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«Segnare con la maglia della Torres è un’emozione speciale»

di Roberto Muretto

	Giuseppe Mastinu
Giuseppe Mastinu

Serie C, Il sassarese Giuseppe Mastinu ha deciso la partita con l’Arezzo: «Non ci poniamo limiti e a Cesena sarà battaglia»

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Sassari Il gol gli mancava. Giuseppe Mastinu si è sbloccato al momento giusto. Ha risolto una partita che sembrava in archivio dopo una manciata di minuti, che poi è diventata complicata. Domenica al “Manuzzi” tornerà nello stadio nel quale ha esordito in Serie A.

Da sassarese che significato attribuisce a questo gol?
«Lo vedo come un punto di partenza. È stato importante perchè ci ha permesso di vincere e perchè fa crescere l’autostima. Sento di avere delle responsabilità verso la Torres. Questa rete mi darà la spinta per dare qualcosa in più».

Le pesava il digiuno?
«Non in particolare. Per me il gol non è mai stato un’ ossessione. Però non segnavo da un anno e mezzo, l’ultimo nella finale playoff col Pisa. Questo un pochino mi stava dando fastidio».

Parliamo della partita di domenica scorsa, perchè si è complicata in quel modo?
«Abbiamo subito il contraccolpo del gol subito nel momento in cui eravamo in pieno controllo. Forse inconsciamente è subentrata un po’ di paura, ci siamo abbassati e abbiamo smesso di giocare. L’errore più grave è stato nel secondo tempo, con l’uomo in più abbiamo gestito la gara nella nostra metà campo e non nella loro».

Fate autocritica?
«Non siamo una squadra presuntuosa, quando sbagliamo lo capiamo da soli. Magari nelle prossime partite questo errore non lo commetteremo più perchè ci rimane impresso nella memoria. Siamo un gruppo che ha una mentalità un po' sbarazzina e credo che la dobbiamo mantenere».

Siete in alto dall’inizio del campionato, cominciate a sentire la pressione?
«All’interno del gruppo non la percepisco. Diciamo che ci stiamo abituando a stare lassù e ci piace. Ci sforziamo per tenere un atteggiamento spensierato, è la nostra forza. In questo momento non siamo pronti per fare il salto di qualità perchè è l'ultimo step di un lungo percorso. Però ci stiamo convincendo che nelle prime posizioni della classifica ci possiamo stare. Posso dire che ci stiamo scoprendo anche noi».

Magari un sassarese la sente anche di più?
«Sicuramente uno come Gigi Scotto, che ha questi colori nel cuore, la vive in modo viscerale. Io sono stato molto tempo lontano dalla città, però sono nato qui e ho voglia di fare qualcosa di importante per la Torres. È questa la motivazione che fa crescere le responsabilità».

È vero che i tifosi con voi locali sono più esigenti?
«È ovunque così. Alla Spezia e a Pisa è la stessa cosa. Le prestazioni vengono analizzate in modo più fiscale. Fa tutto parte del pacchetto di essere profeti in patria».

Sarà una settimana particolare quella in corso?
«Per nulla, sarà come tutte le altre. Siamo consapevoli di affrontare la squadra più forte del girone, in uno stadio con 15 mila persone. Dire a metà campionato che sarà una gara decisiva mi sembra esagerato. Può esserlo per umore e consapevolezza. Dovessimo vincere noi sarebbe una botta di autostima incredibile».

Chi è il giocatore più pericoloso del Cesena?
«È un collettivo con tante individualità importanti. A me piace molto Shpendi, uno dal gol facile. E poi hanno un allenatore, Domenico Toscano, abituato a vincere. Lui sa tirare fuori dai singoli qualcosa in più a livello caratteriale. Senza di noi sarebbe un monologo del Cesena».

Faccia un’istantanea dei prossimi avversari.
«Squadra esperta, con giovani di spessore, e una tifoseria eccezionale. La società ha speso cifre di gran lunga superiori alle nostre». Ha giocato al Manuzzi? «In quello stadio ho fatto l’esordio in serie A con la maglia dello Spezia. Contro la Lazio abbiamo perso 2-1».

La vostra forza è uno spogliatoio granitico?
«È forse la nostra arma migliore. Il merito è dei ragazzi che hanno meno spazio. Mai un capriccio, sono tranquilli e si fanno trovare pronti quando il mister ha bisogno di loro. Lavorano sodo e alzano il livello degli allenamenti. I nostri sono sempre intensi».

Lei ha sposato il progetto Torres. Cioè?
«La nostra proprietà è abile nel programmare ed ha trasferito la filosofia delle loro aziende nel mondo del calcio. Da quando hanno acquistato la Torres hanno lavorato bene con budget normalissimi. Investono sullo studio, la ricerca, scovano i giocatori promettenti. Per fare questo servono capacità e conoscenze della materia. Il merito va dato al direttore Andrea Colombino e ai suoi collaboratori. Per la Torres vedo un bel futuro». 

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