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Gianni Cadoni: «Al via i campionati dilettanti, la Sardegna ha numeri eccezionali»

di Antonello Palmas

	<strong>Gianni Cadoni</strong>&nbsp;presidente della Federcalcio sarda
Gianni Cadoni presidente della Federcalcio sarda

Il presidente regionale della Figc-Lnd: «Abbiamo già 49 nuove iscritte, stiamo per sfondare quota 500 club»

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Sassari Nel weekend cominciano i campionati regionali di Eccellenza e Promozione per terminare il 26 aprile, mentre Prima e Seconda categoria prenderanno il via il 28 di settembre. È quindi il momento buono per fare il punto sulla situazione del calcio dilettantistico con il presidente regionale della Figc-Lnd, Gianni Cadoni, anche vicepresidente nazionale dell’area centro.

Ieri era a Roma per la formazione dell’osservatorio federale contro la violenza sugli arbitri, nuovo organo della Figc diretto da Paolo Cortis: «Rappresenterò i dilettanti in seno a questo nuovo istituto – spiega Cadoni – insieme ai rappresentanti di Serie A, B e C, allenatori, calciatori e arbitri. Sono onorato di farne parte, anche perché ho fatto un lavoro pazzesco sul tema della cultura dello sport e dell’esigenza di viverlo in maniera serena».

Presidente Cadoni, com’è lo stato di salute del calcio sardo?

«Sono veramente soddisfatto e i numeri confortano questo mio sentimento. Certo, ci sono 6 non iscritte che però, attenzione, a parte il Barisardo, non spariscono ma faranno calcio a 5 e sono pronte a ripartire in Terza nel 2026-2027, il Posada già quest’anno. A volte accade che per qualche difficoltà economica a o la stanchezza di un dirigente si decide per lo stop. Sono società che hanno tutte 40-50 anni di storia, l’importante è che restino vive e continuino a essere un punto sportivo di riferimento anche sociale. Perché la nostra missione è non solo sportiva e il calcio di base ha questo ruolo».

Questi... fermi biologici non la preoccupano?

«No, perché alla data del 30 giugno le società affiliate al comitato regionale della Lnd erano 486, ma le iscrizioni alla Terza categoria scadono il 19 settembre e lì avremo il numero definitivo. E cioè abbiamo già 49 nuove affiliate, che confermano il trend degli ultimi anni in Sardegna. L’anno scorso erano 34, quest’anno sono cresciute. E potrebbero salire ancora, consentendoci di sfondare il numero pazzesco di 500 società, che ci fa essere presenti in tutto il territorio. Il mio intento quando presi il comando del comitato era riuscire a creare un riferimento sportivo in ogni comunità. Non abbiamo fatto bingo completo, ma ci stiamo arrivando».

Come si sta muovendo per riuscirci?

«Devo dire grazie al mio consiglio direttivo, formato da persone molto appassionate, riferimento sul territorio regionale. E poi le mie sette delegazioni, piccoli comitati provinciali, che si muovono bene sul territorio. Cerchiamo di sensibilizzare le amministrazioni comunali, che rispondono sempre presente alle nostre sollecitazioni. In tanti comuni battagliamo anni. Dove si ammaina una bandiera, lì ci mettiamo subito al lavoro per far ripartire quella realtà nel giro di qualche anno».

C’è un ritorno delle grandi piazze, non può che far bene al movimento.

«Sì, c’è una risalita di parecchie piazze importanti. Sorso, Alghero, Sant’Elena, Tharros (anche se ora scivolata in Promozione); Calangianus di nuovo in Eccellenza, come Tempio e Iglesias. Senza dimenticare Nuorese, La Maddalena, Atletico Uri, Ossese. Formazioni meravigliose, tutte in un campionato apicale che due anni fa è stato definito il terzo migliore in Italia perché è costituito da club dalla grande storia, espressione di centri dove esiste una cultura calcistica importante. Sono guidate da dirigenti assolutamente preparati, con un pubblico che risponde se la squadra raggiunge risultati. Tutte portano un contributo di esperienza e di organizzazione non da poco». Interessante anche la Promozione, dove restano i due gironi da 18.

«L’anno prossimo ritorneranno a 16 squadre, il numero giusto che consente di gestire al meglio le partite e non richiedono turni infrasettimanali, o male andando a 17 squadre. Saremmo già tornati a 16, ma avevamo dovuto far fronte al Covid creando tre gironi qualche anno fa ed è complicato ritornare in fretta al passato, i tornei sono tutti collegati. Quest’anno si sarebbe già potuto fare, ma non mi sembrava corretto perché non avevo ancora normato la formula. Anche qui abbiamo organici di assoluto rilievo, con realtà come Arzachena, Tharros, Macomerese, Luogosanto».

I playoff stanno riuscendo a far crescere l’interesse?

«In ogni campionato la prima sale di categoria, ma le classificate dal 2° al 5° posto giocano un minitorneo per stilare una classifica utile per possibili ripescaggi. Questo rende tutto abbastanza interessante fino all’ultimo, sia in testa che in coda, e in Eccellenza ci sono i playout che coinvolgono sino alla quintultima».

La regola degli under funziona?

«Samo una delle poche regioni ad avere l’obbligo dei due fuoriquota da inserire in campo in Eccellenza e in Promozione, uno in Prima, le annualità sono 2006 e 2007. Lo scorso anno avevamo tolto quello in Eccellenza nella convinzione, a detta di molti dirigenti, che se un ragazzo è bravo gioca lo stesso. Io però a metà campionato ho controllato, constatando che soltanto una o due formazioni stavano utilizzando i giovani, che sono il futuro. È un po’ la cultura dei tecnici. Così lo abbiamo reintrodotto. In Spagna e Inghilterra giocano in A a 15 anni, qui non li facciamo giocare a 17 anni tra i dilettanti. L’obbligo costringe ad avere 5 ragazzi disponili in caso di defezioni».

Cresce la presenza di stranieri. Segnale negativo?

«Siamo per l’inclusione, per l’accoglienza. Non è soltanto un fenomeno sardo, riguarda prevalentemente italo-argentini con qualche italo-brasiliano. Hanno cominciato ad arrivare 15-20 anni fa nel calcio a 5. È chiaro che non posso dire di essere felicissimo di questa situazione, ma ne prendo atto. Le società dicono che sono costrette dallo spopolamento, in parte è vero. Auspico la crescita dei nostri settori giovanili e nel frattempo spero che questi ragazzi che vengono da lontano possano portare sorriso e qualità da mostrare ai nostri ragazzi».

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