La Nuova Sardegna

Cinema e diritti, Peter Marcias a Tavolara

Alessandro Pirina
Cinema e diritti, Peter Marcias a Tavolara

Con il film "La nostra quarantena" del regista sardo si è chiuso il festival "Una notte in Italia"

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INVIATO A TAVOLARA

Per il gran finale il festival di Tavolara sceglie il cinema sardo. O meglio il nuovo cinema italiano diretto da un regista sardo. Perché "La nostra quarantena", l'ultima fatica cinematografica di Peter Marcias, è sì un film che si svolge tra Roma e la Sardegna, che racconta la Cagliari di oggi, metropolitana, moderna, multietnica, ma che potrebbe avere come scenario una qualsiasi grande città. Gli argomenti affrontati sono universali: diritti negati, solidarietà, lavoro, futuro. «Sono partito da un fatto di cronaca, quello della nave Kenza sotto sequestro per mesi e dei 15 lavoratori marocchini che entrano in sciopero per difendere il lavoro - racconta Marcias -. Da qui l'attenzione si sposta su un'altra questione, semplice, quasi banale: come può uno studente italiano e prossimo alla ricerca di una occupazione addentrarsi in un terreno complesso e spinoso come i diritti del mondo del lavoro».

"La nostra quarantena", che uscirà nelle sale a ottobre distribuito da Cinecittà Luce, racconta, infatti, la storia di uno studente romano, interpretato da Moisè Curia, che viene inviato dalla sua docente universitaria a Cagliari per fare una ricerca sulla vicenda della nave Kenza. «Salvatore, questo è il nome del protagonista - spiega Marcias - ben presto si renderà conto che la sua situazione futura non sarà poi molto diversa da quella dei lavoratori marocchini. È un film che parla di fratellanza, con il giovane, sospeso tra precarietà e smarrimento, che arriva a immaginare di lasciare l'Italia. Un futuro incerto come quello dei marinai, tutti vittime di una involontaria quarantena». Il film, presentato in anteprima al festival di Pesaro e ora a Tavolara per l'anteprima sarda, ha come protagonista la splendida Francesca Neri. «Mi serviva un'attrice bella e brava, sui 50 anni - dice ancora il regista -. Ho pensato subito a Francesca, lei ha letto la sceneggiatura e ha accettato. È stata molto coraggiosa, non è da tutte mettere il proprio volto in un film indipendente».

Per Marcias si tratta dell'ottavo lavoro da regista tra film e documentari. Il debutto nel 2006 con il corale "Bambini", seguito dalla docu-fiction "Ma la Spagna non era cattolica?". E poi "Un attimo sospesi" con Frassica, Bonacelli e Morariu, il documentario su Liliana Cavani, il pluripremiato "I bambini della sua vita" con Piera Degli Esposti, protagonista anche del documentario "Tutte le storie di Piera", e "Dimmi che destino avrò". «Finora mi sono dedicato soprattutto al cinema sociale, ma in futuro mi piacerebbe lavorare a un film di genere. Una commedia, un thriller, magari anche un musical da ambientare in Sardegna».

Con "La nostra quarantena" si è chiusa un'edizione speciale del festival di Tavolara. Sei giornate da tutto esaurito, in particolare il sabato con migliaia di persone in fila per un selfie con Luca Argentero. Una edizione che ha variegato l'offerta, dal concerto di Neri Marcorè, che ha annunciato l'addio alla conduzione della kermesse dopo 10 anni, allo show dal vivo di Giovanni Veronesi, fino al debutto del cinema europeo con il belga "The brand new testament", alla presenza del regista Jaco Van Dormael. E poi Edoardo Leo, Chiara Francini, Maria Sole Tognazzi, Valeria Solarino, Ivan Cotroneo, Francesca Cima, Nicola Campiotti e Geppi Cucciari, mattatrice degli incontri pomeridiani insieme al direttore artistico Piera Detassis, che con il nuovo presidente della associazione Argonauti, Emanuele Degortes, ha dato appuntamento al 2016 per un'edizione ancora più ricca, con i registi Paolo Sorrentino e Mario Martone come possibili ospiti.

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