«Finalmente riesco a vivere il mio sogno a cinque cerchi»
Rita Cuccuru, 44 anni, sarà in gara a Tokyo nel paratriathlon «Il bello di questo sport è che ti abitua a non arrenderti mai»
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SASSARI. «Arrivare alle Paralimpiadi è sempre stato il mio sogno, e finalmente sono riuscita a realizzarlo». Parole e musica di Rita Cuccuru, classe 1977, appena arrivata a Tokyo, dove, il 29 agosto, indossando la maglia della nazionale italiana disputerà la gara di paratriathlon, affascinante disciplina composta da tre prove consecutive di corsa in carrozzina, nuoto e bicicletta, o come si chiama in questo caso specifico handbike, essendo azionata dall’atleta non con le gambe ed i piedi ma con braccia e mani.
Sì, perché Rita, nata in Germania da genitori sardi, in particolare di Uri, ha sempre avuto lo sport nel sangue. A diciassette anni era una promessa del calcio, ma la sua carriera è stata bruscamente interrotta da un incidente stradale, nel quale ha perso l’uso della gambe. Ma da vera isolana non si è data per vinta, anzi. E la scoperta del paratriathlon ha dato l’inizio alla sua seconda vista sportiva, che ora l’ha condotta fino in Giappone. «Con la nazionale abbiamo appena finito il lavoro di rifinitura nel collegiale di Livigno, che è durato in tutto un mese – racconta lei – e c’è tanta emozione. Mesi, anzi, anni di duro lavoro, e poi ti giochi tutto in un’ora di gara. Ma va bene così, il paratriathlon sta crescendo, e spero che alle prossime Paralimpiadi ci siano molti di più dei quattro italiani che sono in lizza adesso. Vogliamo essere un buon esempio, in modo che sempre più persone si appassionino a questo straordinario sport».
Ma come si avvicina Rita Cuccuru a questo torneo? «Con un sorriso enorme, e la consapevolezza di essere riuscita a realizzare il mio sogno sportivo». Un percorso che ha richiesto tanto tempo ed altrettanti sacrifici. Rita Cuccuru si è avvicinata la paratriathlon circa otto anni fa, i suoi progressi sono stati costanti, e dopo le prime affermazioni a livello italiano sono anche arrivate le prime convocazioni in nazionale, dove ha iniziato a farsi le ossa in giro per il mondo, prima con qualche buon piazzamento, poi finalmente con i vari podi. Lo stop imposto all’attività internazionale a causa della pandemia di coronavirus non ha certo facilitato le cose, ma alla ripresa delle gare la sua crescita è stata subito sotto gli occhi di tutti. Nel maggio scorso è arrivato il sesto posto a Yokohama, proprio in Giappone, nella prima tappa delle World Championship Series, a cui, in un giugno da incorniciare, sono seguiti il quarto nella seconda tappa della manifestazione a Leeds (Inghilterra), e le medaglie d’orto e di bronzo nelle due tappe della World Cup, rispettivamente a Besancon, in Francia, ed a La Coruna, in Spagna. Exploit che l’hanno proiettata direttamente a Tokyo.
«Punto ad un posto fra i primi cinque – è la dichiarazione di Rita – è un traguardo difficile, ma il bello di questo sport è che ti abitua a non arrenderti mai».
Fabio Fresu
Sì, perché Rita, nata in Germania da genitori sardi, in particolare di Uri, ha sempre avuto lo sport nel sangue. A diciassette anni era una promessa del calcio, ma la sua carriera è stata bruscamente interrotta da un incidente stradale, nel quale ha perso l’uso della gambe. Ma da vera isolana non si è data per vinta, anzi. E la scoperta del paratriathlon ha dato l’inizio alla sua seconda vista sportiva, che ora l’ha condotta fino in Giappone. «Con la nazionale abbiamo appena finito il lavoro di rifinitura nel collegiale di Livigno, che è durato in tutto un mese – racconta lei – e c’è tanta emozione. Mesi, anzi, anni di duro lavoro, e poi ti giochi tutto in un’ora di gara. Ma va bene così, il paratriathlon sta crescendo, e spero che alle prossime Paralimpiadi ci siano molti di più dei quattro italiani che sono in lizza adesso. Vogliamo essere un buon esempio, in modo che sempre più persone si appassionino a questo straordinario sport».
Ma come si avvicina Rita Cuccuru a questo torneo? «Con un sorriso enorme, e la consapevolezza di essere riuscita a realizzare il mio sogno sportivo». Un percorso che ha richiesto tanto tempo ed altrettanti sacrifici. Rita Cuccuru si è avvicinata la paratriathlon circa otto anni fa, i suoi progressi sono stati costanti, e dopo le prime affermazioni a livello italiano sono anche arrivate le prime convocazioni in nazionale, dove ha iniziato a farsi le ossa in giro per il mondo, prima con qualche buon piazzamento, poi finalmente con i vari podi. Lo stop imposto all’attività internazionale a causa della pandemia di coronavirus non ha certo facilitato le cose, ma alla ripresa delle gare la sua crescita è stata subito sotto gli occhi di tutti. Nel maggio scorso è arrivato il sesto posto a Yokohama, proprio in Giappone, nella prima tappa delle World Championship Series, a cui, in un giugno da incorniciare, sono seguiti il quarto nella seconda tappa della manifestazione a Leeds (Inghilterra), e le medaglie d’orto e di bronzo nelle due tappe della World Cup, rispettivamente a Besancon, in Francia, ed a La Coruna, in Spagna. Exploit che l’hanno proiettata direttamente a Tokyo.
«Punto ad un posto fra i primi cinque – è la dichiarazione di Rita – è un traguardo difficile, ma il bello di questo sport è che ti abitua a non arrenderti mai».
Fabio Fresu
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