La Nuova Sardegna

Da Pinocchio a Cappuccetto Rosso: viaggio nell'incanto di una "matita in fuga" dall'Italia

Paolo Curreli
Da Pinocchio a Cappuccetto Rosso: viaggio nell'incanto di una "matita in fuga" dall'Italia

Il Premio Dessì di Villacidro dedica una mostra al grande illustratore Roberto Innocenti pluripremiato all'estero. L'artista ha appena finito di disegnare le immagini per tre racconti brevi di Andrea Camilleri

24 settembre 2016
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SASSARI. Roberto Innocenti è un monumento artistico italiano. Monumento vivo e vegeto, un giovane 76enne pieno di creatività, ma come molti monumenti di questo Paese un po’ trascurato e a volte anche – dall’editoria, dai media più popolari, e dal meccanismo dei premi letterari – dimenticato. Lo spazio importante che l’attività di questo prolifico illustratore ha nel panorama internazionale è stato confermato con L’Hans Christian Andersen Award per l’illustrazione nel 2008. Unico italiano a fregiarsi di questo Nobel per la letteratura per l’infanzia, con Gianni Rodari che lo vinse (38 anni prima) per i testi.

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Eppure la sua arte viene poco percepita in Italia. Il premio Dessì di Villacidro, invece, con grande sensibilità, gli dedica una mostra dal titolo “Meravigliose Complessità”. Una carrellata nell’universo visivo e letterario dell’artista toscano. Venti opere da alcuni dei suoi libri più noti. Illustrazioni da un straordinario Cappucceto Rosso, quattro tavole di Pinocchio, interpretazione fedele ma immaginifica, una dichiarazione d’amore per la Toscana povera di Collodi. Lo Schiaccianoci, Canto di Natale, L’ultima spiaggia e Manifesto di Pasolini. Disegni che lasciano a bocca aperta per tagli prospettici e ricchezza di dettagli, senza che il virtuosismo si sovrapponga mai alla intensa partecipazione alle vicende narrate.

«Il lavoro degli illustratori, in genere, non solo la mia opera, è completamente ignorato in Italia, la televisione non ne parla mai – confessa Innocenti –. Quando vado nelle scuole mi meraviglio del fatto che i ragazzi non sappiano che esistono dei libri che sono accompagnati da disegni». Un paradigma di questa differenza tra talento e riconoscimento è la storia de “La Rosa bianca”, libro edito in tutto il mondo, che racconta il nazismo attraverso le vicende di una bambina. «Andai con Faeti – studioso dell’illustrazione autore di “Guardare le figure”– alla fiera di Bologna dove mi presentò Rosellina Archinto, editrice che ebbe il merito di pubblicare e tradurre numerose opere per l’infanzia. Ma la risposta fu netta – ricorda Innocenti–. “Giammai una storia simile per bambini”. Il fascismo, anche se lo raccontavo per mia figlia in maniera dolce e non traumatica, non era visto come un tema adatto all’infanzia. Gli italiani preferiscono dimenticare e parlare d’altro».

Le prime tavole rimasero nel cassetto fino a quando non le vide il grande grafico del Push Pin Studios di New York, John Alcorn che all’epoca (i primi anni ’80) condivideva lo studio con Innocenti a Firenze. «John portò i disegni in America e li fece vedere a diversi editori, tra cui il grande grafico Etienne Delessert della Gallimard. Scoprii un mondo; non ero consapevole dell’apprezzamento che all’estero si ha per l’illustrazione», ricorda Innocenti divertito, perché la favola de “La Rosa bianca” si è conclusa con edizioni in decine di lingue e i premi più importanti a livello mondiale. Lo stile di Roberto Innocenti è accurato, le prospettive sono sempre originali e precipitano gli occhi nel racconto, dove la luce illumina dettagli che sono tante nuove storie infinite. L’artista anima numerosi laboratori per esordienti in un’arte difficile e spesso poco remunerativa: «Hai giovani propongo sempre di partire con un’opera che esiste già – consiglia –. Un’esercizio di regia».

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Ma il metodo di Innocenti è invece molto personale. «Le storie che scrivo io cominciano con i disegni, il testo arriva solo dopo – confessa–. Testi brevi, quasi didascalie che poi gli scrittori arricchiscono con leggerezza, quasi uno svolazzo sulle immagini». Racconti che crescono giorno dopo giorno sul tavolo da disegno, con pennino e acquerelli, una scoperta sulla genesi che riempie ancora di più fascino opere come: “L’ultima spiaggia”o “La casa”. Disegni dove si intuisce il patrimonio visivo italiano che li rende classici.

«Le illustrazioni le domino, mentre le parole le amo, ma hanno il difetto di dovere essere tradotte – sostiene Roberto Innocenti–. Se una immagine è fatta col cuore, oltre che con l’abilità, la capisce tutto il mondo». E il mondo legge e guarda il suo lavoro. «Mi è appena arrivata l’edizione georgiana del mio Pinocchio – racconta– il volume era accompagnato da un biglietto dove mi ringraziavano e chiedevano se consideravo buona l’edizione. Gentilezza diffusa all’estero ma impensabile da noi, dove devi ringraziare tu se ti fanno lavorare».

Matite in fuga come nel caso di un altro grande: Lorenzo Mattotti. «L’ho incontrato da poco, vive a Parigi – racconta Innocenti– dove si sente ancore uno straniero “ma non posso tornare, non saprei come vivere” mi ha confessato. Io, in fondo mi considero fortunato, ci ho messo vent’anni e dopo aver pubblicato in tutto il mondo, lo faccio anche in Italia».

Freschi dal tavolo da disegno, tre racconti brevi di Camilleri: Il medaglione, Il diavolo innamorato e Il paese di Michele Sparacino. «Mi sono stati commissionati da case editrici tedesche, si vede che in Germania, come nel resto del mondo d’altronde, i libri illustrati non sono solamente per l’infanzia» sottolinea con ironia l’artista toscano. Ma oltre che pennelli e matite Roberto Innocenti è pronto per presentare anche un racconto senza immagini, un suo romanzo: «Sarò di nuovo un giovane autore esordiente e sconosciuto».

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