Giulia: «Ho cambiato vita, oltre ai libri c’è il windsurf»

La scrittrice Clarkson, 54 anni, è la campionessa italiana ed europea Windsurfer «Il complimento più bello? Quello delle mie coetanee: ci hai fatto vincere tutte»

SASSARI. Un anno d’oro il 2021 per la scrittrice cagliaritana Giulia Clarkson. A 54 anni è diventata campionessa della classe Windsurfer. Prima il titolo tricolore, a settembre, a Pittulongu, poi quello europeo, a ottobre, in Francia. A Saint Cyr sur Mer ha superato la fortissima Cèline Bordier, già campionessa del mondo, e la finlandese Tuja Antila.

Complimenti, un’impresa non scontata alla sua età. È più in forma oggi di quando ne aveva venti?

«È stata una bellissima sorpresa anche per me, inaspettata. Ho riscoperto la tavola dopo decenni solo due anni fa, prima del lockdown. Ed è stata una fortuna perché ho avuto il privilegio di potermi allenare in mare quando non si poteva uscire di casa. Una valvola di sfogo mostruosa. Poi ho iniziato a partecipare alle competizioni e, sorpresa, ho scoperto di essere ancora in gran forma e di poter competere con atleti più giovani e allenati di me. Una bella soddisfazione. Poi, certo, contano molto anche le condizioni di ogni singola regata ed essendo io leggera, con poco vento riesco a camminare molto. La vittoria agli Europei è stata del tutto inattesa, non avevo neanche previsto di partecipare. Ma dopo aver vinto gli italiani, mi è sembrato scontato doverci essere».

Lei è una scrittrice nota, (nel 2003 con il romanzo “La città d’acqua” ha vinto il prestigioso premio Grazia Deledda), oltre ad essere un’esperta di comunicazione: per 4 anni, fino al 2019, ha guidato l’ufficio stampa della Regione. Cosa c’entra tutto questo col windsurf?

«Il mare e il vento sono entrati molto prima della scrittura nella mia storia. Ho tenuto il timone di una barca a vela per la prima volta all’età di 6 anni grazie ai cugini materni, i miei primi maestri di vela. Poi la scoperta della tavola, la mia passione. Mio padre mi ha regalato la tavola alla fine della terza media, e così ho scoperto il modo più esaltante di vivere il mare. Dallo sport ho imparato ad essere determinata e ad arrivare alla meta. E queste sono qualità che ti porti addosso, qualsiasi lavoro faccia».

Lei era una promessa della tavola, a 15 anni ha vinto il campionato italiano juniores e l'argento agli assoluti, poi ha conquistato più titoli italiani ai campionati universitari e a 23 anni la medaglia di bronzo ai mondiali universitari, sempre in Francia. Poi cosa è successo?

«È successo che la vita ha tante porte e io sono molto curiosa: dopo l’università, sono stata 7 anni all'estero, per studio e lavoro e poi ho iniziato a scrivere e ad appassionarmi al giornalismo. E ancora, ho cresciuto due figli, purtroppo poco sportivi ma amanti della musica. E così la tavola è finita per lungo tempo in un angolo, anche se è rimasta sempre nel mio cuore».

La sua è una tavola d’antan, quella in voga negli anni Ottanta.

«La classe Windsurfer ha fatto numeri maggiori di qualsiasi altra classe velica, nonostante non sia mai diventata olimpica. È rinata un po' ovunque dal 2018, grazie al Windsurfer LT, una tavola basata sulla precedente ma più leggera con un volume maggiore. La filosofia di fondo invece è sempre la stessa: avere un mezzo divertente, non troppo costoso né troppo tecnico, che permette competizioni in cui sono vincenti le qualità degli atleti, e non l'attrezzatura. E poi intorno è sempre una grande festa per diverse generazioni, ormai. La classe juniores è sempre più animata ed è facile vedere genitori e figli che regatano insieme».

Il windsurf richiede una buona preparazione atletica. Qual è il suo programma di allenamento?

«Riesco a scendere in acqua due, tre volte a settimana, nel primo pomeriggio. Prima delle regate, invece, cerco di intensificare. Cagliari ha il vento ideale per allenarsi. Poi vado in bicicletta. Devo impegnarmi a cercare il giusto equilibrio: il corpo non è lo stesso dei vent'anni, un allenamento con vento forte oggi è capace di tenermi ko per tutta la sera. Dal punto di vista mentale invece ho più concentrazione, più determinazione. La palestra? No grazie, per me lo sport è anche orizzonte, natura. Nei luoghi chiusi preferisco leggere un bel libro».

Ecco torniamo ai libri. Lei è una scrittrice. C’è un legame tra la sua scrittura e l’andar per mare?

«Sarò banale, ma per me andare per mare è un esercizio di libertà. Proprio come la scrittura. Il mare è la componente fisica, mi dà forza, gioia, benessere. La scrittura nutre la fantasia, l'immaginazione. In questi ultimi anni ho avuto la possibilità di scrivere in barca, per alcuni periodi, ed è stato fantastico. Ho anche inventato un progetto, “La Barca delle Storie”, invitando in barca musicisti, artisti, poeti e sperimentando le influenze della navigazione sul momento della creazione artistica. In mare spesso si svelano emozioni e parti nascoste di noi. È materiale vivo per la scrittura. Adesso sto scrivendo un romanzo ambientato sul mare, ma è ancora presto per parlarne».

Lei fa parte del prestigioso Windsurfing Club Cagliari, quello dove sono cresciuti la campionessa Marta Maggetti e il fenomeno Federico Pilloni, il 15enne che ha appena vinto i Mondiali nella categoria Techno 293.

«Nomi a cui se ne possono aggiungere diversi altri. Di fatto il WCC non solo è stato premiato dalla Fiv come prima scuola vela d’Italia per due anni di seguito, ma ha coach come Andrea Melis abilissimi a motivare e far crescere i giovani atleti fino al podio. Sono orgogliosa di far parte della squadra».

La vedremo anche sul foil, la nuova tavola volante?

«Magari per divertimento, così come mi piacerebbe imparare bene il Wing foil, ma sa quale è il problema? Che andando avanti con gli anni le 24 ore scorrono troppo veloci, non bastano mai a fare quello che una vorrebbe».

Il complimento più bello ricevuto dopo le vittorie.

«Alcune mie coetanee mi hanno ringraziato: “Hai fatto vincere anche noi, hai mostrato che a cinquant'anni abbiamo ancora un sacco di carte da giocare”».



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