La Nuova Sardegna

Lisa Simone sul palco Incanto che graffia

di Walter Porcedda
Lisa Simone sul palco Incanto che graffia

Festival Dromos, grande live della cantante americana Una voce carezzevole ma capace di colpire nel profondo

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RIOLA SARDO. Ladies sing the blues. Le signore cantano il blues in tutte le declinazioni possibili domenica al Parco dei Suoni, location musicale senza eguali. Una sera di mezza estate rinfrescata da un leggero maestrale con un pubblico competente, di ottocento persone, disponibile ad accogliere le proposte di un festival come quello di Dromos fedele a uno spirito di ricerca che non si addormenta sugli allori – come purtroppo capita a molte rassegne – ma diventa cerniera tra spettacolo e impegno, il colto e il popolare. Così, dipanando il filo del “Segno di Eva”, la proposta tematica di questo anno che mette assieme ritratti di “donne disubbidienti”, ha mostrato sul palco – in collaborazione con la Rete dei Festival – tre personalità musicali differenti e ricche di talento: l’americana Lisa Simone, la norvegese Kristin Asbjornsen e l’oristanese Marta Loddo (per problemi tecnici è saltata purtroppo l’esibizione della rapper e dj Karima 2G). Show raffinato e grinta soul per la prima, eclettico e a tratti sorprendente per qualità la seconda, stimolante quello dell’artista sarda.

Inutile dire che l’attesa era soprattutto per la figlia della indimenticabile Nina Simone. Attesa e curiosità ampiamente ripagate dalla performance di livello della cantante e attrice con un passato nei musical di Broadway. E’ sicuramente lì che ha appreso l’arte di stare in scena, sviluppando le doti di entertainment che le valgono sin dalle prime battute il calore del pubblico.

La voce è morbida e carezzevole mentre introduce il set con il sontuoso “Tragique Beauty” ma è in grado anche di graffiare mostrando bella ampiezza vocale mentre propone dal vivo molto del suo ultimo album “My World”. Soul e rhythm and blues con fiammate funky che fanno anche ballare. Live di artista di razza con una band strepitosa che ha nel chitarrista Yann Negrit l’asso nella manica: enciclopedico e talentuoso, improvvisa e sciorina un vocabolario di suoni e riff da leggenda. In formazione anche il vulcanico drummer Sonny Troupè, protagonista di un applauditissimo solo e il preciso Reggie Washington al basso. In scaletta scorrono pezzi spirituali come “I pray”, l’africana “Ode to Joe”, il blues rock “Hold on” e trascinanti funk come “Uncondittionaly”. E tra “Expectations”, “My world”, “This Place”, “Let it all go” a sorpresa una commovente “Ain’t Got No I Got life” canzone portata al successo nel 1968 dalla madre Nina.

Di altre sensazioni si è nutrita la bellissima prova della rossa Kristin Asbjornsen, una voce che cita Janis Joplin e rende omaggio a Bessie Smith (a cui ha dedicato anche un disco) con un quartetto impeccabile con cui la vocalist norvegese ha cavalcato un set intenso e ricco di citazioni.

Immerso in un trasbordante liquido blues, dalle roots di gospel e spiritual riletti in modo originale il live, a tratti, regala perfino atmosfere che riportano alla mente la psichedelia westcoastiana dei mitici Jefferson Airplane. Interessanti infine le sperimentazioni vocali di Marta Loddo che con una loop machine, sulla strada di Laurie Anderson propone dal vivo intriganti trame sonore e vocali. Oggi alle 21,30 live di Simona Molinari all’anfiteatro di Tharros.

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