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La storia dei minatori sardi in Belgio

La storia dei minatori sardi in Belgio

A Ula Tirso il ricordo della tragedia di Marcinelle avvenuta sessant’anni fa

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ULA TIRSO. Ieri sono caduti i sessant’anni dalla tragedia di Marcinelle, l'incendio nel pozzo di Bois du Cazier dove sono morti 262 minatori, 132 dei quali italiani. È la “giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo” e quest’anno coincide anche con il 70° anniversario degli accordi fra il governo italiano e quello belga per lo scambio «uomini contro carbone» che portò nei bacini minerari del Borinage, Charleroi, Mons, oltre 200mila italiani, secondo alcuni dati 50mila sardi. Lasciarono i paesi del Barigadu, della Planargia, del Marghine, del Goceano, il Logudoro, le Baronie, a volte in centinaia da ciascun paese: 250 emigrarono da Siniscola, 200 da Samugheo, 90 da Ardauli, un centinaio da Sindia.

Non c’erano sardi a Marcinelle, non fra i morti. Parteciparono alle operazioni di soccorso, di ripristino delle gallerie. Ne morirono prima, in incidenti nei pozzi dello stesso bacino. La ricordano con commozione i minatori sopravvissuti anche alle malattie e tornati in Sardegna, intervistati in questi giorni da Simone Cireddu e Barbara Pinna e raccolti in videointerviste che sono al centro delle iniziative di nove Comuni del Barigadu sino alla fine di settembre.

Il 17 agosto di Marcinelle si parla in un dibattito in piazza a Ula Tirso, con Paolo Di Stefano, inviato del Corriere della Sera e autore nel 2011 di “La catastròfa”, che converserà con Linalba Ibba, Nicolò Migheli, Maria Antonietta Mongiu e il sindaco Ovidio Loi.

La sera dello stesso giorno è in calendario la proiezione di un film a sua volta in programmazione dal 1° giugno in molte sale di Bruxelles e del Belgio, e che ha per protagonisti una famiglia di Ula Tirso e molti altri minatori sardi: si tratta di “Già vola il fiore magro”, di Paul Meyer, recentemente restaurato dalla Cinematek di Bruxelles e che è considerato un capolavoro del cinema vallone, premiato nel 1960 a Porretta Terme da una giuria composta da Rossellini, De Sanctis, De Sica, prima che il governo belga (che l'aveva commissionato) lo ritirasse dalla circolazione perché non riteneva fosse quello il racconto della felice integrazione fra comunità di emigrati.

Altri film che raccontano quella migrazione degli italiani e dei sardi sono in calendario a Bidonì, Busachi, Fordongianus, una mostra di fotografie a Samugheo il 20 agosto con un dibattito sulla cultura della memoria.

Il 23 settembre il convegno conclusivo, con una lettura di Adriano Prosperi dei fenomeni migratori nella storia moderna, e una relazione di Anne Morelli, la storica belga che è ancora oggi severissima nel giudizio su quella pagina della storia italiana ed europea.

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