. E oggi sono pronto per giocare la sfida più importante, quella del titolo italiano».
C’è un po’ di amarezza nelle parole di Cristian Zara, «perchè io sono figlio di quella Sassari semplice che crede nei valori umani e che è sempre disponibile a fare qualcosa per gli altri. Le difficoltà non sono una vergogna ma un passaggio della vita e se puoi fare qualcosa per sostenere chi non ce la fa non devi esitare. Io la penso così, l’importante è non vantarsene poi per cercare chissà quale considerazione. Ma Sassari non mi ha considerato: volevo combattere nella mia città per il titolo italiano. Sarebbe stato bellissimo. Invece si sono lasciati scappare questa opportunità e salirò sul ring a Stintino». Non ne fa un dramma Cristian Zara, anzi. «Stintino è un luogo ideale, una location collaudata per il pugilato grazie alle tante iniziative del compianto Alberto Mura. Mi fa piacere combattere lì, è un pezzo di Sardegna che mi accoglie senza secondi fini. Sono professionista da due anni: una sera dopo una nuova vittoria con la maglia della nazionale ho capito che dovevo lasciare il dilettantismo, perchè nonostante i successi non cambiava niente. Ho chiamato il maestro e gli ho detto: prepara le pratiche, passo tra i “pro”».
Sette combattimenti, tutti vinti (3 prima del limite) e una rapida scalata verso il titolo italiano. «Questo è il mio sport, ci metto l’anima – dice Cristian – non ho mai mollato di fronte alle difficoltà. Voglio puntare al massimo, il titolo italiano di boxe è come una sfida per lo scudetto di una squadra di calcio di serie A. Ma il pugilato è uno sport povero, si soffre tanto e serve fame per andare avanti. E io ho fame».
Non ha neppure una palestra sua la Boxe Torres “Mario Muretti”, società dove Zara è nato e cresciuto (da professionista è affiliato alla colonia Loreni), e questo è un altro pezzo incredibile della storia: «Se non ci avesse accolto un amico – dice il maestro Maurizio Muretti – dopo lo sfratto dal palazzetto a quest’ora saremmo ad allenarci in campagna, in mezzo agli alberi di olivo. É una vergogna, ma abbiamo dimostrato che cosa sappiamo fare. Dico grazie al Comune di Stintino che ha preso al volo l’opportunità di organizzare la manifestazione del 6 agosto insieme a noi. Ci saranno altri 4 combattimenti (oltre a quello per il titolo) tra cui anche il nostro Andrea Aroni nei supermedi». Cristian Zara si allena, sente il peso di una responsabilità importante: «Avrò di fronte un grande campione, uno che ha dato tanto all’Italia. Io voglio rappresentare alla grande Sassari e la Sardegna. Spero che la mia città si accorga che non esistono solo la Dinamo e la Torres - squadre di cui sono grande tifoso - ma ci sono anche io».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Cristian Zara ha 23 anni, è un ragazzo di Monte Rosello, quartiere popolare di Sassari, e il 6 agosto combatterà da sfidante per il titolo italiano professionisti dei pesi gallo. Dieci riprese contro un campione come Vincenzo Picardi, un match difficile che vale tutto per chi ha scommesso sul pugilato come opportunità di crescita e di rivalsa.
Un fratello più grande (ha 26 anni), fidanzato da un anno con una ragazza che «per prima cosa ha accettato e rispetta la mia scelta di praticare la boxe», Cristian Zara è attualmente disoccupato «perchè quando ti alleni due volte al giorno ad alti livelli hai poco tempo per trovare una occupazione normale».
«Ho fatto il cameriere saltuariamente – racconta Cristian Zara – soprattutto durante le stagioni estive. Ci sarebbe voluto un lavoro che mi consentisse di allenarmi regolarmente, anche un part time, ma non ho avuto mai questa fortuna. E so che non è facile. Ho puntato sulla boxe perchè è la mia vita, anche se quando ho cominciato non sembrava proprio che fossi uno capace di stare sul ring».
Era cicciotello Cristian quando si è presentato in palestra per dimagrire e aveva già fatto diversi tentativi con altre discipline: karate, judo e corsa. «Un giorno mio padre mi ha accompagnato al palazzetto per assistere a un allenamento, così ho scelto il pugilato. Avevo 13 anni e non ho più smesso. L’inizio non è stato brillante perchè ero molto emotivo, ma il mio maestro Maurizio Muretti mi ha aiutato a crescere. E oggi sono pronto per giocare la sfida più importante, quella del titolo italiano».
C’è un po’ di amarezza nelle parole di Cristian Zara, «perchè io sono figlio di quella Sassari semplice che crede nei valori umani e che è sempre disponibile a fare qualcosa per gli altri. Le difficoltà non sono una vergogna ma un passaggio della vita e se puoi fare qualcosa per sostenere chi non ce la fa non devi esitare. Io la penso così, l’importante è non vantarsene poi per cercare chissà quale considerazione. Ma Sassari non mi ha considerato: volevo combattere nella mia città per il titolo italiano. Sarebbe stato bellissimo. Invece si sono lasciati scappare questa opportunità e salirò sul ring a Stintino». Non ne fa un dramma Cristian Zara, anzi. «Stintino è un luogo ideale, una location collaudata per il pugilato grazie alle tante iniziative del compianto Alberto Mura. Mi fa piacere combattere lì, è un pezzo di Sardegna che mi accoglie senza secondi fini. Sono professionista da due anni: una sera dopo una nuova vittoria con la maglia della nazionale ho capito che dovevo lasciare il dilettantismo, perchè nonostante i successi non cambiava niente. Ho chiamato il maestro e gli ho detto: prepara le pratiche, passo tra i “pro”».
Sette combattimenti, tutti vinti (3 prima del limite) e una rapida scalata verso il titolo italiano. «Questo è il mio sport, ci metto l’anima – dice Cristian – non ho mai mollato di fronte alle difficoltà. Voglio puntare al massimo, il titolo italiano di boxe è come una sfida per lo scudetto di una squadra di calcio di serie A. Ma il pugilato è uno sport povero, si soffre tanto e serve fame per andare avanti. E io ho fame».
Non ha neppure una palestra sua la Boxe Torres “Mario Muretti”, società dove Zara è nato e cresciuto (da professionista è affiliato alla colonia Loreni), e questo è un altro pezzo incredibile della storia: «Se non ci avesse accolto un amico – dice il maestro Maurizio Muretti – dopo lo sfratto dal palazzetto a quest’ora saremmo ad allenarci in campagna, in mezzo agli alberi di olivo. É una vergogna, ma abbiamo dimostrato che cosa sappiamo fare. Dico grazie al Comune di Stintino che ha preso al volo l’opportunità di organizzare la manifestazione del 6 agosto insieme a noi. Ci saranno altri 4 combattimenti (oltre a quello per il titolo) tra cui anche il nostro Andrea Aroni nei supermedi». Cristian Zara si allena, sente il peso di una responsabilità importante: «Avrò di fronte un grande campione, uno che ha dato tanto all’Italia. Io voglio rappresentare alla grande Sassari e la Sardegna. Spero che la mia città si accorga che non esistono solo la Dinamo e la Torres - squadre di cui sono grande tifoso - ma ci sono anche io».
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