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Ousmane Diop: «Abbiamo battuto le big e adesso tutti sanno chi siamo»

di Antonello Palmas
Ousmane Diop: «Abbiamo battuto le big e adesso tutti sanno chi siamo»

Protagonista da record nel successo della Dinamo su Brescia

19 marzo 2024
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Sassari Nemmeno ora che la Dinamo ha raggiunto quei 22 punti che sono gli stessi dell’ottava in classifica Tortona, è a due punti da Pistoia e Napoli e tutto sommato solo 4 dalla quinta posizione detenuta da Reggio Emilia, riesci a scucire a Ousmane Diop la dichiarazione che, sì, ora l’obiettivo si sposta sui playoff. «Non siamo ancora salvi, prima di tutto cerchiamo di raggiungere quell’obiettivo e poi guardiamo davanti. Playoff? Ora pensiamo a Trento. Importante continuare a combattere come stiamo facendo». E nemmeno dopo la sua prestazione stratosferica contro Brescia il centro senegalese si discosta dal suo personaggio per niente costruito di ragazzo umile e con i piedi per terra. Eppure i 28 punti contro la Leonessa sono il suo primato personale in Italia, a -1 dai 29 realizzati da Brandon Jefferson nella gara contro Bologna della 21/a giornata, miglior prestazione per un giocatore in maglia Dinamo in questa stagione. E il suo 12/17 da due, è l’altro primato personale e seconda prestazione assoluta in questa campionato superata solo dai 13 di Tyler Ennis (Napoli) a Trento. Record personale (oltre che migliore di giornata in Lba) anche il 36 di valutazione.

«Una gran bella vittoria, che personalmente (essendo in periodo di Ramadan, si può mangiare dal tramonto all’alba) ho festeggiato con i mie connazionali cenando fuori. Poi una giornata di relax», dice Diop.

Ve lo siete meritato. Il successo su Brescia corona un trittico su cui nessuno avrebbe scommesso un cent. Va bene la fiducia, ma non può bastare a spiegare.
«Certo, se giochi con prima seconda e terza qualche dubbio viene, molti si chiedevano: come faranno? Diciamo che ora c’è anche la consapevolezza. Perché quando vinci con la Virtus Bologna, una delle due squadre più forti d’Italia, nessun’altra avversaria ti può fare paura. Vincere con loro ci ha fatto capire cosa siamo in grado di fare, ci ha reso più forti».

Dal punto di vista tecnico, tattico e anche atletico è chiaro che tanto è cambiato.
«Certo, durante la pausa c’era un allenatore come Nenad Markovic che era più carico di noi… insieme al preparatore Matteo Boccolini ci ha fatto correre tantissimo e credo che quel lavoro stia pagando, anche se è stato tosto. È cambiato un po’ tutto e questo ha portato quell’entusiasmo che si era un po’ perso, era la prima cosa da recuperare».

Per lei è il definitivo ritorno sui livelli che le competono, forse di più. Dall’operazione era un po’ bloccato.
«Sono successe tante cose, è anche cambiata la guida tecnica, abbiamo dovuto adattarci un po’ tutti. Domenica ho fatto una buona gara ma può anche succedere che alla prossima faccia zero punti, ma riesca ugualmente a dare qualcosa di più a livello difensivo o emotivo per caricare la squadra. Solo facendo tutti così potremo arrivare a fare cose molto importanti, oltre a numeri buoni solo per le statistiche».

Temevate Bilan, ma ha dovuto fare i conti con lei. Quanto conta il fatto che lo conoscesse?
«Miro è il lungo migliore del campionato, su questo non c’è dubbio. Giocare contro atleti del genere ti dà motivazione, anche per la voglia di conquistare il loro rispetto che è una cosa molto bella. Certo alcune cose di lui le conoscevo e ho cercato di sfruttare l’esperienza di averci giocato insieme».

Decisivi Chara, McKinnie e lei insieme contro il quintetto piccolo di Brescia. Ora sapete adattarvi a tutto.
«Sono cose che prepariamo in settimana e utilizziamo a seconda di come vanno le partite. Se sei sul -10 a 4 minuti dalla fine come domenica e poi vai a vincere con la capolista significa tanto per il cammino che abbiamo fatto. Con Brescia non era facile, qualche settimana fa questa gara l’avremmo lasciata andare, invece abbiamo voluto vincerla per forza».

E ora il rischio è pensare che la parte più difficile sei terminata.
«No, ora si fa più dura, le altre non vedranno più la Dinamo 12ª, ma quella che ha vinto con tutte le prime. Ma d’altra parte chi gioca con Sassari sa che non è mai facile, specie in casa nostra: è una piazza capace di accendere i giocatori».

Markovic sembra un duro, poi festeggia ballando con voi, vi abbraccia. Si vede che è rimasto giocatore dentro.
«Vero. Se guardi un suo allenamento rimani impressionato da quanto pretende, è davvero uno tostissimo. Poi in realtà è tutto il contrario, anche in palestra gli scappa spesso la battuta e fa ridere. E dopo è molto più amichevole, perché c’è il tempo per lavorare e per scherzare. La cosa più bella è stata domenica durante la partita, quando io ho sbagliato il tap-in della vittoria, lui mi ha visto abbacchiato e mi ha detto: “Ehi, alza la testa, che questa andiamo a vincerla”».

Avete riconquistato il pubblico che sino a un mese fa appariva un po’ disamorato.
«È stato incredibile, in certi momenti sentivo il palazzetto tremare… Non succedeva da un po’, spero che continui a seguirci così perché per noi è una carta in più da giocare».
 

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