La Nuova Sardegna

a Neoneli

Il piano di McKenzie canta l’amore

di Andrea Musio
Il piano di McKenzie canta l’amore

Il concerto della pianista americana, jazz con forti venature swing

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NEONELI. L’amore passionale in tutte le sue fasi. Dall’innamoramento alla rottura, sogni spezzati e relazioni travagliate. Sensazioni ed emozioni trasformate in musica nel disco “We could be lovers”, l’ultimo lavoro della cantante e pianista australiana Sarah McKenzie, presentato mercoledì sera nella storica Casa Cherchi, recentemente restaurata. Un jazz di buona fattura ed uno swing che scuote l'anima nel concerto inserito nel cartellone di Dromos.

Movimentati fraseggi musicali si alternano a melodie melanconiche per poi tornare a ritmi veloci con repentini cambi di tempo. Se l’aspetto musicale è di tutto rispetto è la voce della McKenzie a farla da padrona. Una buona estensione vocale ed una freschezza esecutiva disarmante. Si emoziona e fa emozionare, ed il caloroso pubblico, che ha gremito il cortile storico del centro tra le colline del Barrigadu, non ha faticato a lasciarsi trasportare. Toccanti ma anche divertenti i circa novanta minuti di performance, sempre su alti livelli sufficienti per ripercorrere le tappe più importanti della carriera della giovane cantante ma anche sopraffina interprete. Così ad affiancare alcune delle sue più belle composizioni, rivisitazioni pescate a piene mani da Cole Porter, Gershwin, Mancini, Ellington e Jerome Kern, presenti nel disco licenziato lo scorso anno dalla Impulse! Records. Ed ancora Frank Sinatra, Johnny Mercer e Henry Mancini. “Love me or leave me”, “Please, be kind”, “That's it, I quit!”, “Quoi, Quoi, Quoi”, “Moon river” tratta dalla colonna sonora del film “Colazione da Tiffany” giusto per citare, in ordine sparso, una parte dei brani eseguiti per poi lasciare spazio, in chiusura, al ritmato “I've got the blues tonight”.

Tecnica e stile impeccabili anche per i componenti che completano il quartetto che sta accompagnando la McKenzie nel tour mondiale in corso. Alex Freiman alla chitarra, Thomas Bramerie al contrabbasso e Marco Valeri alla batteria. «Sono fiera ed onorata – dice – di poter prendere parte a questo festival dedicato alle donne». “Nel segno di Eva” è il tema della diciassettesima edizione di Dromos presentato da una citazione di Oriana Fallacci: «Il peccato non nacque il giorno in cui Eva colse una mela: quel giorno nacque una splendida virtù chiamata disubbidienza».

Proprio alle donne disubbidienti (e resistenti) sono dedicate anche le letture, che ad ogni appuntamento in cartellone, anticipano le esibizioni live. I testi scritti e recitati dall’attore e scrittore Alessandro Melis sono tratti da una raccolta intitolata “Lunario della disubbidienza”. Già, la luna e le donne perché, come spiegano le note introduttive, «Non c’è astro più adatto della luna all’atto di creazione; nessun astro più votato alla imprevedibilità e alla disubbidienza». Un racconto di dodici donne disubbidienti, una per ogni luna dell’anno. I ritratti di scrittrici, poetesse, artiste che hanno lasciato il loro segno indelebile nel mondo, rendendolo più bello e più vero.

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