Gigi Scotto ritorna alla Torres: «Sono onorato, questa maglia per me è una fede»
L’attaccante di nuovo in rossoblù dopo un anno di “esilio” al Treviso: «Andare via mi ha fatto male, ora penso solo a questa stagione»
Sassari «Sono davvero felice di essere tornato. So che dovrò meritarmi ogni minuto in campo. Vivo questa nuova stagione con l’orgoglio e la voglia di fare di tutto per essere una risorsa». La Torres riaccoglie Gigi Scotto, Gigi Scotto si riprende la “sua” Torres. Dopo un anno in esilio al Treviso, dove con 15 reti in 20 partite è stato grande protagonista della cavalcata verso la C, l’attaccante sassarese è tornato in rossoblù. Un ritorno tutt’altro che scontato, sulla soglia dei 36 anni.
Un capitolo che si riapre. Con quali sensazioni?
«Non pensavo che sarei tornato alla Torres. Dopo quanto successo e per il modo in cui era finita credevo fosse un capitolo chiuso. Quando si è aperta una nuova possibilità ho fatto le mie valutazioni e ho deciso di tornare. C’è anche di mezzo il discorso della famiglia, perché a Treviso senza mia moglie e i bambini è stata dura».
L’addio in effetti era stato traumatico.
«È stata una scelta societaria che mi ha fatto molto male. Quella maledetta partita con l’Atalanta ha fatto perdere un po’ a tutti la giusta razionalità, ma in generale dico che quanto fatto in quei due anni non è stato apprezzato abbastanza. Un secondo e un terzo posto sono qualcosa di straordinario, che è passato come fosse normale routine». E poi il suo addio fu accompagnato da molte voci: Scotto è un problema per lo spogliatoio, parla troppo, vuole incidere sulle scelte.
«Chiacchiere, troppe chiacchiere, alcune delle quali già sentite in passato. Eppure i compagni e la società mi hanno dimostrato già a gennaio, quando si è aperto il mercato, di voler fare un passo indietro. E il mister mi ha sempre dimostrato grande stima».
Scotto, comunque ha un carattere particolare, impossibile negarlo.
«Ma certo: Scotto si lamenta, Scotto rompe i c... Io ho il mio carattere ma non ho mai avuto problemi con i compagni. E credo di sapere trasmettere anche una certa energia. In questi anni ci ho sempre messo la faccia quando abbiamo avuto difficoltà strutturali legate al fatto che siamo una società giovane che sta crescendo. Mi sono assunto responsabilità per conto del gruppo, ho sempre detto la mia con lo staff e la società, da capitano. Ma l’ho fatto per il bene di tutti, non certo per il bene di Scotto».
La fascia di capitano è tornata automaticamente sul suo braccio.
«Ne vado fiero, ringrazio Peppe Mastinu e i compagni. Ma la fascia mi interessa sino a un certo punto, perché qua ci sono tanti leader, tanti ragazzi che possono dire la loro, a modo loro. Non per forza alzando la voce, perché ognuno poi ha il suo carattere. Io sono di Sassari, ho tante presenze con questa maglia e sono prendermi le mie responsabilità».
Anche, magari, giocando un po’ meno?
«Mi dovrò meritare ogni minuto sul campo, come tutti gli altri. Qua non ci sono titolari e riserve, siamo tutti a disposizione del mister, siamo ragazzi che devono dare il massimo perché la C è un campionato tostissimo e quest’anno lo sarà ancora di più. Personalmente vivo con una consapevolezza di essere uno come gli altri, mi impegno per essere una soluzione, non certo un problema. Così come è sempre stato, in questi anni».
A settembre saranno 36. Come si sente?
«Molto bene, l’infortunio di inizio anno è alle spalle e ultimamente ho lavorato tanto per migliorare le mie capacità aerobiche. Quando l’età avanza bisogna allenarsi di più ed è quello che sto facendo».
Ha anche un nuovo ruolo in campo.
«Mi sto trovando molto bene, l’importante è essere utile alla squadra e funzionale alle idee del mister».
Dove può collocarsi quest’anno la Torres?
«Ancora è presto per dare un giudizio. Siamo solo all’inizio, sono arrivati giocatori nuovi, bravi. Manca qualche pezzo e vedremo cosa potrà fare la società. Stiamo provando e assimilando cose nuove anche a livello tecnico, di sicuro ci sono voglia e qualità. Però, ripeto, nel contesto di un girone che sarà una specie di B2, ancora non siamo in grado di dire quale sarà il nostro livello. La partita di Coppa con lo Spezia non dovrà essere una sentenza, in nessun caso, abbiamo assenze importanti e siamo all’inizio».
La priorità dev’essere mantenere la categoria.
«Non c’è dubbio. Bisogna riconoscere che la Torres ha la sua stabilità economica. L’obiettivo è la salvezza ma noi vogliamo divertirci, vogliamo rendere orgogliosa la gente che viene a vederci».
Così come lei è orgoglioso di indossare ancora questa maglia.
«La Torres viene prima di qualsiasi ambizione personale. Vestire questa maglia, che per me è una fede, mi responsabilizza. La amo, la rispetto e continuerò a dare al massimo per onorarla».
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