La Nuova Sardegna

La Murino nel labirinto dei simbolismi

di Monica De Murtas
La Murino nel labirinto dei simbolismi

L’attrice al Teatro Comunale in una rilettura di “Doppio sogno” di Schnitzler

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SASSARI. Tra realtà, fantasie, psicanalisi e tormenti dell'inconscio è andato in scena al Comunale di Sassari all’interno del cartellone Cedac “Doppio sogno” spettacolo scritto e diretto da Giancarlo Marinelli e liberamente tratto dall’omonimo racconto di  Arthur Schnitzler. Il testo diventato successo cinematografico con “Eyes Wide Shut” di Stanley Kubrick si impregna di atmosfere completamente nuove nella versione di Marinelli che ha come protagonisti: Ivana Monti, Caterina Murino, Ruben Rigillo e Rosario Coppolino.

Un labirinto emotivo e un percorso umano che il dottor Fridolin (Ruben Rigillo) compie nell’arco di una notte, che dura due ore di spettacolo, in una sorta di lunga seduta di psicoanalisi. A scatenare i turbamenti nel medico è il racconto della moglie Nicole (Caterina Murino) che rivela un suo tradimento immaginato durante una vacanza. Ma l’odissea tra ricordi, fantasmi del passato e paure ancestrali di Fridolin nasce da qualcosa di molto più cupo della gelosia. Fridolin si sente colpevole di aver tradito la fiducia di un suo caro amico (Rosario Coppolino) a cui ha “rubato” la fidanzata: Nicole, colpevole della morte di diversi bambini suoi pazienti che non è riuscito a curare e reo persino della morte della figlia. Il “doppio sogno” di Marinelli segue così un percorso autonomo rispetto all’originale ispirandosi ad un evento tragico della vita di Schnitzler il suicidio della figlia quindicenne.

Verità e fantasia si legano saldamente in questa versione che nel tentativo di trovare nuove strade di lettura si infila in un labirinto di simbolismi difficili da decodificare. Lilli, la figlia di nove anni dei protagonisti, viene rapita e uccisa da una misteriosa setta. Accanto a uomini incappucciati e donne seminude, nella celeberrima scena dell'orgia di Kubrick, appaiono i personaggi delle favole della buonanotte che Fridolin raccontava alla figlia. Così tra amplessi mimati, guepiere e maschere inquietanti spuntano i Teletubbies. Scrittura drammaturgica e regia stentano a comunicare con chiarezza le numerose svolte della vicenda in un’altalena di messaggi che fa smarrire lo spettatore soffocando la performance dei protagonisti. Tra tutti spicca l’interpretazione magistrale di Ivana Monti suocera gelosa del figlio, per lei applausi dal numeroso pubblico. Applausi anche per Caterina Murino che riesce a dare anime cangianti ai suoi 5 diversi personaggi supportata dalle convincenti prove di Rigillo e Coppolino.

Si replica fino a domenica 28 febbraio al Teatro Massimo di Cagliari.

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