“La valigia dell’attore” tra memoria e futuro
Si è chiuso ieri il festival della Maddalena dedicato a Volonté Tra gli omaggi quelli a due grandi registi come Rosi e Scola
LA MADDALENA. “Uomini contro”, “Il caso Mattei”, “Lucky Luciano”, “Cristo si è fermato a Eboli”, “Cronaca di una morte annunciata” (proiettato ieri per la chiusura del festival). “La valigia dell’attore” è come sempre carica di storia, quella in particolare che ruota intorno al ricordo di Gian Maria Volonté al quale la manifestazione è dedicata. E la storia di Volonté si intreccia con quella di grandi registi come Francesco Rosi. Cinque film fatti insieme. Un connubio fondamentale per entrambi. Lo ricorda lo stesso Rosi in un bel documentario-intervista (di Marco Spagnoli) visto ieri alla Maddalena. «Gian Maria era l’interprete ideale per i film che ho voluto fare, non sostituibile. Era incredibile, imparava tutto il copione prima di iniziare le riprese e non ha mai dimenticato una battuta. Arrivava sul set che in pratica era già il personaggio che avrebbe interpretato». Una chicca regalata al pubblico dagli organizzatori della “Valigia dell’attore”, dato che il documentario realizzato nel 2014 per la retrospettiva su Volonté a vent’anni dalla morte, al festival di Bari, non si era sostanzialmente visto da altre parti.
Un viaggio nella storia del cinema. Che alla Maddalena si arricchisce del racconto di chi ha conosciuto da molto vicino giganti come Francesco Rosi e Gian Maria Volonté. Così capita di trovarsi a scambiare qualche parola con Giovanna Gravina, figlia del grande attore dal quale ha ereditato l’amore per l’arcipelago e organizzatrice con l’associazione Quasar del festival, e Carolina Rosi, figlia del regista e attrice che ieri sera ha introdotto la visione di “Cronaca di una morte annunciata”. Oppure di parlare con Silvia Scola, arrivata nell’isola per presentare il bel ritratto che ha fatto con la sorella Paola del papà, il grande Ettore, con il documentario “Ridendo e scherzando”. La memoria però è solo un aspetto della “Valigia dell’attore”. Il ricordo del passato non schiaccia il presente e anzi la manifestazione punta molto alla valorizzazione di giovani di talento. Basta pensare a due degli ospiti di questa edizione: Roberta Mattei e Alessandro Borghi, tra i protagonisti di “Non essere cattivo”. Rispondendo alle domande dei curatori degli incontri Boris Sollazzo, Enrico Magrelli, Fabrizio Deriu (altro punto di forza del festival la loro ormai abituale presenza alla Maddalena) hanno raccontato il loro lavoro sul set dell’ultimo film del compianto Claudio Caligari. «Abbiamo lavorato - ha ricordato Alessandro Borghi - quasi senza indicazioni da parte del regista. Con il suo modo di fare Caligari ci ha spinto a dare tutto, era convinto della scelta degli interpreti. E il tema era così forte da legarci immediatamente tanto da poter dire che girarlo è stato facile. Sul set le cose succedevano davvero, inevitabilmente».
Grande prova di Borghi arrivato a fare questo mestiere un po’ per caso, diversamente da Roberta Mattei: «A otto anni guardavo le cassette che mia madre registrava delle opere di De Filippo e a dodici mi sono iscritta a un corso di recitazione». Due giovani interpreti che, chissà, in futuro potrebbero tornare alla Maddalena per il Premio Volonté quest’anno andato a Stefano Accorsi. Augurando ovviamente lunga vita alla “Valigia dell’attore”.
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