Alessia Orro: «I miei prossimi obiettivi? Mi preparo per vincere tutto» – L’intervista
La pallavolista azzurra si racconta in occasione della seconda edizione del suo torneo
San Vero Milis Campionessa e ambasciatrice orgogliosa della pallavolo italiana e sarda nel mondo Alessia Orro è tornata a casa, nella sua Sardegna. A San Vero Milis, il paese di papà Pinuccio, per la seconda edizione del torneo che porta il suo nome, la palleggiatrice della Nazionale italiana e del Fenerbahçe ha ritrovato bambini, famiglie, dirigenti e appassionati di volley in una giornata andata ben oltre l’aspetto sportivo. Circa trecento i partecipanti in totale. Per il sindaco del paese, Luigi Tedeschi, è diventata «un’ambasciatrice di pace», mentre il presidente vicario della Fipav Sardegna, Roberto Puddu, la definisce «la nostra bandiera». Lei, di fronte alla felicità incontenibile di tanti bambini, mostra il suo grande sorriso e firma maglie, palloni e borracce, si ferma a fare foto e scende in campo a giocare con loro. Ad assistere alle gare anche nonno Peppino, il suo primo tifoso.
Alessia, che emozioni provi per la buona riuscita del tuo torneo?
«Sono molto contenta di questa seconda edizione. Sembrava una cosa difficile da organizzare perché abbiamo deciso tutto all’ultimo, in due settimane. Un ringraziamento speciale va a Paola Panico e Francesco Meloni, alla Sunvolley e alle persone che hanno collaborato in questa iniziativa, perché non è scontato trovare qualcuno disposto a regalarti tempo e sacrificio per arrivare a un obiettivo comune, che è quello della promozione del movimento pallavolistico in Sardegna e in provincia di Oristano. Sono contenta per tutti questi bambini che sono venuti, per tutti i ragazzi e per la bellissima giornata di sport e pallavolo che è stata».
Ma parliamo un po’ di te. Come stai?
«La stagione è stata molto intensa, negli ultimi mesi ho avuto un po’ di problemi alle ginocchia e per questo sto facendo un lavoro riabilitativo per poter rientrare in Nazionale e cercare di stare bene il più possibile. Speriamo che il tempo della Sardegna mi dia una mano, finora maggio non mi ha aiutato molto a livello climatico, ma piano piano riprenderò ad allenarmi ad alta intensità per essere già a disposizione per la fine della Volleyball nations league (Vnl)».
Com’è questo periodo per te, sei un po’ più libera del solito?
«Più libera del solito insomma... Julio ci ha dato due mesi liberi e sto cercando di sfruttarli per fare le cose che non ho fatto negli ultimi tredici anni della mia vita. Infatti sono un po’ da una parte all’altra».
Sei reduce dalla prima stagione con il Fenerbahçe, una delle squadre di pallavolo femminile più forti al mondo. Qual è il tuo bilancio?
«Abbiamo portato a casa a inizio anno la Supercoppa di Turchia contro l’Eczacıba, un risultato che sicuramente non era scontato. Penso che man mano abbiamo alzato il nostro livello. Certo, c’è stata un po’ di amarezza per la Coppa di Turchia, perché siamo uscite in semifinale contro il Thy e sicuramente potevamo dare qualcosa in più».
Anche in campionato avete lottato, fino all’ultimo, uscendo però sconfitte nella finale Scudetto.
«La finale playoff è stata molto combattuta, siamo arrivati fino a gara 5, ma il VakifBank è stato più bravo e più concreto di noi nel momento decisivo».
Prima hai citato Velasco. Nella tua carriera da pallavolista hai avuto molti allenatori importanti. Chi è stato il peggiore e chi, invece, il migliore di tutti?
«Sul peggiore non ti rispondo, perché ritengo di aver appreso qualcosa da tutti gli allenatori che ho avuto finora nella mia carriera professionistica. Tutti mi hanno dato qualcosa. Per quanto riguarda il migliore, Velasco in un momento non semplice è stato quello che è riuscito a far scattare in me quella leva che mi ha portato a raggiungere un livello superiore. Quindi dico Julio, ma lui lo sa (sorride, ndc)».
Non tua madre Caterina, quindi?
«Mamma è stata giocatrice di pallavolo e la mia prima allenatrice. Per lei ero una giocatrice come tutte le altre e non mi faceva sconti. Quando era necessario mi metteva anche in panchina (ride, ndc)».
Al tuo torneo hanno partecipato circa duecento bambini e bambine. Com’era il rapporto tra la piccola Alessia Orro e la pallavolo?
«Da piccola la pallavolo per me era tutto: tanta passione, tanti sacrifici, tanto amore. Mi alzavo la mattina e pensavo alla pallavolo, andavo a dormire e pensavo alla pallavolo. Poi pian piano quando sono cresciuta e ho cambiato vita è diventata oltre a tutto questo anche il mio lavoro».
Proiettiamoci ora verso la nuova stagione. Quali obiettivi ti poni?
«Con il Fenerbahçe abbiamo tanto da lavorare in vista dell’anno prossimo e dobbiamo cercare di portare a casa il più possibile. C’è il grande obiettivo della Champions League, la qualificazione è molto importante per la società, ma senza lasciare indietro anche tutte le altre coppe. A livello personale, poi, mi pongo tantissimi obiettivi: tutte le cose che si possono vincere, io le vorrei vincere».
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