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Un coach targato 4 Mori per la paracanoa azzurra

di Sergio Casano
Un coach targato 4 Mori per la paracanoa azzurra

Stefano Porcu rappresenterà la Sardegna ai Giochi paralimpici giapponesi «Un onore e una soddisfazione guidare questo gruppo, vogliamo le medaglie»

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CAGLIARI. Sventola la bandiera dei quattro mori nella squadra azzurra di canoa paralimpica che si appresta a partecipare alle Olimpiadi di Tokyo 2020, in programma dal 2 al 5 settembre prossimi. A guidarla c'è il coach sardo Stefano Porcu, già dt della nazionale di kayak paralimpico anche a Rio 2016. Cagliaritano, 55 anni, fisioterapista, ex canoista cresciuto nel Cus Cagliari dove ha iniziato a pagaiare per poi passare alla sezione della Lega Navale di Su Siccu, Porcu in questi giorni sta completando a Castel Gandolfo con il team azzurro gli ultimi allenamenti di rifinitura prima della partenza per il Giappone: «Seguo l'attività canoistica dal 1987 - spiega Stefano Porcu - conosco molto bene il mondo delle pagaie e ho potuto constatare che, dopo le Olimpiadi di Rio de Janeiro, nella paracanoa c'è stata una grande evoluzione, sotto tutti gli aspetti, non solo sportivi ma anche umani. C'è stata insomma molta inclusione tra gli atleti paralimpici. Per me è una grande soddisfazione allenare i ragazze e le ragazze con disabilità».

La squadra azzurra è composta da tre canoisti paraplegici: Federico Mancarella, che gareggerà nel singolo KL1 200 metri, Eleonora De Paolis (in gara con la canoa polinesiana monopala provvista di bilancere) che nel Kl1 ha ottenuto il pass per Tokyo dopo i ripescaggi, e Veronica Biglia: «La squadra è reduce dal campionato europeo che si svolto in Polonia e dalla Coppa del mondo, disputatasi in Ungheria - precisa il coach della nazionale di paracanoa - dove è salita sempre sul podio. A Tokyo vorremmo almeno confermare i risultati ottenuti nelle competizioni internazionali, considerando le ultime performance, le premesse ci sono tutte per conquistare delle medaglie». Il team azzurro doveva comprendere anche un altro canoista, Esteban Farias, vice campione del mondo come Federico Mancarella, ma l'atleta lombardo ha dovuto dare forfait per motivi di salute: «Un vero peccato, perché Farias - prosegue il direttore tecnico degli azzurri - era quello che ci avrebbe potuto senz'altro regalarci una medaglia, partiva nella sua categoria tra i favoriti». I tre canoisti sono comunque di gran lunga più competitivi, rispetto a Rio de Janeiro, dove gli atleti paralimpici arrivarono quinti e ottavi nelle varie specialità.

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