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Alessandro Masala:«Torres salva grazie al gruppo. E che spinta dai nostri tifosi!»

di Andrea Sini
Alessandro Masala:«Torres salva grazie al gruppo. E che spinta dai nostri tifosi!»

Il veterano rossoblù: «E’ stato un bel finale per un’annata tosta»

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Sassari «Annate dure e complicate come questa possono mettere seriamente alla prova la tenuta del gruppo. Invece se la Torres è riuscita a ottenere la salvezza è soprattutto perché lo spogliatoio è rimasto compatto e tutta la città ha remato dalla nostra parte». Alessandro Masala si volta a guardare il percorso appena completato, tira il fiato e si gode uno dei rari momenti di scarico completo. Il veterano rossoblù, 29 anni e oltre 200 presenze con la squadra della sua città, ripercorre le tappe principali della stagione.

Com’è stato allentare la presa dopo oltre 9 mesi in apnea?

«Bello, perché l’annata è stata complicata e durissima dal punto di vista mentale. Quando certi campionati annate si mettono in una determinata maniera, quindi male, arrivare all’obiettivo finale non è semplice. Ogni volta che provavamo a mettere il muso fuori dalla zona playout, puntualmente ci ricascavamo, a livello morale non è semplice tenere botta».

Come ci siete riusciti?

Dentro il gruppo avevamo la sensazione che avremmo raggiunto l’obiettivo, c’era piena consapevolezza dei nostri mezzi. è chiaro che poi nello sport ci sono anche altri fattori».

Ci sono stati anche momenti di sconforto vero? 

«Sì, non posso negare che il finale di Arezzo è stata una delle peggiori batoste della mia carriera».

La “condanna” a disputare i playout, arrivata in quel modo, avrebbe potuto abbattervi.

«Nelle ultime settimane è stato fatto un grande lavoro mentale, da parte di staff e società. Io ho cercato di dare il mio contributo dentro lo spogliatoio, ma devo dire che c’è stata grande disponibilità e senso di appartenenza da parte di tutti. E alla fine i valori si sono visti: il Bra ha giocato due ottime gare, ma la Torres ha reagito nel migliore dei modi alla batosta post Arezzo. Ci siamo detti: prendiamoci la salvezza a qualunque costo».

È finita in un Acquedotto caldo ed esplosivo come poche altre volte.

«Questo finale mi rende contento di come è andata: avere raggiunto l’obiettivo davanti ai nostri tifosi è stato speciale. I tifosi sono stati encomiabili, ci hanno dato una spinta incredibile e l’abbiamo avvertita. C’era nell’aria una gran voglia di raggiungere tutti insieme l’obiettivo».

Paradossalmente il pubblico è stato più caldo quest’anno che non nelle stagioni del secondo e terzo posto.

«Venivamo da due anni di gioie e vittorie, anche con parentesi tristi e pesanti, però in questi mesi si sono visti il livello di passione, di fede e il senso di appartenenza, l’abbiamo avvertito e li dobbiamo ringraziare per i tanti sacrifici che fanno. Durante questa stagione così complicata non ci siamo sentiti soli neanche per un attimo».

Il ritorno di Alfonso Greco ha fatto la differenza.

«Parlano i numeri: con lui abbiamo avuto un rendimento da playoff. Ci conosceva e non avevamo dubbi che sarebbe accaduto questo. Ha fatto bene, ha riportato le sue idee anche senza stravolgere tutto. Con lui ho un bellissimo rapporto, c’è grande dialogo, so quale è il mio ruolo nella Torres sento grande fiducia da parte sua».

Da sassarese ha vissuto in maniera particolare i momenti più complicati?

«Per me è stata pesante: l’ultima cosa che un giocatore vuole è retrocedere con la squadra della sua città, perché è una macchia indelebile. Io e gli altri sassaresi, ma anche gli altri della vecchia guardia abbiamo fatto quello che dovevamo fare: tenere alto il morale e portare esperienza. Il raggiungimento dell’obiettivo è davvero merito di tutti».

A lei capita spesso di subentrare dalla panchina. Come fa a restare sempre pronto alla chiamata?

«Questa è una qualità che ho sempre avuto. Riesco a rimanere concentrato e sul pezzo anche quando gioco poco o non entro dall’inizio. Io sono consapevole dei miei mezzi, so cosa posso dare, il fatto che sia un jolly arricchisce il mio bagaglio. Devo essere affidabile in qualsiasi posizione».

Il suo futuro è alla Torres?

«Ho un altro anno di contratto, ma a prescindere da questo per me non ci sono dubbi. Sono legato in maniera particolare a questi colori, la maglia della Torres è una seconda pelle. Penso di avere ancora tanto da dare e mi piacerebbe togliermi altre soddisfazioni».

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